Caso Spv-Cracchi, la Pedemontana «finisce KO»

Dopo una querelle giudiziaria durata un anno la Regione Veneto è «costretta a comperare» la casa di una famiglia che «non era stata informata» del passaggio dell'opera. Il Covepa: «smacco per comune e palazzo Balbi» che sarebbero dovuti intervenire «a difesa dei residenti». Sulla graticola finisce anche il concessionario

la casa degli Zaupa in contrada Cracchi a Cornedo (foto Marco Milioni)

Dopo una guerra di carte bollate durata un anno Florindo e Silvano Zaupa, due pensionati della contrada Cracchi a Cornedo Vicentino escono vincitori dal confronto con la Sis, la società incaricata da alla Regione Veneto di realizzare e costruire la Superstrada pedemontana veneta meglio nota come Spv. Infatti la spa piemontese (il cui nerbo operativo però è di origine salernitana) per evitare problemi ulteriori sul piano legale dopo le voragini che si erano aperte nel cantiere vicino alla abitazione ha optato per un accordo transattivo col privato, ovvero fuori dalle aule di giustizia: massimo invece è il riserbo sul prezzo della compravendita. La novità è emersa oggi 22 maggio a seguito di una nota diramata da Giorgio Destro, il legale padovano che ha assistito la famiglia cornedese.

«ACCORDO TRANSATTIVO»
La vertenza, si legge nella nota diffusa dal legale ma firmata dai due fratelli, che era iniziata un anno fa con una azione di tipo civilistico ossia con «un ricorso di denunzia nuova opera e danno temuto» è stata definita «transattivamente». Da tempo infatti i due fratelli, sostenuti attivamente dalla galassia ecologista e da una martellante azione a palazzo Ferro Fini dal consigliere regionale d'opposizione Cristina Guarda. Il problema di fondo è che l'immobile, «costruito dopo una vita di sacrifici in fabbrica» rischia di essere «gravemente danneggiato nonché reso inabitabile dai lavori di costruzione», ad opera della Spv-Sis, della vicina «galleria sotterranea». Qualora infatti i timori dei ricorrenti si fossero materializzati non solo l'articolo 1171 del codice civile avrebbe permesso al giudice di bloccare sine die i lavori sino a quando il privato non fosse stato soddisfatto: ma soprattutto c'era il rischio di indennizzi superiori o che addirittura si aprissero procedimenti alla procura della Repubblica qualora si fossero materializzate condotte da codice penale: il tutto in un quadro generale di lavori che da tempo sono in ritardo sul ruolino di marcia. La grana peraltro era deflagrata tra dicembre e gennaio proprio quando vicino alla contrada Cracchi, ad un passo dal cantiere, si aprì una voragine di dimensioni ragguardevoli.

MASSIMO RISERBO SUL PREZZO
E mentre permane il massimo riserbo sul prezzo della transazione (che riguarda la casa e i terreni afferenti) che è stata definita presso lo studio notarile Fietta di Bassano del Grappa, è Destro a spiegare i dettagli della trafila. «Materialmente il nuovo acquirente del bene, in qualità di concedente dell'opera stradale è la Regione Veneto la quale ha trasferito alla famiglia Zaupa per il tramite del concessionario Sis un congruo anticipo sotto la supervisione notarile. Il resto del pagamento sarà completato in novembre quando gli Zaupa presumibilmente lasceranno l'abitazione. In situazione del genere - prosegue l'avvocato - al di là della soddisfazione personale sul piano della riuscita dell'operazione sul pano tecnico-legale, rimane tanta amarezza non solo per i disagi patiti dai miei assistiti, ma anche per il fatto che comunque i due fratelli dovranno lasciare una casa cui erano affezionati in un contesto naturale che prima dell'inizio dei lavori era di assoluto pregio. In questo quadro - conclude il legale - va dato atto ai media di avere svolto un ruolo essenziale, giacché della vicenda si è parlato a livello locale, regionale e nazionale».

IL J'ACCUSE DEL COORDINAMENTO
La novità è stata commentata con molto sarcasmo da Massimo Follesa, portavoce del Covepa, un coordinamento ambientalista che da tempo si batte contro il tracciato della Spv. «Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, potrà anche menar vanto di avere un indice di gradimento al 318% ma nella vicenda della Spv il più amato dai veneti ha mandato al massacro le famiglie tifando in modo spudorato per l'opera. Altro che prima i veneti, il suo slogan dovrebbe essere prima i salernitani. Allo stesso modo - continua il portavoce - chi ne esce a pezzi è l'amministrazione comunale di Cornedo che avrebbe dovuto tutelare i suoi cittadini e non limitarsi a ripetere in modo ipocrita e pappagallesco il compitino consolatorio che veniva preparato a Venezia nonché in casa del concessionario: il quale peraltro ci rimedia una figura pessima alla luce delle rassicurazioni fornite in questi mesi, acriticamente sposate da palazzo Balbi». Poi un'altra considerazione: «Questa vicenda ha preso una piega positiva per gli Zaupa solo perché il loro legale ha azzannato alla giugulare concessionario e concedente e solo perché l'azione legale, già tosta di suo, è stata corroborata da una perizia tecnica al vetriolo che ha descritto una situazione geologica di quei luoghi che fa tremare i polsi. Che cosa sarebbe successo invece se gli Zaupa avessero deciso di non combattere e se quella casa fosse crollata loro in testa in piena notte?».

E ancora: «Questa vicenda - attacca a testa bassa il Covepa - oltre a raccontarci che la Pedemontana in questo caso è letteralmente finita KO e oltre a raccontarci dello smacco patito dal comune cornedese nonché dalla Regione Veneto, è la conferma di un giudizio politico impietoso - rimarca il Covepa - su quasi tutti i sindaci dell'asta della Spv, nel Trevigiano come nel Vicentino, rei di avere svenduto il proprio territorio ad interessi ben distanti da quelli della collettività. Questi signori - tuona il coordinamento - vanno considerati come veri e propri traditori alla stregua di quelli del regime di Vichy: mentre i cialtroni che a livello locale da anni osannano Zaia per ogni sciocchezza che dice vanno considerati dei vuoti a perdere. Costoro, a chiacchiere vogliono difendere la tradizione veneta, ma poi sono i primi a latrare con la bava alla bocca appena sentono il motore della betoniera che si scalda per dare vita alla più pulciosa delle lottizzazioni: con un effetto sul territorio che dire devastante è poco. Mi vengono i brividi - conclude l'architetto Follesa - se penso solo un attimo a che cosa succederà quando i lavori proseguiranno verso le altre case della contrada Cracchi».

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L'ALTO VICENTINO
Frattanto rimane tutt'ora in piedi lo scontro in atto presso un altro cantiere bollente della Spv. La zona è quella dell'Alto vicentino, più precisamente il cantiere di Malo-Vallugana. In questo caso i residenti contestano una serie di condotte da parte del concessionario proprio nella gestione del cantiere: polveri, esplosioni, rumori, vibrazioni, «sversamenti nella roggia vicina» sono finiti nel calderone dei disagi lamentati da chi abita in zona Vallugana. Il comitato, sempre supportato da Destro, a fine febbraio ha dato via ad una quindicina di azioni civili chiamando in causa per danni la Sis per un ammontare di un milione e mezzo di euro. «Si tratta di una querelle - precisa Destro - che è tutt'ora in corso».

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