Spv e nodo di Alte, «futuro di ingorghi anche in città»: il sindaco nel mirino dei comitati

Gli ambientalisti che si oppongono all'opera contestano che il nuovo casello tarderà a causa della ferrovia e attribuiscono le lungaggini alla fretta usata nella progettazione della Superstrada pedemontana veneta

Una veduta del casello della Brescia Padova a Montecchio-Alte

Torna alta la tensione sul casello di Alte-Montecchio. Da una parte c'è la giunta castellana che addebita il ritardo dei lavori del rifacimento dello svincolo alle lungaggini burocratiche legate al tracciato del Treno ad alta velocità, il Tav, che dovrebbe attraversarlo. Dall'altra ci sono i comitati che rinfacciano le lungaggini alle scelte fatte in materia di progettazione della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv. Una tensione che è destinata a salire giacché domani 12 febbraio a Cornedo Vicentino è previsto un incontro in cui si discuterà di un altro tema bollente, quello della voragine apertasi proprio a Cornedo in zona Cracchi.

L'ANTEFATTO
Il primo capitolo della querelle va rintracciato in una nota diramata ieri dalla giunta di centrodestra di Montecchio Maggiore, nella quale nota si parla espressamente di uno svincolo che aprirà con due anni di ritardo rispetto all'apertura della Spv. Secondo Trapula il traffico generato dalla Spv senza uno sbocco in autostrada potrebbe ingolfare la viabilità di Montecchio. Di più, il sindaco castellano, il leghista Gianfranco Trapula, sostiene che secondo quanto comunicato all'amministrazione «la durata dei lavori sarà di 1.440 giorni, pari quindi a quasi quattro anni: si prevede dunque che nuovo casello e collegamenti viabilistici saranno completati» dal consorzio di ditte incaricato «dall'Autostrada Brescia Padova» tra la fine del 2023 e l'inizio del 2024. Il consorzio peraltro è capitanato dalla vicentina Maltauro e dalla trevigiana Carron cui si aggiunge la friulana Icop.

LA REPLICA
C'è però chi non crede alla narrazione di Trapula, che è poi alla grossa quella dell'amministrazione regionale ossia del concedente della Pedemontana. In prima fila nelle contestazioni c'è il Covepa, un coordinamento veneto che da anni si batte contro la Spv. Il suo portavoce Massimo Follesa in un intervento pubblicato ieri sul blog dell'associazione, spara a zero contro Trapula spiegando che i ritardi del nodo di Alte sono dovuti alla scarsa perizia da parte della Regione nel valutare l'impatto del nodo di Alte, ma soprattutto sono il frutto della volontà di approvare in tutta fretta il progetto esecutivo. In questo caso l'indice è puntato sull'allora commissario governativo alla Spv (anche nota come Montecchio-Spresiano), ossia l'ingegnere Silvano Vernizzi, il quale supportato da palazzo Balbi avrebbe dato l'ok al progetto, che non era riuscito ancora a risolvere la questione delle interconnessioni dello svincolo, «proprio perché altrimenti si sarebbe chiusa la finestra utile a ricevere un corposo finanziamento statale per la Spv pari a trecento milioni abbondanti». Appresso un'altra bordata all'esecutivo castellano: «Trapula prima di fare il sindaco è stato assessore all'ambiente. Gli spettri che incombevano su quel dannato svincolo, che è sventurato ancora dai tempi della presidente leghista della Brescia Padova Manuela Dal Lago, li conosceva e bene. Quindi non cerchi di ricostruirsi una verginità politica, buona per lui o per palazzo Balbi, solo perché sono in arrivo le elezioni regionali e bisogna cominciare a costruirsi un alibi per i disagi mostruosi che ci saranno a carico degli automobilisti e dei camionisti: tutta gente che sarà  inferocita. Questi trucchetti da seconda elementare se li tenga per i suoi aficionados».

Un concetto del genere l'architetto Follesa lo aveva ampiamente ribadito il 30 gennaio a Sovizzo quando era stato invitato da una associazione civica locale, l'Arca, a raccontare «il lato meno nobile e meno conosciuto della Spv». Follesa in quel frangente aveva trovato una plateaa attenta, a partire da una notevole presenza di attivisti legati alla galassia indipendentista veneta i quali si erano detti preoccupati per le complicazioni illustrate dal Covepa.

Tuttavia in quella circostanza Follesa aveva posto l'accento su una serie di concetti molto precisi. «Visto il cui de sac nel quale si è ficcata la Pedemontana con la vicenda del tunnel Castelgomberto Cornedo Malo, visto che la viabilità complementare, che lungo tutto il tracciato dal Vicentino al Trevigiano è parte del progetto, non è nemmeno stata finanziata se non per pochi tratti, dovremo stare con le antenne rizzate. Soprattutto - rimarcò allora l'architetto - nessuno si azzardi a usare la scusa del traffico generato dalla Spv, che sarà completamente aperta dio solo sa quando, come giustificazione per il caos creato in questi anni dalla variante alla viabilità interna di Alte, che ha solo spostato il traffico un po' più lontano dall'incrocio tra la SS11 e la 248: quello noto come la rotatoria del cavallo. Basta uno sguardo - precisò allora il portavoce - a quella bretella che venne inaugurata in pompa magna con tanto di politici in ghingheri, per accorgersi che negli orari di punta è intasata come non mai. La vera rogna - sottolineò Follesa in quella sede - è che gli eventuali lavori del casello si sommeranno sicuramente al caos già esistente obbligando nuovamente le auto, solo il cielo sa per per quanti anni ancora, a ricominciare a circolare ad Alte: bel guadagno. A Roma questo modo di procedere senza ottenere alcun risultato, anzi rimettendoci, viene descritto con una espressione molto salace: il guadagno di Maria Cazzetti».

LA SCIARADA E LE VOCI DALLA PROCURA
Ad ogni buon conto l'intera partita sui lavori della Spv sta assumendo i connotati di una vera e propria sciarada. Quando alla fine di luglio a Vicenza il tribunale del Riesame mise la parola fine ad una porzione importante del sequestro che gravava proprio sul tunnel in costruzione tra Malo e Castelgomberto, gli ambientalisti non lesinarono critiche alle toghe le quali da tempo, proprio in quel cantiere, indagano su un caso di morte sul lavoro e anche sulla ipotesi di alcuni illeciti in materia di forniture.

La decisione del Tribunale del riesame però, sarebbe andata di traverso ad un luminare del settore delle costruzioni. Si tratterebbe di un esperto, già docente al Politecnico di Torino, il quale avrebbe indirizzato una precisa segnalazione alla procura della repubblica di Vicenza. Quest'ultima avrebbe poi deciso di ascoltare dal vivo il punto di vista dello specialista il quale avrebbe esposto un ragionamento tanto convincente «da far tremare i polsi». Il verbale scaturito immediatamente dopo l'incontro sarebbe addirittura stato secretato. Ma quale sarebbe il punto centrale delle argomentazioni dell'esperto piemontese? Quest'ultimo avrebbe eccepito sulla interpretazione del codice degli appalti fatta propria dal tribunale del riesame non lesinando peraltro altre critiche di natura tecnico-giuridica.

Ora, se le indiscrezioni trapelate da Borgo Berga saranno confermate, come i destini del docente «siano incocciati», con quelli della Pedemontana è tutto da chiarire. In questo senso però sempre a Borgo Berga però gira la voce che «il luminare» prima di rivolgersi alle toghe avrebbe indirizzato anche una puntuta lettera aperta ad un quotidiano locale del Veneto, il quale però avrebbe preferito non prenderla in considerazione.

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L'INCONTRO
Frattanto domani alle 20,30 a Cornedo Vicentino in piazza Sant'Andrea 5 è previsto un nuovo incontro dedicato alle magagne della Spv. Tra i temi trattati avrà uno spazio significativo proprio quello degli avvallamenti che da settimane preoccupano i residenti della frazione Cracchi. Alcuni dei quali, temendo il peggio per la loro proprietà, si sono già rivolti alla giustizia civile.

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