Spv, «nuova voragine» e polveri «dannose»: il lamento dei residenti

A ridosso dei cantieri della Pedemontana veneta tra valle dell'Agno e Alto vicentino fioccano le polemiche: qualità dell'aria e sicurezza delle abitazioni nel mirino di chi vive nei paraggi delle aree di lavoro

Un avvallamento a ridosso del cantiere Spv di Cornedo fotografato dai residenti della zona

Ieri 5 maggio in tarda mattinata alcuni residenti che vivono attorno ai cantieri della Superstrada pedemontana veneta (nota come Spv), in zona Malo-Vallugana sono scesi in strada per lamentarsi della polvere sprigionata dopo la esplosione delle mine per la realizzazione del tunnel. «Da mesi la Regione Veneto che ha incaricato i privati di Sis di realizzare l'opera ci garantisce che la propagazione di quelle polveri sarebbe stata mitigata dal getto degli idranti i quali col cavolo che funzionano».

Questo è lo sfogo che circolava nei video girati nelle chat rionali con cui i proprietari delle case limitrofe commentavano amaramente l'accaduto. «Dopo una mezza pausa dovuta all'emergenza Covid-19 ora l'attività è ripresa in pieno ma di addetti del Comune di Malo o della Regione che dovrebbero sanzionare queste palesi violazioni non ce n'è nemmeno l'ombra». Poi un'altra bordata: «Oltre al fastidio per il deposito del pulviscolo nei nostri giardini e in casa quella robaccia  noi siamo costretti a respirarcela».

E se nell'Alto vicentino la querelle ha preso la forma dell'ennesima protesta dall'altra parte del versante in valle dell'Agno i residenti sono invece «estremamente preoccupati per quello che sta accadendo nel cantiere in corso tra Castelgomberto e Cornedo all'imbocco di quello che dovrebbe diventare il tunnel che collega Valleogra e appunto valle dell'Agno. Più nello specifico i residenti, specie quelli di contrada Cracchi temono che la natura estremamente instabile del terreno «a causa della presenza storica di acque da infiltrazione» possa mettere a rischio la sicurezza delle proprietà e delle abitazioni del luogo. La vicenda è nota da tempo ma in questi giorni le paure sono tornate a moltiplicarsi quando i residenti hanno notato e fotografato le zone limitrofe al cantiere «allagarsi in maniera anomala pur trovandoci noi in un periodo di secca per non parlare di una nuova voragine che ha ricominciato a formarsi di fatto nel luogo in cui un avvallamento similare m aancor più propfondo si era formato in dicembre». Un «buco» che, raccontano i residenti, era stato riempito in fretta e furia dalla Sis. Questo inverno, quando scoppiò per l'appunto il caso della maxi voragine, la vicenda fu stata oggetto di una assemblea pubblica mentre alcuni privati si sono addirittura rivolti alla magistratura civile. In quel periodo anche il consigliere regionale Cristina Guarda chiese lumi a palazzo Balbi. Allo stesso modo la Guarda informò dei fatti anche la magistratura penale.

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