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Caso Verdemare, diffida al tribunale veneziano

L'asta giudiziaria che riguarda la vendita di un maxi lotto riferibile ad una srl della valle del Chiampo va sospesa per correggerne i termini. A chiederlo è un ingegnere che aveva denunciato per truffa alla procura berica un pool di imprenditori e professionisti vicentini: dei quali ora chiede pure l'arresto

Dopo aver denunciato un pool di imprenditori vicentini addebitando loro una colossale truffa da una dozzina di milioni di euro, l'ingegnere trevigiano Fabio Trombini torna alla carica: chiede l'arresto degli indagati e soprattutto chiede al tribunale di Venezia di sospendere la vendita all'asta del terreno che nelle campagne di Jesolo sarebbe stato l'architrave del maxi raggiro. La novità è emersa oggi 3 luglio grazie ad una nota diramata in mattinata dallo stesso Trombini.

Dalla sua «Susegana» in provincia di Treviso il professionista 59enne ha inviato agli uffici giudiziari di San Polo nella città lagunare un monito ben preciso. Quel terreno di 300mila metri quadri posto in vendita a Jesolo  in zona Cortellazzo, che era parte del maxi lotto di 600mila metri quadri in cui sarebbe dovuto nascere un polo turistico «da sogno» noto come «Orizzonte verde», non è edificabile: come invece verrebbe indicato nel portale on-line cui la procedura in capo al Tribunale di Venezia si è affidata.

«NON METTERE A REPENTAGLIO LE PRETESE DEI CREDITORI»
Nella descrizione che sulla piattaforma telematica fornisce i dettagli della procedura stessa, si legge, l'area viene descritta «come edificabile». Quando invece dalla documentazione agli atti presso il Comune di Jesolo «si evince chiaramente come la edificabilità di quel fondo sia un dato assolutamente non veritiero». E così il consulente trevigiano martella senza sosta. «Ho chiesto quindi allo stesso Tribunale, ovvero alla sua sezione fallimentare, di provvedere sospendendo la procedura, in modo che le informazioni siano correttamente riportate» e in modo «da non mettere a repentaglio le pretese dei creditori visto che il valore ipotizzato come basa d'asta appare troppo elevato rispetto alla destinazione d'uso di quel fondo» che oggi è ad uso agricolo e non è fabbricabile, men che meno sfruttabile in ragione di una presunta vocazione turistica.

UNA OPERAZIONE DA 300 MILIONI, MA «INGANNEVOLE»
Appresso il 59enne ricorda come il lotto di cui si propone la vendita faccia riferimento «ad una procedura di concordato che ha coinvolto uno dei proprietari di quei terreni, vale a dire la Verdemare: una srl di Arzignano nella valle del Chiampo, che fa capo ad un pool di imprenditori vicentini assai noti nel settore. I quali in quei terreni della campagna iesolana - si legge ancora - avevano proposto una colossale operazione da 300 milioni di euro rivelatasi poi, per gli ignari investitori tirati in ballo, tanto irrealizzabile quanto ingannevole». Del caso aveva parlato Vicenzatoday.it in una inchiesta e contestualmente poi in una lunga video-intervista al professionista suseganese pubblicate il 4 giugno di quest'anno.

L'ingegnere, ai taccuini di Vicenzatoday.it, fa sapere che stando alle carte depositate proprio al Comune di Jesolo il via libera definitivo a quella maxi operazione urbanistica «non giunse mai». Anche perché i privati «mai presentarono la documentazione richiesta». Si tratta di riscontri che per di più sono stati allegati alla diffida indirizzata al tribunale veneziano oggi presieduto da Salvatore Laganà.

Alla fin fine il timore di Trombini (ritratto nel fondo tra le campagne iesolane oggetto della querelle giudiziaria) è che se la procedura dovesse incepparsi per qualche defaillance, sarebbero, almeno sul piano potenziale, i creditori a rimetterci. Sulle cui aspettative lo stesso Trombini, si dice molto scettico. Il professionista per giunta, in ragione «del raggiro» addebitato ai proponenti, lamenta un danno per parcelle non pagate verso la sua persona pari «ad oltre un milione di euro»: per non parlare dei 12 milioni e rotti «mai restituiti» che ricadono sugli altri «investitori». Fra i quali si annovera anche la Banca popolare di Vicenza da tempo in liquidazione coatta amministrativa dopo il collasso dell'istituto di via Framarin manifestatosi a partire dal 2015. Attorno al 2013 infatti BpVi avrebbe infatti concesso un prestito «di nove milioni di euro» finiti «solo il cielo sa dove» attacca il 59enne autore di una serie infinita di denunce.

QUESTIONE PENALE
Tanto che la procedura concorsuale in capo al tribunale veneziano «è parte integrante di una più ampia e complessa vicenda penale» incardinata presso la Procura della Repubblica di Vicenza «che mi vede parte offesa».  Relativamente a questo ultimo ambito, sempre Trombini, nella sua nota ricorda come l'ingegnere abbia «provveduto a denunciare per truffa e per altri possibili reati alcuni imprenditori e professionisti vicentini legati direttamente o indirettamente ai destini della stessa Verdemare».

Di più, alcune settimane fa, sempre Trombini, aveva «provveduto anche a denunciare alla procura trentina, per competenza, un paio di pubblici ministeri vicentini: propio per le inerzie» che avrebbero intossicato le indagini che lo vedono parte offesa. «Faccio notare che, di recente, onde evitare che gli illeciti descritti nelle mie denunce indirizzate alla procura vicentina possano ripetersi, per scongiurare l'inquinamento delle prove, nonché la fuga di eventuali responsabili, ho chiesto alla magistratura vicentina di valutare l'arresto degli indagati».

IL LAMENTO
Parole durissime che fanno il paio con la chiusa della nota. «Più in generale - conclude il suseganese che il 23 settembre compie sessant'anni - posso dire che la truffa che mi ha colpito in questi anni, dalla quale ho patito un danno di almeno un milione di euro per prestazioni professionali mai pagate, mi ha messo a dura prova. Non solo per le difficoltà economiche che vivo giorno per giorno qui nella mia Susegana: ma anche in ragione delle precarie condizioni di salute in cui mi trovo. Spero quindi che la giustizia faccia il suo corso ben più velocemente di quanto io abbia potuto appurare dal 2019 in poi. Che è l'anno in cui ho deciso di informare le autorità competenti del raggiro di cui sono stato bersaglio assieme ad altri».

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