Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Attualità Schio

Il collettivo dell'Alto vicentino: «Basta drammi dei migranti lungo la rotta balcanica»

Gli attivisti che operano nel comprensorio della città laniera fanno sapere che prenderanno parte ad una iniziativa internazionale «per denunciare un problema pressoché sconosciuto all'opinione pubblica»

C'è una rete nazionale e internazionale di attivisti per i diritti umani che contesta le politiche europee in tema di immigrazione e chiusura delle frontiere. Questo raggruppamento da tempo sta organizzando una serie di iniziative che culmineranno con quella del 17 aprile quando da Italia, Austria e Slovenia «una carovana per la libertà di movimento partirà per dirigersi al confine di Malijevac, tra Croazia e Bosnia»: Paese quest'ultimo che funge de facto da cuscinetto del Vecchio continente rispetto alle rotte migratorie che giungono dall'Asia centrale. Questa iniziativa cui partecipano almeno una mezza dozzina di ragazzi del «Collettivo rotte balcaniche» di Schio e dell'Alto vicentino, è stata presentata proprio dai ragazzi del collettivo, erano una quindicina ieri 9 aprile nel centro della città laniera, con un sit-in in piazza Rossi.

L'INIZIATIVA
«Ciò che sta avvenendo lungo la rotta balcanica in primis ciò che sta avvenendo in Bosnia per non parlare della violenza della polizia croata nelle pratiche di respingimento dei migranti presso i propri confini non solo è inaudito ma è anche poco conosciuto dall'opinione pubblica: noi vogliamo dire basta a tutto ciò» spiega Giovanni Marenda del Collettivo rotte balcaniche Schio ai microfoni di Vicenzatoday.it. Sulla stessa linea si esprime un altro portavoce del gruppo, ossia Zeno Muraro il quale peraltro spiega che per l'iniziativa del 17 aprile il collettivo scledense facendo riferimento alla sua pagina Facebook ha messo a punto un vero e proprio vademecum nel quale «per filo e per segno non solo sono illustrate le ragioni fondamentali dell'iniziativa, ma vengono date alcune istruzioni pratiche per tutti coloro che avessero voglia di partecipare».

IL REPORT DELL'ISPI
Più in generale il tema analizzato dai giovani del collettivo scledense da tempo viene definito «delicatissimo» da molti addetti ai lavori anche se sulla stampa nazionale, come ricordano gli stessi commenti del collettivo, la questione «è stata scarsamente presa in considerazione». In realtà uno dei centri studi italiani più noti nel settore, ossia l'Ispi, alla fine di gennaio aveva pubblicato «un paper» molto dettagliato curato da Alessia De Luca, che negli ambienti diplomatici era stato letto con molta attenzione.

LA SFIDA
Ad ogni modo la sfida che la rete di cui fa parte il collettivo scledense è quella di «portare in mezzo alla gente un problema reale». Che «più di qualcuno ha intenzione di continuare ad ignorare» perché «la esternalizzazione dei confini», ossia quell'insieme di pratiche per cui i migranti vengono tenuti lontani dai Paesi più ricchi dell'Ue finanziando regioni più arretrate che finiscono per fungere de facto «da lazzaretti internazionali», non vale solo «per la rotta asiatico-balcanica», ma pure per l'Africa, «basti pensare a come i governi italiani si comportano in Libia».

IL TABÙ
Tanto che sullo sfondo (come ricordano tra i tanti lo scrittore Massimo Fini e il professor Franco Cardini, uno dei massimi conoscitori della storia mediorientale) rimane la questione mai risolta («una sorta di tabù») delle tensioni «nonché delle guerre» che spessissimo sono state scatenate per motivi geo-strategici dalle potenze occidentali. Le quali rotti i cocci del conflitto poi tentano in vari modi di non patire i cascami che dalle stesse guerre derivano in termini di drammi umani, di drammi migratori, di drammi dovuti allo squilibrio nell'uso delle risorse naturali. Per di più tra coloro che sono consci del problema la soluzione viene non di rado vista in due ambiti in parte contrapposti che peraltro sono politicamente trasversali.

La prima scuola prevede la libera circolazione tout-court perché anche la migrazione economica va considerata un diritto inalienabile giacché originata da uno stato di necessità ascrivibile proprio a quei conflitti scatenati dall'Occidente o comunque dalle potenze globaliste. Di contro c'è una seconda scuola di pensiero che vede queste ondate migratorie (de facto premeditate da chi ha intenzione di sfruttarle) come una occasione ghiotta per mafie e imprese senza scrupoli buona per abbassare gli standard dei diritti nei Paesi di accoglienza proprio in ragione della scarsa capacità di contrattazione che i migranti hanno nei confronti delle controparti.

ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A GIOVANNI MARENDA
ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A ZENO MURARO

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