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Emergenza siccità, cosa rischiamo: dalla bolletta al prezzo del pane fino alla crisi delle falde in Veneto

La mancanza d'acqua in alcune zone d'Italia può avere delle conseguenze poco immediate da concepire, ma reali. In Veneto ha piovuto il 52% in meno rispetto alla media del periodo. Gli acquiferi dell’alta pianura trevigiana segnano -38% tra valore medio mensile e valore atteso, mentre nell’alta pianura veronese, vicentina e padovana scendono al -48%

La siccità in Italia sta causando una serie di problemi a catena che potrebbero impattare sulle nostre vite in modi anche inaspettati. Come scrive Cesare Treccarichi su Today.it, In un contesto di aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime legato anche alla guerra in Ucraina, le condizioni atmosferiche sfavorevoli alle attività umane sono una variabile. In alcune zone d'Italia, soprattutto al Nord e in parte al Centro, non piove o nevica da mesi. La causa è una presenza fissa di alta pressione che blocca come una barriera invisibile le perturbazioni provenienti dall'Atlantico deviandole al Sud e impedendo l'arrivo della pioggia. La crisi idrica colpisce in primo luogo laghi, fiumi e di conseguenza colture e allevamenti. Il Po è l'emblema di questa crisi idrica: in tutte le stazioni di rilevamento l'acqua è sotto il livello di emergenza, ai minimi dal 1972. Ma i problemi potrebbero non essere finiti qui. In questo contesto la prima filiera economica ad essere coinvolta è quella agricola, che però, oltre ai problemi causati direttamente dalla siccità potrebbe subirne di altri. E le conseguenze finali andrebbero a ricadere sui cittadini.

L'agricoltura in difficoltà

Il Nord Italia e alcune zone del Centro sono i territori più interessati dalla siccità in Italia. Rispetto alla media del periodo in Veneto ha piovuto il 52% in meno.Coldiretti stima che la siccità può danneggiare oltre il 30% della produzione agricola nazionale, fra pomodoro da salsa, frutta, verdura e grano, e la metà dell'allevamento animale della pianura padana. "Invasi, corsi d'acqua, affluenti: sono tutti in secca. Ma pensiamo che i problemi maggiori arrivino più avanti" ha detto a Today Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. In questo momento il problema è duplice e dipende dal tipo di coltura in questione. Per le colture che vanno irrigate in questo periodo dell'anno come orzo e frumento l'acqua non basta. Mentre per le colture da seminare come mais, girasole e soia il terreno è troppo secco per essere trattato. Lo stesso vale per patate, pomodoro e ortaggi. A questa situazione si sommano gli aumenti dei costi per le materie prime e l'energia che costringono le aziende a vendere i prodotti a un prezzo maggiore.  Ha un peso anche l'assenza di neve sulle Alpi e gli Appennini: dopo le nevicate invernali la neve si scioglie e scende a valle rafforzando fiumi, laghi, invasi e irrigando i campi. Quest'anno quella che si scioglierà non basterà. In aggiunta, ci sono anche degli insoliti incendi favoriti dai terreni secchi: da inizio anno sono stati oltre 23.

Se la siccità ti fa aumentare il prezzo della bolletta e del pane

Gli effetti più immediati della siccità si notano dai cambiamenti fisici del territorio. Già dal satellite è evidente che il Nord Italia è meno verde rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e con una quantità minore di neve sulle Alpi. Oltre le conseguenze ambientali ci sono poi quelle economiche, soprattutto inquadrate nel contesto attuale tra guerra in Ucraina e inflazione a più livelli. Le colture e gli allevamenti soffrono la mancanza d'acqua e le rese non sono ottimali. In più, i prezzi delle materie prime e dell'energia sono in aumento e produrre costa di più. In pratica si produce meno a un costo maggiore. Di conseguenza, chi vende i prodotti sul mercato è costretto ad aumentare i prezzi con costi maggiori per i consumatori. Tuttavia, gli aumenti potrebbero non essere finiti qui perché questa crisi idrica potrebbe innescarne un'altra energetica. 

L'Italia ricava il 17,6% di tutta l'energia elettrica prodotta a livello nazionale dalle centrali idroelettriche. Con il 41% del totale, l'idroelettrico è la fonte rinnovabile più utilizzata in Italia. Le centrali sono più di 4.400 e la maggior parte è concentrata al Nord Italia, proprio dove le precipitazioni stanno mancando. Secondo gli ultimi dati del Gestore servizi energetici, l'81% degli impianti idroelettrici è localizzato nelle regioni settentrionali, in particolare in Piemonte (973 impianti), Trentino Alto Adige (569 impianti nella provincia di Bolzano, 275 nella provincia di Trento) e Lombardia (692). Sembra banale da dire, ma se manca l'acqua una centrale idroelettrica non funziona

mappa italia centrali idroelettriche di fronte alla siccità

Falde in pericolo in Veneto

La nostra regione, terra di risorgive, dipende dalle acque sotterranee per oltre il 90%. Una regione, il Veneto dove esiste uno dei casi più emblematici di inquinamento nelle falde: la contaminazione da PFAS, interferenti endocrini e possibili cause di numerose patologie. Sono almeno 400mila i cittadini nel cui sangue scorrono molecole che numerosi studi scientifici associano a immunotossicità il che significa per chi è contaminato un rischio maggiore con il Covid e una risposta meno efficace ai vaccini, ipertensione, patologie del fegato e della tiroide, alterazione della riproduzione e rischio cardiovascolare, cancro al rene e al testicolo. Nessuno è risparmiato e i dati rilevati nell’ambito del Piano di Sorveglianza Sanitaria avviato dalla Regione del Veneto nel 2017, dicono che oltre l’80% dei bambini esaminati hanno quantità di PFAS nel sangue ben superiori a quelle rilevate nelle popolazioni esposte a contaminazione. In Veneto i Pfas sono presenti, in misura variabile, in circa 30 comuni della provincia di Vicenza e nelle zone limitrofe delle province di Padova e Verona. Ma le falde soffrono anche la siccità.  

Secondo il recentissimo rapporto di Legambiente, l'andamento delle falde del veneto ad oggi mostra un trend in continua diminuzione con gravi criticità nell’alta pianura tra Brenta e Piave e in diverse zone di bassa pianura, e in montagna manca almeno il 40% di neve sulle Alpi ed il 50% sulle Prealpi, che in questo periodo dell’anno dovrebbe costituire la scorta idrica più abbondante. Niente pioggia, niente neve e falde in sofferenza: gli acquiferi dell’alta pianura trevigiana segnano -38% tra valore medio mensile e valore atteso, mentre nell’alta pianura veronese, vicentina e padovana scendono al -48%. Nella zona costiera di Eraclea il confronto tra valore medio mensile e valore atteso dell’acquifero è del -53% . 

Difficile la vita anche per i fiumi

Secondo i dati Arpav, la portata dei fiumi è vicina o addirittura nettamente inferiore ai minimi storici. E quando non sono a secco come ora, soffrono di mala depurazione e glifosate. Lo dicono i dati raccolti da Legambiente Veneto con “Operazione Fiumi - Esplorare per custodire” che l’estate scorsa ha monitorato lo stato di salute dei fiumi più significativi della nostra regione: Brenta, Bacchiglione, Po, Adige, Livenza, Sile, Piave, Fratta Gorzone, Retrone e Dese che con numerosi altri affluenti e canali sono finiti sotto la lente di ingrandimento dei volontari dei Circoli territoriali di Legambiente. “La situazione di grave siccità che stiamo attraversando, conseguenza del sovra sfruttamento, dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento, espone anche le nostre falde a enormi rischi” dichiara il presidente regionale di Legambiente Luigi Lazzaro. “Il deficit di risorsa idrica va affrontato nel contesto globale del cambiamento climatico, perché se ogni annata meteorologica fa storia da sé ed è impossibile fare previsioni per il futuro - prosegue Lazzaro - così non è per gli eventi estremi, che appaiono ormai con certezza una variabile impazzita, in un quadro previsto in aggravamento proprio a causa di prelievi esagerati e incontrollati, inquinamento ed emissioni climalteranti”.

“Abbiamo un tesoro sotto i piedi da conoscere e proteggere - conclude Lazzaro - per questo Legambiente chiede alla politica regionale di arrivare ad una gestione condivisa e sostenibile delle acque sotterranee, come auspicato dalle politiche comunitarie, smettendola di ragionare sempre in emergenza e per compartimenti stagni. In mancanza di acqua, ad esempio, la richiesta di avere più terre da coltivare a mais rischia di essere del tutto inutile e addirittura dannosa in quanto il mais richiede moltissima acqua per arrivare a maturazione, e in carenza d’acqua assisteremo ad un aumento dell’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, con danni in termini di perdita di biodiversità e di difficoltà di dispersione degli inquinanti”.

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