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Siccità, il comune di Brendola chiede lo stato di calamità naturale

Il sindaco Beltrame: «La situazione ha già compresso la stagione dei raccolti con distese di campi di mais e vitigni assettati, con la raccolta dell’uva che inizierà in largo anticipo nei prossimi giorni per salvare il salvabile»

«Centocinquanta aziende agricole e centinaia di ettari di coltivazioni, raccolte in un “fazzoletto” di venti chilometri quadrati, nella morsa del caldo rovente e dell’arsura, che per temperature record e assenza di precipitazioni è senza precedenti. Una situazione che ha già compresso la stagione dei raccolti con distese di campi di mais e vitigni assettati, con la raccolta dell’uva che inizierà in largo anticipo nei prossimi giorni per salvare il salvabile». Questa la fotografia della drammatica situazione che ha indotto il sindaco di Brendola, Bruno Beltrame, a chiedere al Dipartimento della Protezione Civile Nazionale e al Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il riconoscimento dello stato di calamità naturale per deficit idrico.

La richiesta del primo cittadino arriva dopo due mesi di incontri e tavoli di concertazione con le associazioni dei coltivatori e degli agricoltori, con il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta, con la Provincia di Vicenza e il sindaco del comuni di Sarego, nel tentativo di trovare una via d’uscita all’impossibilità di continuare ad irrigare i terreni con l’acqua del Fiumicello Brendola e suoi affluenti per garantire il deflusso minimo vitale a causa della criticità idrica, che perdura dall’inizio del mese di maggio e che ha indotto, la Regione Veneto ad emettere un’ordinanza, la numero 37, con la quale si dichiara lo stato di crisi idrica su tutto il territorio regionale.

«La situazione – spiega il sindaco Beltrame – si è ulteriormente aggravata dalla metà di giugno, tanto che appena rieletto ho dovuto subito affrontare la questione emanando tre  ordinanze di divieto di irrigazione dei terreni con l’acqua del Fiumicello Brendola nel giro di un mese, in quanto sulla base di un sopralluogo seguito da relazione della polizia provinciale veniva evidenziato che il corso d’acqua non garantiva il deflusso minimo vitale per la fauna acquatica, con pesanti ricadute di carattere igienico sanitario anche per la popolazione. Divieto di irrigazione – continua Beltrame – che resterà in vigore fino a data destinarsi, anche alla luce delle decisioni prese dal tavolo tecnico che si riunito ieri, giovedì 4 agosto, con sopralluogo sul Fiumicello. 

«Inutile rimarcare – riprende il sindaco di Brendola – come il Fiumicello sia di fondamentale importanza per l’agricoltura e l’ambiente del comune e che il mancato utilizzo della sua acqua danneggia e aggrava in modo permanente ed irreversibile l’operato delle aziende agricole che non possono far fronte alle esigenze delle colture in essere, danneggiando inevitabilmente il raccolto. Senza contare che la mancanza del deflusso d’acqua minimo vitale per la fauna acquatica, mette a repentaglio anche la biodiversità, con il pericolo concreto di danni ambientali ma soprattutto igienico sanitari».

Con la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale per deficit idrico, il Comune di Brendola chiede di accedere ai fondi pubblici per il sostegno dell’agricoltura e per possibili interventi di prelievo della fauna ittica a fine igienico sanitario.

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