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Mercoledì, 22 Maggio 2024
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«Il regalo di Natale del Comune? Uno sfratto ingiusto a suon di botte»

È questo lo sfogo di un ex operaio «invalido» che il 15 dicembre sarebbe stato allontanato con metodi spicci dall'appartamento di via Gramsci in cui risiedeva con la famiglia: del caso si sta occupando il sindacato inquilini. Frattanto intervengono anche Questura e Amps che parlano di intervento avvenuto nel pieno rispetto delle regole

«Da parte del Comune di Vicenza sotto l'albero di Natale ho trovato uno sfratto ingiusto e pure le botte: domani è la vigilia e questo è il regalo che palazzo Trissino mi ha fatto trovare sotto l'albero di Natale». A parlare è Kujtim Zekjiri. Cittadino italiano di natali macedoni, l'uomo da tempo viveva a Vicenza con la moglie Selime Zekjiri in una abitazione in via Gramsci 8. Si tratta di un piccolo appartamento comunale gestito da Amcps, locato a partire «dai primi anni Duemila», inizialmente a canone sociale: appartamento che si trova in un condominio popolare nella periferia Sud della città palladiana. In quella abitazione «il 15 di dicembre è arrivato uno sfratto esecutivo che per noi non sta né in cielo né in terra» si dispera l'uomo. Lui è un operaio tessile oggi disoccupato, compirà  cinquantatré anni «se ci arrivo, il 29 gennaio dell'anno prossimo». La moglie è nata nel novembre del 1970: anche lei è di natali macedoni. All'anagrafe sono due persone di mezz'età, ma «i segni della vita», hanno inciso i loro volti così in profondità da farli sembrare sulla soglia dei settanta.

TRATTAMENTO «INGIUSTIFICABILE»
I due lamentano un trattamento «ingiustificabile» da parte del Comune proprietario della abitazione nonché da parte di  «di Amcps Valore città» che lo gestisce. Secondo la ricostruzione fornita dal 52enne infatti ad un certo punto il canone di affitto sociale praticato dal Comune dai 180 euro di prassi «è schizzato verso l'alto a causa di alcuni calcoli erronei compiuti dagli uffici di Amcps». Pigione e bollette sono così divenuti «inarrivabili»: dando vita così «ad una spirale di morosità inarrestabile». I coniugi hanno quattro figli: «una femmina di ventotto anni, un maschio di venticinque» e due gemelli («rispettivamente un maschio e una femmina di ventuno anni»). I genitori sono «invalidi»: alcuni dei figli «pure».

«DISAGIO ECONOMICO»
La famiglia vive «in un contesto di grande disagio anche economico conosciuto anche dai servizi sociali». I figli, spiega il babbo, non hanno «mai trovato impiego stabile» e tra un ingaggio e l'altro «sempre in regola seppur precario e mai duraturo i calcoli del reddito familiare non sarebbero stati «ben conteggiati a causa di un pasticcio combinato o dal Comune o da Amcps». La quale «senza avvisarci in un modo degno di questo nome ha alzato i canoni di affitto a cifre per noi inconcepibili. Poi a partire dalla metà del 2022, dopo quelli degli anni passati, ci sono arrivati svariati solleciti di pagamento - spiega l'operaio - che peraltro contenevano anche errori materiali a partire dalla indicazione del mio cognome e del codice fiscale».

IL SUNIA AVREBBE RAVVISATO ALCUNE «ANOMALIE»
Da ieri ad occuparsi del caso Zekjiri ci sono gli uffici del sindacato inquilini del Sunia: il quale sulle prime avrebbe ravvisato già alcune «anomalie» perché lo stato reddituale-patrimoniale di quella famiglia è così basso che comunque dà loro titolo per avere un alloggio a canone sociale. «E allora non si capisce perché noi debbiamo essere sfrattati in malo modo se poi rientreremo a brevissimo nella graduatoria degli aventi diritto», denunciano i coniugi.

MANIERE «SPICCE»
E il modo con cui il 15 dicembre è avvenuto lo sfratto «è un'altra tessera del cahiers de doléances» della vicenda occorsa al 52enne fanno sapere al Sunia. Zekjiri poi spiega che quel giorno «si sono presentati una mezza dozzina di energumeni o del Comune o di Amcps accompagnati dall'ufficiale giudiziario cui poi si è aggiunto personale del Suem nonché alcuni uomini  della questura». La moglie, «che soffre di epilessia», sarebbe stata allontanata dall'abitazione con maniere «talmente spicce» da riportare una lesione ad una gamba: questo è il racconto dell'operaio il quale lamenta di essere stato trattato pure lui in malo modo così che i dolori alla schiena «dovuti ad un incidente sul luogo di lavoro si sono ripresentati». Per di più, sempre stando al suo racconto, subito dopo lo sfratto gli inquilini sarebbero «stati lasciati soli a tremare coi nostri figli nel cortile condominiale. Ci è stato persino impedito - attaccano i due - di raccattare le nostre carte e i nostri vestiti che sono ancora in quella casa». I due coniugi ora vivono all'albergo cittadino ovvero l'alloggio di fortuna del Comune di Vicenza.

POCHI CAPI «IN UN SACCHETTO PER LA SPESA»
Di più, marito e moglie spiegano di avere sé «solo un paio di sacchetti di plastica per la spesa» con un cambio. «La nostra situazione igienica è precaria, quando siamo per strada abbiamo freddo». Al contempo marito e moglie sottolineano di non sapere «dove sia finita la figlia più grande». La più piccola invece sarebbe «andata a vivere temporaneamente dal fidanzato». Mentre l'altro gemello «senza casa e senza vestiti ha pure dovuto rinunciare a un posto di lavoro in una paesino della riviera berica dove si recava ogni giorno in bici percorrendo 13 kilometri all'andata e altrettanti al ritorno. Quel ragazzo - racconta il padre ora dorme in un'auto».

I VICINI
E a parlare sono anche i vicini: «Quel brutto 15 dicembre con quello spiegamento di forze sembrava che dovessero portare via chissà quale capomafia: invece queste sono persone per bene, che nel condominio sono sempre state la quintessenza della correttezza e del garbo. Persone che hanno sempre lavorato e che hanno la sola colpa di non aver mai trovato una occupazione stabile al netto dei torti subiti pure sui luoghi di lavoro. Persone umili che hanno la colpa, perché per lorsignori questa è una colpa, di non avere l'istruzione necessaria per pretendere non solo quanto spetta loro per legge: ma soprattutto per pretendere di essere trattati da esseri umani e non da paria. In un contesto del genere sarebbe interessante capire come negli anni i servizi sociali del Comune di Vicenza abbia aiutato questa povera gente».

LA BOBINA DA MEZZO QUINTALE E «L'INFORTUNIO SUL LAVORO»
Peraltro l'aspetto lavorativo è un altro capitolo che da pochissimo è stato preso in carico dall'ufficio legale della Cgil di Vicenza. Kujtim Zekjiri infatti avrebbe patito «un grave infortunio sul posto di lavoro» presso una importante impresa tessile del comprensorio berico. «Alcuni anni fa - racconta l'operaio - mentre ero in ditta una bobina da mezzo quintale contenente materiale sintetico mi cadde sulla schiena» sconocchiando gravemente tre vertebre e rendendo così l'uomo «invalido». Tuttavia sia l'impresa sia le autorità preposte «non avrebbero correttamente registrato l'accaduto» tanto che il 52enne lamenta di non aver percepito «alcuna spettanza dopo l'infortunio».

GLI EMATOMI SULLA GAMBA
Ad ogni modo Zekjiri non si dà pace anche per «il trattamento umiliante patito il giorno dello sfratto». Mentre ricorda l'episodio l'uomo con un velo di pianto chiede alla moglie di mostrare alle telecamere di Vicenzatoday.it gli ematomi causati «dalle maniere brutali usate con noi quel giorno». L'operaio spiega ancora di avere segnalato la cosa in questura: ma teme che la sua denuncia non sia stata raccolta in modo adeguato. «Che non frulli per la testa a quei signori a far passare il trattamento barbaro che ci è stato riservato durante lo sfratto come il risultato di una resistenza a pubblico ufficiale» fa sapere il vicentino, mostrando un verbale di identificazione della questura nel quale si ipotizza a suo carico proprio quel tipo di condotta.

RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE? «IMPOSSIBILE»
«Mia moglie ed io siamo due fuscelli malnutriti. Ma di quale resistenza a pubblico ufficiale avremmo potuto opporre se non quella della miseria. È impossibile parlare di resistenza a pubblico ufficiale. Comunque a quei signori che ci hanno fatto patire tutto ciò auguriamo comunque un buon natale. Quale regalo di natale invece comune ed Amps hanno riservato per noi? Uno sfratto ingiusto a suon di botte» ha ripetuto l'operaio mentre con la moglie guardava con malinconia il terzo piano di quell'appartamento di via Gramsci: il tutto mentre rovistava nella sua cassetta della posta alla ricerca di una «qualche buona notizia che non è mai arrivata».

PARLA LA SRL
Ma rispetto a quanto accaduto quale è il punto di vista di Amcps ossia la srl municipale che gestisce sul piano tecnico-amministrativo una parte del patrimonio immobiliare del Comune? In viale Sant'Agostino fanno sapere che la compagnia si è semplicemente limitata a prendere in carico «seguendo un iter scrupoloso e rispettoso della legge una procedura di sfratto» avviata parecchi anni prima dal Comune di Vicenza nell'ambito della quale i tentativi di conciliazione «al fine di gestire la procedura di sfratto in modo diverso non sono andati a buon fine» per ragioni ascrivibili «esclusivamente alla volontà del signor Zekjiri». Questo è quanto è stato indicato da palazzo Trissino ad Amcps. La quale fra l'altro precisa che la società per una questione di rigore e trasparenza, con l'obiettivo di dare esecutività allo sfratto, ha interpellato l'ufficiale giudiziario del tribunale di Vicenza in modo «che nei confronti delle persone oggetto della procedura ci fossero tutte le garanzie del caso».

IL PECCATO ORIGINALE
Ma quale sarebbe quindi ab origine l'evento al quale far risalire la querelle tra Comune e la famiglia Zekjiri? Nel 2014 palazzo Trissino ha deciso di far decadere il contratto a prezzo sociale garantito agli inquilini. Per questioni «legate alle norme a tutela della privacy» gli uffici di viale Sant'Agostino sostengono di non potere dare contezza del provvedimento nato tra le mura dell'assessorato ai servizi sociali. E ancora l'Amcps spiega anche che dopo la chiusura dell'appartamento è stato comunque permesso a più riprese ad uno dei figli di prendere alcuni effetti personali. Mentre per il resto un nuovo passaggio in via Gramsci sarà possibile a brevissimo, al massimo dopo l'Epifania.

Zekjiri però, per quanto riguarda la decadenza dell'affitto a canone sociale spiega che l'unico evento che ha potuto registrare è stato il lievitare della pigione, «ribadisco inizialmente fissata a 180 euro mensili» a un prezzo di mercato «inarrivabile per le nostre sostanze». Il che avrebbe poi portato ad un insoluto di migliaia e migliaia di euro nei confronti del Comune. Chi scrive ha interpellato anche l'assessore ai servizi sociali Marco Zocca, per capire le ragioni alla base delle scelte operate dagli uffici di contrà Busato e di San Rocco: ma da quest'ultimo non è giunto alcun commento.

IL PUNTO DI VISTA DI VIALE MAZZINI
In questo quadro ancora diverso è il punto di vista di viale Mazzini. Dove gli uffici fanno sapere che il giorno dello sfratto personale della Questura di Vicenza «ha supportato l'ufficiale giudiziario» intervenuto per dare esecutività al provvedimento rispetto al quale in passato c'erano stati più tentativi di conciliazione andati a vuoto. Alcuni fra gli occupanti stando sempre al resoconto di viale Mazzini avrebbero fatto di tutto «per non lasciare la casa»: ad ogni modo, fanno sapere ancora in questura l'operato del personale della Polizia di Stato intervenuto in loco «è stato improntato a correttezza, scrupolo professionale e rispetto delle norme». Di più non è stato possibile aggiungere perché rispetto all'accaduto è intervenuta una circostanza ulteriore: un modo asettico per spiegare che dopo i fatti del 15 dicembre è già pronta una segnalazione all'autorità giudiziaria per eresistenza a pubblico ufficale con tanto di filmato che in casi del genere viene realizzato di prassi o dalla scientifica o dalla Digos. Ora sarà la magistratura ad occuparsi del caso.

GUARDA IL FIL FILMATO CHE RITRAE LE CONTUSIONI DI SELIME ZEKJRI

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