Eccidio di Schio, 75 anni dopo: corteo antifascista e polizia arrivano allo scontro

Il 7 luglio non è un giorno come un altro per gli scledensi che, ogni anno, in tale ricorrenza dedicano un momento per ricordare le 54 vittime che nel 1945 vennero uccise nelle carceri. Martedì sera però oltre al ricordo, c'è stato spazio anche per i tafferugli durante la mobilitazione promossa da Schio Antifascista

Un frame estratto dal video degli scontri di piazza a Schio

"L’Eccidio di Schio è una pagina di storia nazionale di cui avere vergogna", scriveva nella sua pagina Faceboook l'assessore regionale Elena Donazzan nel tardo pomeriggio di martedì mentre con Alex Cioni ed alcuni giovani veniva accompagnata a deporre un mazzo di fiori in ricordo delle vittime.

"Il 7 luglio 1945, ben oltre la fine della seconda guerra mondiale, 54 persone vennero barbaramente assassinate dai partigiani nelle carceri di Schio, e altre 4 uccise a roncolate a Pedescala - continua Donazzan - Operai, casalinghe, impiegati... fascisti o parenti di fascisti. I partigiani, autori del massacro, autoassolti dalla storiografia ufficiale che qui ha tentato di far scendere il silenzio. Ma la storia resta un fatto, ed il fatto è che queste persone vennero assassinate dai partigiani a guerra finita. Il perdono è un fatto personale, e io non giudico i familiari: non so cosa avrei fatto io se fosse stato ucciso mio padre, il mio fidanzato, mio marito, mia figlia...".

In quella stessa piazza dove l'assessore ricordava il dramma di 75 anni fa, veniva autorizzata una manifestazione indetta da Schio Antifascista: "Determinati a impedire la parata dell'ultra destra si sono ritrovate davanti al Duomo per ribadire l'opposizione a ogni forma di odio e di intolleranza".

Di lì a poco, il corteo antifascista, non intenzionato ad indietreggiare è stato caricato dalla polizia come documentano le immagini diffuse attraverso i social. Nello scontro sarebbero volate bottiglie e fumogeni ed un agente sarebbe rimasto ferito. Dopo i tafferugli il corteo si è spostato sotto il Comune per "denunciare questo vergognoso fatto e a chiedere le immediate dimissioni di Alex Cioni promotore di questo scempio, e dell'assessore Donazzan presente alla commemorazione e che da anni legittima ogni parata nazifascista".

"La città di Schio ha dovuto assistere all’ennesima vergognosa manifestazione nel giorno dell'anniversario dell'eccidio - ha dichiarato il consigliere comunale di centrodestra Alex Cioni - Una manifestazione per altro sostenuta anche dai due consiglieri comunali di Coalizione civica, culminata a fine serata in tafferugli con la polizia. Una brutta pagina scritta ancora una volta dalle sinistre che si definiscono democratiche e pacifiste, mentre la parte migliore della città stava partecipando al rito religioso di concordia e riconciliazione promosso dai parenti delle vittime, congiuntamente alle autorità civili e militari".

"Che a scatenare la rabbia dei manifestanti sia stata le deposizione dei fiori alle ex carceri da parte dell’assessore regionale Elena Donazzan, dal sottoscritto e dal già deputato Giorgio Conte, assieme ai tanti che hanno partecipato alla messa, la dice lunga sul tasso di stupidità delle sinistre che si è manifestata ancora una volta nella gratuita violenza di piazza - conclude Cioni - Oggi è ancora più chiaro di chi è la responsabilità della massiccia presenza di forze dell'ordine in città e chi sono coloro che si ostinano a riportare ogni 7 luglio indietro le lancette dell'orologio. Per quanto ci riguarda, continueremo ad operare nel nome del superamento di queste tensioni per raggiungere una vera e sacrosanta riconciliazione".

“Antistorici e ignoranti, figli e nipoti di una partigianeria nata dall’odio di quel lontano 7 luglio del 1945 e che ancora oggi sta proseguendo il suo cammino di violenza e di prevaricazione - queste le dichiarazioni dell’assessore regionale del Veneto Elena Donazzan - Schio è stata penalizzata, ancora una volta, da dei giovinastri che poca dimestichezza hanno con il lavoro e poco rispetto per chi lavora: pensano di avere il diritto di bloccare per ore un centro storico nel nome della loro ideologia, fregandosene delle attività del centro storico e della serenità dei cittadini scledensi”.

“Trovo scandaloso si sia permessa una manifestazione del genere nel giorno di un così triste anniversario, durante una Santa Messa voluta con grande discrezione dai familiari delle vittime per commemorare i propri cari defunti - continua Donazzan - I violenti hanno bloccato la città, tenendola sotto scacco, disturbando una funzione religiosa con urla scomposte e slogan assurdi” continua l’Assessore, “decine di unità di personale delle forze dell'ordine impiegate, negozi chiusi anticipatamente a causa di questa vergognosa mobilitazione: quanto sarà costata alla collettività questa pagliacciata e chi pagherà ora per tutto questo? La mia piena solidarietà ai poliziotti e ai carabinieri intervenuti, insultati e aggrediti da questi violenti: mi aspetto ora si proceda alla denuncia, per violenza e per istigazione all'odio e alla violenza, di tutti i partecipanti”.

“Il percorso di pacificazione resta una strada in salita finché si permetterà ai violenti di farla franca. Il problema qui non è il fascismo, è l’antifascismo: un pericolo attuale, fatto di violenza, di soprusi, di minacce ed intimidazioni. Lo Stato non può più accettarlo - conclude Donazzan - la differenza è sostanziale, e si è palesata chiaramente ieri sera a Schio: da un lato chi ha pregato i propri cari o degli italiani uccisi a guerra finita, deponendo in modo composto e rispettoso un mazzo di fiori di fronte al luogo del massacro; dall'altro quanti invece hanno occupato una piazza, bloccato una città, gridato e offeso e cercato lo scontro. Il pericolo è qui! E se il perdono è prerogativa delle famiglie di quei 58 morti (4 dei quali uccisi a roncolate a Pedescala) più due bimbi in grembo, il ricordo dei fatti della storia è un dovere della comunità tutta”.

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