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Sabato, 26 Novembre 2022
Attualità

Saluto fascista al cimitero per commemorare Mussolini, condannati in 5

La sentenza del tribunale di Vicenza ha disposto che i rei debbano risarcire l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, che si era costituita parte civile

Sono stati condannati per aver violato la legge Mancino del 1993, il principale strumento legislativo italiano per contrastare i crimini d'odio e dell’incitamento all'odio. La sentenza del tribunale di Vicenza, emessa nei giorni scorsi, ha stabilito la pena di un mese di reclusione e 120 euro di multa (pena sospesa) a 5 vicentini.

I condannati, dopo aver  pubblicato il necrologio di Benito Mussolini su un giornale locale, avevano recitato il rosario in commemorazione del duce al cimitero maggiore di Vicenza. Il fatto è avvenuto 4 anni e in quell’occasione, al grido di “camerati attenti” avevano risposto con il saluto fascista. Per quell’episodio i 5 sono stati denunciati e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia aveva presentato un esposto e si era costituita parte civile. Ora, secondo le disposizioni del giudice, dovranno anche risarcire l’Anpi con  un importo che sarà quantificato dal tribunale civile.

“I comportamenti che sono stati giustamente sanzionati non rappresentano fatti isolati; la realtà è che il neofascismo sta dilagando e la destra radicale rappresenta una vera e propria emergenza democratica – sottolineano con una nota Danilo Andriollo e Luigi Poletto dell’Anpi Vicenza - ma il dato fondamentale è che il fascismo non rappresenta una opinione ma un crimine e il nostro ordinamento consente lo sviluppo di una efficace azione repressiva nei confronti del neofascismo”.

L’associazione tiene a precisare che il risarcimento che verrà loro consegnato sarà immediatamente devoluto all’associazionismo solidale. “L’Anpi non è una associazione “di parte” ma la filiazione morale della Resistenza, di tutte le culture politiche democratiche, di quel Comitato di Liberazione Nazionale cui partecipavano i partiti - di vario orientamento - che unitariamente forgiarono la Costituzione – conclude la nota - In questo senso i condannati non dovranno “pagare” l’ANPI: il risarcimento ha un’enorme carica simbolica e valoriale, è dovuto alla memoria di chi ha sacrificato la propria vita perché noi potessimo essere quel che siamo e cioè persone libere di condurre la nostra vita, di costruire la nostra personalità e le nostre relazioni". 

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