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San Bassiano all'avanguardia: ecco la sala ibrida, primato assoluto

Una dotazione unica in tutto il Veneto, frutto di un investimento di oltre 1,5 milioni di euro

L’ospedale di Bassano del Grappa è il primo in Veneto a utilizzare una sala ibrida con queste caratteristiche. Consentirà un ulteriore sviluppo delle metodiche mininvasive e allo stesso tempo con un livello più elevato di sicurezza per i pazienti. La dotazione è frutto di un investimento di oltre 1,5 milioni di euro, la metà finanziata da E.L.I.O.S. onlus

Una sala “ibrida”, che combina le caratteristiche tipiche di una sala operatoria (in termini di dotazioni e sistemi di sicurezza) con quelle di una sala angiografica, nella quale diventa così possibile combinare le due metodiche secondo gli standard più avanzati di intervento. 

È questa la nuova dotazione all’avanguardia dell’ospedale San Bassiano, inaugurata dal presidente della Regione del Veneto Luca Zaia. Una dotazione che con queste caratteristiche è unica in tutto il Veneto, frutto di un investimento di oltre 1,5 milioni di euro, la metà dei quali finanzianti direttamente dalla Regione Veneto, l’altra metà grazie ad una donazione di E.L.I.O.S. onlus.

I vantaggi

A spiegare i tanti vantaggi che porterà la nuova sala ibrida per i pazienti è il dott. Diego Cognolato, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Vascolare dell’ospedale di Bassano: «Nella nuova sala ibrida svolgeremo procedure che prima venivano avvenivano in parte in sala operatoria, in parte in Radiologia: poter concentrare qui l’attività ci consentirà di fare un vero e proprio salto di qualità, in particolare ampliando ulteriormente l’utilizzo delle metodiche mininvasive. Prima, infatti, per alcune procedure si era costretti a utilizzare le metodiche chirurgiche tradizionali in sala operatoria perché appunto non era disponibile un angiografo. Per i pazienti, questo significa interventi meno invasivi, con incisioni di piccole dimensioni invece di grandi ferite, dunque con una ripresa più veloce e una degenza più breve». Il tutto grazie anche alla possibilità di un approccio più leggero all’anestesia.

A spiegare le potenzialità tecnologiche della nuova sala è il dott. Calogero Cicero, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia: «Le dotazioni installate rappresentano un grande salto di qualità sul piano tecnologico, basti pensare alla possibilità di fondere le immagini acquisite in precedenza mediante Tac, durante lo studio preliminare del paziente, con le immagini angiografiche. Questo consente di avere già una mappa del sistema vascolare, navigabile in tempo reale, e di utilizzare minori quantità di mezzo di contrasto rispetto ad un angiografo tradizionale». 

Un ulteriore beneficio riguarda i tempi di attesa tra la diagnosi e il trattamento per alcune tipologie di pazienti e procedure: «Fino a ieri dovevamo svolgere le procedure ablative nelle stesse sale utilizzate per la diagnostica - precisa ancora il dott. Cicero -, mentre ora possiamo contare su un ambiente dedicato, oltre che altamente performante».

Allo stesso tempo, la nuova sala ibrida garantirà anche una maggiore sicurezza per i pazienti nei casi più delicati, proprio perché completa di tutte dotazioni di una sala operatoria attrezzata, dunque con la possibilità di affrontare immediatamente anche eventuali situazioni di emergenza senza la necessità di spostare il paziente. 

Un aspetto - quello della sicurezza - sul quale richiama l’attenzione anche il dott. Baiocchi: «Dal punto di vista rianimatorio, la nuova sala ibrida consentirà un approccio multidisciplinare e più rapido alla gestione delle fonti di sanguinamento, sia durante gli interventi chirurgici programmati, sia nei pazienti che arrivano tramite la rete del 118 dopo un grave incidente. Con la nuova sala ibrida possiamo dunque essere ancora di più un centro di riferimento per la gestione dei traumi, penso in particolare a quelli del bacino o del torace, potendo intervenire in modo più tempestivo e più efficace per l’embolizzazione, ovvero l’ostruzione, dei vasi sanguinei maggiori che presentano un’emorragia».

Fiore all’occhiello della nuova sala è naturalmente l’elettroangiografo digitale robotizzato donato da E.L.I.O.S. onlus, un’apparecchiatura all’avanguardia del valore di quasi 800 mila euro.

A spiegarne le peculiarità è il dott. Diego Cognolato: «Come noto l’angiografo consente di visualizzare i vasi sanguigni del corpo, a scopo sia diagnostico che interventistico, attraverso l'infusione di un mezzo di contrasto idrosolubile all'interno dei vasi. Il fatto di essere robotizzato consente una grande libertà di movimento dell’apparecchiatura: possiamo spostarla praticamente su tutto il letto del paziente e anche avvicinarla o allontanarla dal tavolo operatorio, a seconda delle esigenze. Questa versatilità non è un dettaglio, al contrario è fondamentale perché è proprio questo aspetto che ci consentirà una grande versatilità di utilizzo della nuova sala ibrida».

Nuovo primato tecnologico

«La sala ibrida - sottolinea il direttore generale dell’Ulss 7 Pedemontana Carlo Bramezza - rappresenta un nuovo primato tecnologico per la nostra Azienda socio-sanitaria, ma allo stesso tempo ben rappresenta anche lo sforzo che stiamo facendo per una collaborazione e integrazione sempre più stretta tra i diversi specialisti. Questa integrazione diventa appunto realtà nella nuova sala ibrida, ma implica anche un lavoro sicuramente meno evidente ma altrettanto importante di integrazione organizzativa, per il quale voglio ringraziare tutti i direttori delle Unità Operative coinvolte».

Un grande traguardo, come sottolinea Livio Serradura, presidente della Fondazione E.L.I.O.S.: «Quella di oggi è una giornata di festa per i soci e i sostenitori della nostra associazione, ma anche per i sanitari e per tutti i cittadini, che potranno contare su una dotazione all’avanguardia, inserita in una struttura di eccellenza. Questo è un traguardo che ci rende particolarmente orgogliosi e che porterà immediato beneficio ai pazienti. Voglio quindi ringraziare tutti i soci e i sostenitori che hanno contribuito a questo risultato, che rappresenta un segnale chiaro e forte di come insieme sia possibile costruire un futuro migliore».

Grande versatilità

La nuova sala ibrida si contraddistingue infatti proprio per una straordinaria versatilità di utilizzo, come sottolinea il dott. Antonio Di Caprio, Direttore Sanitario dell’ULSS 7 Pedemontana: «Sarà utilizzata dai radiologi e dai chirurghi vascolari in primis, ma saranno svolte anche procedure da parte degli specialisti delle diverse chirurgie, creando ulteriori opportunità di collaborazione ed integrazione tra i nostri specialisti».

I pazienti trattati

Sono davvero molte infatti le tipologie di procedure che potranno essere svolte nella nuova sala ibrida. Innanzitutto quelle tipiche della chirurgia vascolare, come il trattamento delle stenosi carotidee (restringimenti nelle arterie che portano il sangue al cervello), fondamentali per la prevenzione degli ictus; le occlusioni delle arterie degli arti inferiori, per prevenire o risolvere cancrene o situazioni di dolori agli arti e difficoltà di deambulazione legate al mancato afflusso di sangue ai tessuti degli arti; gli aneurismi, ovvero le le dilatazioni dell’aorta addominale o toracica o del tratto intermedio toraco-addominale, che che se non trattate possono portare alla rottura dell’aorta; oltre alle lesioni arteriose in seguito ad un grave trauma.

Allo stesso tempo, la nuova sala ibrida sarà utilizzata ampiamente anche per il trattamento dei pazienti oncologici, in particolare per le procedure che prevedono l’ablazione dei tumori al rene e al fegato mediante microonde o la loro crioablazione, entrambe procedure svolte tipicamente con l’ausilio dell’angiografo. Per quanto riguarda più in dettaglio il tumore del fegato, sempre nella nuova sala ibrida potranno essere svolte le procedure di chemioembolizzazione, ovvero il rilascio del farmaco per via transcatetere nel punto esatto in cui è localizzato il tumore, riducendo poi l’afflusso di sangue al tumore stesso. 

Collegamento multimediale

Il tutto con un sofisticato sistema di collegamento multimediale, che può riprendere e trasmettere all’esterno, in diretta, le immagini di ogni procedura: non solo quelle dell’ambiente della sala operatoria, ma anche le immagini acquisite ed elaborate direttamente dall’angiografo.

«Questo è fondamentale per due aspetti - spiega ancora il dott. Cicero - il primo è la didattica, perché naturalmente sarà un’opportunità straordinaria di formazione per gli specializzandi e in generale per i colleghi più giovani. Il secondo riguarda la possibilità, per chi sta operando, di chiedere assistenza ai colleghi più esperti o magari di un’altra specialità, in caso di necessità, che senza doversi preparare per entrare in sala, potranno visionare da una stanza attigua nella Radiologia esattamente ciò che stanno osservando i colleghi impegnati nell’intervento, avranno esattamente le stesse informazioni e potranno così fornire il proprio contributo. Il tutto elevando così ulteriormente gli standard di sicurezza ed efficacia degli interventi».


 

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