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«Tributeremo un omaggio a Trevisan»

Parla Elisa Ferrari sindaco del piccolo comune dell'Ovest vicentino in cui lo scrittore da tempo risiedeva e dove è stato trovato senza vita. E mentre si stanno accertando le cause della morte del 61enne, il primo cittadino lo ricorda come una personalità «di spessore assoluto»

La scomparsa di Vitaliano Trevisan, uno degli scrittori «di maggior spessore del panorama contemporaneo italiano» ha lasciato «rammarico e tristezza in quei compaesani che avevano cominciato a conoscerlo». Così spiega il sindaco di Crespadoro Elena Maria Ferrari. Ieri 7 gennaio il corpo dell'autore nato a Sandrigo, che da tempo si era trasferito nel piccolo comune lessino in contrada Molino nella frazione di Campodalbero, era stato ritrovato dai carabinieri senza vita. La notizia in poco tempo aveva fatto il giro del paese. I vicini da qualche giorno non avevano notato alcun movimento nella casa in cui l'uomo viveva e così hanno allertato le forze dell'ordine e sanitari. Lo scrittore infatti è stato trovato esanime: vicino al corpo alcune scatole di psicofarmaci. Tanto che sarà l'autopsia a dire se il 61enne sia deceduto per qualche causa legata al suo stato di salute psicofisico, da tempo per nulla buono, o se invece, con ogni probabilità, in un gesto estremo si sia tolto la vita «nell'ultimo faccia a faccia coi suoi demoni». Alcune settimane fa Trevisan era stato ricoverato nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Montecchio Maggiore. Alla stampa nazionale aveva raccontato i dettagli della sua vicenda. Le sue parole sulle condizioni dei degenti e del reparto erano diventate un vero j'accuse nei confronti del nosocomio della città castellana. 

Sindaco Ferrari la vostra comunità come ha accolto la notizia della scomparsa di Trevisan?
«Chi aveva con lui una certa familiarità ha provato molta tristezza, me compresa. Stiamo parlando di una personalità tanto spigolosa, quanto di spessore. Trevisan oltre che uno scrittore di vaglia indiscutibile è stato tra le altre un attore, un autore teatrale. Con lui avevamo cominciato a imbastire una collaborazione».

Lei lo aveva incontrato?
«Sì, anche dopo la degenza a Montecchio. Non era stato facilissimo avere a che fare con lui. Conosciamo i tratti della sua personalità, severa, acuminata, caustica. Non entro nel merito perché in tanti ne hanno parlato e scritto. Nonostante questo avevamo intessuto un bel dialogo: l'idea era quella di dare vita a una collaborazione tra Crespadoro e l'autore. Una personalità di questo genere è stata comunque un dono per una comunità come la nostra. Avevamo comunque già in programma una prima iniziativa. Per di più molti nostri concittadini avevano cominciato a abituarsi a lui. Lo vedevano davanti al bar del paese il Trego col suo pc portatile col suo taccuino, che scriveva, che dava corpo alle sue idee. Non mancava chi si fermava a parlare con lui. È chiaro che la sua morte ci ha lasciato sgomenti».

E adesso?
«Ovviamente l'evento sul quale ci stavamo cimentando rimane in programma, per la tarda primavera o al limite per l'estate. Stiamo pensando alla proiezione di un documentario dedicato all'assassinio del pilota americano Lee McAllister al quale Trevisan aveva lavorato. Vista la sua scomparsa  tributeremo un omaggio al nostro concittadino: ma stiamo pensando anche ad altri percorsi. È il minimo per un uomo che ha dato così tanto alla cultura veneta e italiana. Rimane però un grande grande rammarico per non avere potuto proseguire la collaborazione appena avviata».

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