Coronavirus: negozi di vestiti, per riaprire tante difficoltà sulle norme igieniche

Disinfettare i camerini, sanificare gli abiti, sono tante le criticità per gli store di abbigliamento

Negozi di abbigliamento in allarme. E’ chiaro che per gli store di vestiti e scarpe, la prossima apertura imporrà il problema della sanificazione degli articoli provati dai clienti e da riporre negli scaffali.
Sanificare vuol dire vendere capi usati. Impossibile. E' la parola che più di ogni altra corre sulle bocche degli esercenti di negozi di abbigliamento viste le regole, non ancora ufficiali, a cui dovrebbero attenersi per riaprire al pubblico a partire dal 18 maggio.
Il settore è particolarmente a rischio e il problema non è di semplice soluzione in quanto l’uso dei normali sanificanti (cloro e alcool) finirebbe per rovinare oggetti delicati come indumenti, biancheria e calzature.

Una volta riaperta l’attività commerciale, invece, le operazioni di pulizia e igiene del punto vendita devono essere svolte almeno due volte giorno. Inoltre, le normative prevedono che nei locali devono essere garantiti un’adeguata aereazione naturale e il ricambio d’aria. In merito, è necessario effettuare la pulizia dei filtri dell’aria condizionata o, se necessaria, la revisione dell’impianto.

La sanificazione nei negozi di abbigliamento
Le attività che vendono capi di abbigliamento e calzature dovranno preoccuparsi della sanificazione dei camerini e dei vestiti che saranno indossati dai clienti.

Come realizzare questo tipo di sanificazione?
I metodi tradizionali rischiano di essere spesso lenti e poco efficaci, inoltre va tenuto in conto che alcuni componenti chimici per la sanificazione, come l’etanolo, possono danneggiare le plastiche.

Un metodo altamente rapido e sicuro è quello di attivare una procedura di sanificazione con l’ozono degli interni dei negozi, dei camerini e degli abiti provati dai clienti. Ma serve un macchinario molto costoso. Le cabine ad ozono costano dai 3.000 euro in su, e non si hanno conferme ufficiali di efficacia con il coronavirus. Di altre soluzioni che prevedono di spruzzare ozono a mo' di deodorante è meglio lasciare stare: servono alte concentrazioni e tempi. 

I camerini 
I camerini sono il luogo in cui i clienti indosseranno i vestiti, e pertanto rappresenteranno un’area del negozio a cui si dovrà riservare un alto livello di attenzione. Dovranno essere totalmente sanificati e igienizzati, e così anche i vestiti provati e non acquistati dai clienti. 

Una negoziante

"So che potremmo dover sanificare gli abiti, ma è assurdo anche perché bisognerebbe acquistare un macchinario costosissimo per farlo. E penso che col ferro da stiro, potrei sanificarli ugualmente. Sicuramente i clienti entreranno solo in pochi alla volta, quindi anche gli incassi diminuiranno. Sanificare gli abiti e non dare la possibilità alla gente di provare i vestiti ci creerebbe grossi problemi.
Ho il magazzino ancora pieno di capi primaverili. Così avremo il 100% dei costi del periodo precedente al virus con, se andrà bene, il 30% dei ricavi. Il rischio è l'effetto dominio, cioè che dalla chiusura dei negozi si passi alla chiusura delle fabbriche. Se il Governo confermerà le disposizioni sul distanziamento sociale e sulla sanificazione dei capi oltre che dei locali, diverrà anti economico tenere aperto, in quanto i costi saranno di gran lunga superiori agli incassi." dichiara la titolare di un negozio di abbigliamento.

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