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Sangue e delitti nella Vicenza "bianca": nuovo rompicapo per l'ispettore Sperandio

"Pupazzi di neve girano armati". L'ultimo noir di Alberto Belloni, ambientato nell'inverno dell'85, quello della "nevicata del secolo", ha come sfondo una città che non c'è più ma tra le righe suggerisce una chiave di lettura per il presente

L'inverno del 1985 fu particolarmente rigido. Un'anomalia termica della stratosfera fece incontrare l'anticiclone delle Azzorre con quello polare e a partire dai primi giorni di gennaio il gelo arrivò dal mare di Kara sul Mediterraneo. La penisola fu investita da una massiccia ondata di gelo e, fra il 13 e il 17 gennaio, una precipitazione nevosa di portata eccezionale colpì in particolar modo l'Italia centro-settentrionale. A Vicenza, dopo 72 ore ininterrotte di fiocchi, la neve superò i 50 centimetri per le strade della città. Pochi giorni prima, a causa del gelo, saltarono 700 contatori dell'acqua e la colonnina del termometro scese a -14 gradi.

La "nevicata del secolo" arrivò nel capoluogo berico nella notte tra il 14 e 15 gennaio '85, la città restò paralizzata nella morsa del gelo e in quello scenario "siberiano", non si vedeva altro che una coltre bianca. Un bianco che, nel nuovo romanzo di Alberto Belloni, "Pupazzi di neve girano armati", è sporcato dal sangue di quattro vittime di altrettanti efferati omicidi. L'ultimo noir di Belloni, giallista e opinionista sportivo per Vicenzatoday, è in uscita in questi giorni e verrà presentato giovedì 31 ottobre alle 20:30 al teatro Astra di Vicenza e il 14 novembre al Remondini di Bassano. Il libro chiude la trilogia dell'ispettore di polizia Benni Sperandio, già protagonista de "Solo gli stronzi dormono la notte" e "I cattivi hanno i piedi a papera". 

La storia parte dal ritrovamento dei quattro cadaveri dentro al bunker tedesco di Caldogno e, da lì, inizia l'indagine dello sbirro protagonista del romanzo. Un'indagine che lo conduce sulle tracce della "Banda Carità", il reparto dei servizi speciali di Firenze che prese il nome da Mario Carità e che, durante la Repubblica Sociale Italiana, agì con metodi brutali contro la Resistenza partigiana. Sullo sfondo c'è però anche la Vicenza degli anni '80, una città e una provincia nel pieno del boom economico. Basti pensare che, al tempo, i dati provinciali ponevano Vicenza come l’area più industrializzata d’Italia con 23,65 addetti ogni 100 abitanti. Ma il romanzo è infarcito di vere e proprie chicche su di una società statica da un certo punto di vista ma anche in completa trasformazione da un altro, dove i riti caratteristici della "vicentinità" erano ancora ben lontani dalla globalizzazione del terzo millenio. 

L'ispettore Sperandio, detto "Sandokan" è uno sbirro "vecchia scuola". Nostalgico del ventennio e dai modi rudi, ormai si trova a un passo dalla pensione ma non per questo rinuncia a mettere al servizio della legge tutta la sua caparbietà, condita da una malinconia, tipica della provincia, che al pari delle neve riveste le osterie e gli spazi vicentini soffocati dal kitsch degli anni ottanta. Un kitsch che diverrà imperante da lì a poco. Alla metà di quel decennio il mondo stava cambiando velocemente, così come Vicenza. Il "grande freddo" della nevicata del secolo sembrava mettere in guardia i vicentini su un passato dai conti mai risolti e su di un futuro che incalzava, suggerendo che nulla sarebbe stato come prima. 

L'indagine sul ritrovamento di quei resti umani in una stanza segreta e la vita della città di 35 anni fa sono al pari parte integrante del corpo del romanzo giallo di Belloni. Un schema che si trova in altre opere precedenti dell'autore, ma che forse qui ha  toni ancora più amari. La narrazione si dipana così tra riferimenti storici (la razzia dei beni della Sinagoga di Firenze, l'attività dell'UPI di Mario Carità) e una Vicenza ormai della memoria, come la vecchia trattoria da Alcide, rifugio peccatorum del centro storico. Un'osteria dove, durante una cena, si narra di come Alessandro Manzoni avesse saccheggiato la storia Medioevale di Vicenza per scrivere i Promessi Sposi. E Belloni, facendo l'occhiolino al romanzo storico, usa il topos narrativo del noir per offrire al lettore una chiave di lettura della nostra epoca. E cioè che, di fronte alla patina ghiacciata dell'era digitale, in cui tutto funziona come un riflesso (proprio come la neve), bisogna spaccare la crosta e individuare gli scheletri negli armadi, trovare i cadaveri nelle stanze segrete per interpretare un presente in cui la perdita d'identità fa ormai parte del tessuto quotidiano. 

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