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Martedì, 30 Novembre 2021
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Prende corpo la protesta contro il Green pass

Anche nella provincia berica, oltre che nel resto del Paese, cresce l'astio nei confronti delle scelte del governo in materia di lotta al Covid-19. La Cub e l'Usb: «Ne stanno facendo le spese i lavoratori»

Oggi 15 ottobre un pezzo del Belpaese protesta contro l'entrata in vigore del certificato anti-coronavirus «per tutti i luoghi di lavoro». E Vicenza non fa eccezione. Stamani in Campo marzo una folla di un migliaio di persone, così rimarcano molti partecipanti, ha criticato duramente la scelta del governo Draghi in materia di Green pass. In diverse zone della provincia si segnalano sit-in di vario genere tra cui quello davanti alla Vimar di Marostica. Più nel dettaglio in Campo marzo chi sfilava a più riprese ha bollato il provvedimento deciso dal governo come «antidemocratico». Non sono mancate le bordate a Federfarma, che avrebbe spinto le farmacie che praticavano sconti per i lavoratori che chiedevano appunto il tampone necessario per poi stampare il Green pass, a non praticarli più. Una condotta «definita degna della peggior mafia». In mattinata si sono registrati disagi da parte di diversi studenti che andavano a scuola in pullman o in bus a causa delle presenze a ranghi ridotti tra i lavoratori del trasporto pubblico.

Maria Teresa Turetta, segretario veneto del sindacato Cub, criticando il governo per il Green pass ha spiegato che proprio la sospensione dal lavoro per chi non lo presenta può essere «usata come forma di lotta assimilabile ad uno sciopero anche quando questo non sarebbe possibile perché non comunicato per tempo». Il presidio organizzato da Cub, spiega Turetta alle telecamere di Vicenzatoday.it è stato pensato anche come forma di supporto e vicinanza «alla protesta organizzata dai portuali di Trieste che hanno deciso di dare vita ad una iniziativa fuori dalle sigle sindacali tradizionali»: il riferimento a Cgil, Cisl e Uil, pur non citate, è preciso. La Cub rimarca poi il fatto che sono «i lavoratori in primis a fare le spese delle scelte di palazzo Chigi». 

Si tratta di critiche non troppo dissimili da quelle di altre sigle di base come l'Usb la quale il giorno 11 aveva dato vita ad uno sciopero generale organizzato a Mestre (la Cub aveva invece preferito Padova). Il Vicentino Massimo D'Angelo ai microfoni di Vicenzatoday.it para di momento storico proprio perché le sigle di base, storicamente divise tra loro, «proprio per i problemi pregressi, poi acuiti dal Green pass, hanno ripreso a dialogare tra loro».

Allo stesso modo D'Angelo condanna «senza se e senza ma» la recente aggressione patita a Roma da soggetti «legati all'estrema destra». Ma mette immediatamente le mani avanti: «Quello che accade in alcune frange della società ci ricorda ciò che è accaduto in passato. Si spinge qualche gruppo estremista, magari concordando la cosa in segreto, a compiere certi atti per poi condannare invece il resto del fronte della protesta che dice la sua in modo non violento. Noi saremo vigli e non cadremo in questo giochino già visto durante la strategia della tensione e già visto al G8 di Genova. Siamo in un momento di crisi - spiega D'Angelo - dal quale si esce con più giustizia sociale, più servizi alla persona e meno politiche pensate per il bene del grande capitale». Si tratta di un ragionamento non troppo distante da quello fatto da Turetta stamani davanti al municipio berico.

ASCOLTA L'INTERVENTO DI MARIA TERESA TURETTA
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