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La protesta degli studenti

La protesta degli studenti

Dad all'aperto, la protesta di studenti e genitori: "Soluzioni per tornare in presenza"

Il prolungamento della didattica a distanza per le scuole superiori "non può essere una soluzione". Il coordinamento studentesco Altovicentino torna a mobilitarsi

Venerdì a Schio, sabato a Thiene un totale di 50 studenti tra i due comuni si sono organizzati e con tavoli panchine e prolunghe hanno seguito le lezione Dad all'aperto, al freddo per tutta la mattina. 

"La scuola è, alternativamente, un vessillo da sventolare per qualche settimana o una voce di spesa da comprimere - spiega in una nota il coordinamento studentesco Altovicentino - oggetto per decenni non di investimenti ma di  tagli, coerentemente con un pensiero che considera lo studio – e quindi la Scuola e la cultura stessa – non come un’umana necessità ma come un’ improduttiva perdita di tempo di cui ricordarsi soltanto nel momento in cui è funzionale ad altro; prova ne è la decisione di tenere chiuse solo le scuole superiori, con il pretesto che “un’aula scolastica è terreno fertile per il virus. Se così fosse, sarebbe logico e doveroso chiudere anche le scuole materne, elementari e medie, ma questo non è ancora stato fatto perché altrimenti i genitori che lavorano non saprebbero dove lasciare i propri figli". 

"La convinzione che per le scuole superiori la didattica in presenza sia sacrificabile si basa inoltre sugli errati presupposti che la Dad possa sostituire la didattica in presenza - continunano - e che gli studenti della scuola superiore siano comunque in grado di reggerla. Dopo quasi un anno di didattica a distanza i risultati negativi sull’apprendimento  sono evidenti, così come le pesanti conseguenze sul piano psicologico e relazionale in una generazione la cui mancanza di socialità sta alimentando un senso profondo di instabilità  e di pessimismo nei confronti del futuro".

"L’esperienza dello scorso anno scolastico - sottolineano - non è dunque bastata per far capire che il ricorso alla Dad è accettabile solo in contesti di emergenza assoluta, quando cioè tutto il resto ha già chiuso e l’impossibilità di mantenere aperte le scuole è evidente. É dunque una responsabilità politica enorme quella di chi ha ritenuto che non valesse la pena di realizzare quegli interventi – trasporti, ampliamento spazi, efficace sorveglianza sanitaria – che avrebbero potuto assicurare a tutti gli ordini di scuola la didattica in presenza".

"In questo momento in cui la situazione epidemica si è pesantemente aggravata - precisano - non pretendiamo un rientro a scuola immediato, ma chiediamo si lavori da subito per realizzare interventi concreti che affrontino i problemi fin qui trascurati:  un servizio di trasporto pubblico degno di tale nome, dove sia rigidamente rispettato il limite di capienza del 50% dei posti a sedere; sorveglianza sanitaria; riduzione del numero di studentesse/i per classe e la messa a disposizione di nuovi spazi, attingendo a quelli già esistenti e al momento privi di destinazione che potrebbero essere adibiti alle attività scolastiche"

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