«Oltre tremila» contro l'ospedale di Santorso

Un lunghissimo corteo invade le vie di Schio e dintorni: nel mirino «le carenze della sanitá dell'Ulss 7»: fiele su Zaia e Galan

La protesta (foto: Marco Milioni)

Una fiumana «tra le duemila e le tremila persone» invade le vie di Schio per protestare contro la gestione della sanitá pubblica del comprensorio da parte dell'Ulss 7 e da parte della Regione Veneto che la controlla. È questa l'istantanea scattata oggi pomeriggio poco dopo le due.

La manifestazione era stata indetta da Coalizione civica, una delle forze che a Schio siede in consiglio comunale nei ranghi dell'opposizione. Alla fine però le adesioni sono giunte da ogni dove: partiti, sindacati, associazioni, compresa la lista civica del sindaco Valter Orsi. Unico grande assente il Carroccio che ha fatto sapere di non condividere le modalità della manifestazione, un Carroccio che peraltro esprime l'assessore regionale alla sanitá ossia la rosatese Manuela Lanzarin.

«Giú le mani dalla sanitá pubblica, basta coi tagli» sono stati gli slogan piú gettonati durante una protesta pacifica che ha visto « una partecipazione oltre le aspettative» fa sapere Carlo Cunegato di Coalizione civica. I manifestanti, giunti dal comprensorio, ma pure dal Bassanese e dal Vicentino, hanno marciato bandiere e striscioni alla mano. Il corteo, cominciato sí e no con cinquecento partecipanti, è cresciuto come un fiume in piena di volta in volta alimentato dagli affluenti.

Nel mirino è finito l'ospedale del distretto, che si trova nel vicino comune di Santorso. Ed è proprio il nosocomio terminato diversi anni fa con la procedura della finanza di progetto nell'ambito di una convenzione affidata ai privati, che ha alimentato le critiche al vetriolo durante una marcia conclusasi proprio davanti a quell'ospedale. «I costi spropositati della sua gestione stanno mettendo a rischio il diritto degli utenti di essere curati» attaccano gli attivisti che hanno guidato il corteo. Che hanno parlato di debacle «finanziaria e gestionale tanto prevista quanto preoccupante». Poi le parole si sono trasformate in pietre: «È questa la sanitá cara al governatore leghista Luca Zaia e al suo predecessore azzurro Giancarlo Galan? Questi signori sanno che i disservizi sono all'ordine del giorno?»

Durante le prossime ore gli organizzatori faranno il punto della situazione. E nel frattempo abbozzando un commento a caldo: «Ad ogni modo vedere in corteo tante persone, anche quelle che in passato sostennero il project financing, ci fa riflettere». Cunegato non lo dice, ma il suo indice pare puntato su Fi, Pd, sindacati confederali e confindustria i quali  giustappunto a metà degli anni Duemila furono tra i principali alfieri del nuovo ospedale a Santorso che poi sostituí «i nosocomi di Thiene e Schio che avevano bilanci in ordine e fornivano servizi adeguati».

Pietro Veronese, volto noto della associazione Communitas, la memoria storica della battaglia contro il project financing a Santorso voluto dal centrodestra regionale ai primi anni Duemila predica realismo: «Questa china potrá essere risalita solo se la Regione ridiscuterá gli accordi coi privati che le impongono di versare milioni e milioni di euro l'anno per il canone d'uso, costruzione e gestione del nosocomio. Quando Zaia nel 2010 divenne per la prima volta governatore del Veneto promise che avrebbe rivisto quegli accordi. Poi non se n'è fatto piú nulla».
 

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