«Mi prostituisco per giocare alle slot»

È la storia che una quarantenne della provincia berica racconta ai taccuini di Vicenzatoday.it: «Anche quando vinco non provo niente: è il prezzo della dipendenza»

Una sala slot (archivio Padovaoggi.it)

Chiara è una donna che da poco ha superato i quaranta. Quarant'anni ben portati ma sotto la superficie dell'aspetto si nasconde «un demone» che non le dà pace, il gioco. Chiara, il nome è di fantasia perché la donna è in terapia «a causa della ludopatia», è separata «sulla via del divorzio» e ha una figlia quasi maggiorenne che vive col padre. «Abbiamo stabilito così - spiega la madre ai taccuini di Vicenzatoday.it - dal momento che la mia vita sta prendendo una piega poco adatta per un rapporto sereno con un marito, men che meno con una figlia. La quale, so che è brutto dirlo, mi manca solo quando non gioco e sono sobria». La donna abita nel Basso vicentino. Vive in una casa che il marito le ha messo a disposizione «ma i quattrini non mi bastano mai» spiega mentre si accende una sigaretta.

Oggi quanto ha giocato?
«Oggi poco, solo trecento euro».

Per molti sono una bella cifra, no?
«In realtà lo sono anche per me».

Perchè?
«Mio marito me ne passa mille al mese, coi quali dovrei vivere. Per fortuna conoscendomi quando ci siamo separati ci siamo accordati. Mi passa un mensile basso, la casa è a me in usufrutto ma mi paga le bollette, le tasse e le spese. Con quei soldi dovrei viverci, ma non ci riesco».

Scusi ma non lavora?
«Quando ero sposata per un periodo ho fatto la rappresentante. Poi ho lasciato perdere anche per la bambina. Non ho mai ricominciato a lavorare. Non saprei da dove cominciare. So che è una scusa, ma è così».

Era felice quando viveva con la sua famiglia?
«Mio marito è un libero professionista, ha anche un paio di piccole società assieme ai parenti. La sua famiglia sta bene, quando eravamo sposati non mi è mancato mai nulla. Però mi ha sempre guardata un po' dall'alto in basso. Non di rado mi sono sentita un po' ai margini».

È stata questa la causa del fallimento del rapporto?
«In piccola parte sì. Ma poi ci ho messo del mio. Per riempire questo vuoto ho cominciato ad uscire con qualche amica. Un paio di volte siamo andate al casinò. Poi abbiamo cominciato a frequentare le sale slot. All'inizio era divertente, poi in modo subdolo e veloce è diventate un'ossessione. Poi è capitato il disastro».

Che è successo?
«Avevo cominciato a giocare forte, i soldi che chiedevo a mio marito anche con la scusa che servivano a nostra figlia non bastavano. Una volta sono stata beccata da mia suocera a rubare i suoi ori, dopo che ne avevo fatti sparire un bel po'. Ed è passata per un soffio. Quando ho fatto la stessa cosa con mia cognata i fratelli di mio marito, nonché mia suocera gli hanno dato un ultimatum. E così ci siamo separati. Devo dire che mio marito come me è stato previdente, anche comprensivo».

In che senso?
«Mi spiego. I suoi parenti avrebbero potuto denunciarmi, sputtanarmi. Si è frapposto. Conoscendomi mio marito mi ha dato una casa in cui non ho spese. Però abbiamo tagliato i ponti, pure con mia figlia che per me non ha mai stravisto. Non so nemmeno se il mio ex conviva con un'altra. Però mi paga luce, acqua, condominio e mi lascia un migliaio di euro al mese. Che due volte su tre non bastano».

E come fa?
«Prima ho cominciato a chiedere soldi alle amiche. Poi hanno smesso di darmeli».

E allora?
«Ho iniziato a prostituirmi. All'inizio è stato una specie di scambio con altri giocatori, appresso mi sono accorta che attorno alle sale e anche ad alcuni bar c'è tutto un mondo».

Come funziona?
«Ci sono un sacco di uomini che giocano, quando hanno disponibilità ti allungano un cinquantone o un centone e tu glielo prendi in bocca. Punto. Detto in soldoni mi prostituisco per giocare alle slot».

E quando ha bisogno di più soldi?
«Beh allora si cambia registro. Ti tiri, ti trucchi: un paio pantaloni attillatissimi o una mini da zoccola, un paio di zeppe alte e il gioco è fatto: entri tappata così e per una mezz'oretta sei la star della serata. Non hai idea di quanti vecchi di merda, e non solo loro, ronzino attorno a questi posti per farsi una scopata o per farsi fare un pompino».

E dove capita?
«Qualche volta nei cessi dei locali. Spesso nelle loro auto. Qualche volta, se mi fido, a casa loro».

E che cosa prova?
«All'inizio ero inebriata perché i soldi arrivavano. E sembravano tanti. Poi quando li spendi troppo in fretta sai che per quanto ti vendi non riesci a starci dietro. Mi è venuta la depressione in una con un senso di schifo. È in quel caso che ho chiesto aiuto a una psicologa. Adesso quando mi prostituisco non ci faccio più caso. Anche se ho cominciato a bere pesante».

Che cosa?
«Superalcolici».

Fa uso di droghe?
«Mai fatto. Ma le garantisco che è più che sufficiente. Quando ti passa l'effetto dell'alcool e ti trovi in un bar dei cinesi che puzza di piscio, sola come un cane a giocare con le macchinette, dopo aver fatto pompini per un intero pomeriggio, lì, in quel posto, ti senti una merda. E allora o ricominci a giocare o ricominci a bere».

Ha mai vinto cifre importanti?
«Una sola volta».

E che sensazione ha provato?
«Nessuna. È stata la volta, una delle poche, in cui ho provato paura: perché è stata quella l'occasione in cui ho realizzato che ormai l'ebbrezza del gioco era divenuta dipendenza. Lo stesso ho provato anche nel caso di vincite minori. Quando vinco non provo niente: è il prezzo della dipendenza».

Ed oggi che cosa si aspetta dalla sua vita?
«Non so. Niente direi, ma ripeto, non saprei esattamente».

Proprio niente?
«Onestamente pensieri del tipo mi metto con un bravo ragazzo, uno che mi mette la testa a posto, non mi sono mai passati per la testa. Non perché detesti questa possibilità, semplicemente perché nella mia testa certe idee non transitano. O almeno così credo. Un paio di volte ho cercato di farla finita, ma all'ultimo momento non ho avuto il coraggio. Ad ogni di modo nella mia vita ne ho fatte di cazzate, di errori molto gravi».

Non vuole bene a nessuno?
«Certe volte quando non ho bevuto mi manca mia figlia. Ma non saprei. Provo un grande disinteresse, un vuoto a cui non so dare un nome. Però dalla mia psicologa a Vicenza vado con piacere. Ultimamente mi ha dato un po' di serenità».

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Le verrebbe da dare qualche consiglio per evitare a qualcuno di cadere in quelli che lei stessa definisce gravi errori?
«No. Non saprei proprio che cazzo dire».

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