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Pomari, bocciato il progetto del centro commerciale: soddisfazione dei comitati

La commissione di Valutazione di Impatto Ambientale dice stop ad Agrifura Srl. Ma la questione non è affatto conclusa «poiché il privato potrà sempre ripresentare un nuovo progetto, magari recependo le osservazioni formulate dalla Commissione in materia di mitigazioni ambientali», sottolinea il consigliere Ciro Asproso che sul caso ha presentato un'interrogazione

Dopo 7 anni di mobilitazione popolari, sit-in e cortei il comitato dei Pomari esulta sulla decisione della commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Provincia di Vicenza che ha bocciato il progetto di Agrifura Srl per la realizzazione di due capannoni commerciali per circa 8000 metri quadrati ciascuno divisi al loro interno in 3 grandi spazi di vendita, parcheggi per 8000 metri quadrati (anche interrati) e un altro edificio (identico all’attuale sede della Camera di Commercio) alto ben 26 metri per la creazione di nuovi uffici.

Nella commissione V.I.A. si legge che “l’impianto interferisce con le sensibilità ambientali in tema di Ambiente Idrico, Paesaggio e Tutela Risorse Naturali ed Agronomiche e presenta criticità che non sono adeguatamente affrontate e/o supportate da proposte di mitigazione, per cui sono possibili impatti ambientali negativi e significativi”. Non solo, la Commissione afferma che “il Quadro Progettuale, inoltre, nonostante le integrazioni richieste, non ha fornito una reale valutazione comparazione tra le possibili alternative di progetto, non ha concretamente approfondito il tema delle mitigazioni ambientali, limitandosi ad una proposta compensativa in un ambito non coerente con il sito di progetto”.

Il Comitato Pomari ha espresso profonda soddisfazione per l’esito della procedura di VIA. «Si tratta di un successo politico unico in città: per la prima volta un movimento popolare nato nella periferia riesce a fermare un processo di devastazione ambientale - si legge in una nota - si apre così una nuova pagina per il futuro urbanistico dei Pomari. La partita, infatti, non finisce certamente qui, anzi, se da un lato è stato sancito che il progetto così com’è non può essere realizzato, dall’altro la pianificazione urbanistica di Vicenza prevede ancora le volumetrie commerciali e direzionali. Ora rischia di aprirsi una fase di stallo dalla quale c’è solo una via d’uscita: cancellare il Piruea e creare un nuovo piano urbanistico che riporti il Parco Natura Urbana ai Pomari e sgravi il quartiere dall’eccessiva mole di cemento, restituendo dignità all’intero territorio berico che anno dopo anno vede aumentare il proprio consumo di suolo».

A sottolineare che la questione non si è affatto conclusa, è il consigliere comunale Ciro Asproso, che sulla questione ha presentato un'interrogazione a Palazzo Trissino con la quale chiede di conoscere lo stato del PIRUEA Pomari dal punto di vista della scadenza dei termini e di valutare la possibilità di riclassificare l’area mantenendola a verde pubblico.

 «Il privato - spiega Asproso - potrà sempre ripresentare un nuovo progetto, magari recependo le osservazioni formulate dalla Commissione in materia di mitigazioni ambientali». Nel parere V.I.A. si legge infatti che c'è da verificare se, come emerso anche in sede presentazione al pubblico, vi sia o meno la decadenza dello strumento urbanistico P.I.U.R.E.A. "ovvero se anche con la decadenza del PU le aree non edificate conservano i loro diritti edificatori e le relative volumetrie e destinazioni d’uso, e se sia stato recepito il piano approvato all’interno del PAT”.

«Il Comune - conclude Asproso - deve chiarire una volta per tutte quale sia la situazione dal punto di vista urbanistico e, qualora sia accertata la decadenza dello strumento urbanistico, ha il dovere nei confronti dei residenti e della città di riclassificare l’area in funzione del prevalente interesse pubblico e in funzione del ripristino di un corretto corridoio ecologico tra la città e il bosco della Carpaneda».

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