Plasma iperimmune, Avis: “Speranza e cautela. Pronti a collaborare”

È la strada giusta per la cura del coronavirus? La cautela è d’obbligo, data la delicatissima materia e dato che si è ancora in fase sperimentale, ma la speranza c’è

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VicenzaToday

Avis Regionale Veneto sta seguendo con molta attenzione e interesse questa fase dell’emergenza Covid-19 ed è pronta a dare il suo contributo, laddove serva. La sperimentazione con il plasma iperimmune, avviata anche a Padova, sta dando risultati molto incoraggianti, grazie agli anticorpi sviluppati dai pazienti che sono guariti. I

l plasma prelevato (previo consenso) da chi è guarito dall’infezione da Covid-19, preventivamente testato per la presenza e quantizzazione di quel tipo particolare di anticorpi detti “neutralizzanti” (nome derivante dal tipo di metodo di laboratorio utilizzato per la loro ricerca) e poi infuso nei pazienti ancora in terapia intensiva, può rappresentare una terapia positiva, dopo le opportune procedure e trattamenti.

È la strada giusta per la cura del coronavirus? La cautela è d’obbligo, data la delicatissima materia e dato che si è ancora in fase sperimentale, ma la speranza c’è. “Doppia per un’associazione come la nostra, che della raccolta di sangue e plasma fa da sempre la propria mission – spiega il presidente di Avis regionale Veneto, Giorgio Brunello, precisando che –siamo ovviamente molto cauti, perché siamo in fase sperimentale, ma diamo massima disponibilità nel caso servano i nostri donatori e il nostro impegno”.

Come annunciato dal governatore del Veneto, Luca Zaia, a chiamare i cittadini che si sono ammalati e sono guariti, saranno per il momento le Usl e i Centri trasfusionali, ma verranno fornite indicazioni e riferimenti per gli accessi spontanei. “Nei trasfusionali si farà una accurata selezione dei soggetti ex pazienti Covid 19 che hanno risposto alla chiamata. Dovranno innanzitutto essere guariti da almeno due settimane, con due tamponi negativi eseguiti a distanza di 24 ore l’uno dall’altro (come prevedono le linee guida del Ministero della Salute) e non avere altre patologie – spiega il direttore sanitario di Avis regionale Veneto, dott. Giovanni Lenzo - Saranno quindi sottoposti ad esami e procedure che attestino idoneità e sicurezza alla donazione, dato che non tutti i pazienti guariti sviluppano gli anticorpi in egual misura ed efficacia. Se la donazione è possibile, il plasma verrà successivamente congelato e stoccato per la sperimentazione e gli studi collegati, in modo da consolidare la fondatezza scientifica delle ricerche in corso e costituire nel contempo una riserva di plasma pronto per eventuali fasi successive di utilizzo in protocolli clinici”.

Tra gli ex pazienti Covid 19 potrebbero, naturalmente, esserci anche dei donatori già periodici Avis, iscritti ad altre associazioni o non iscritti ad associazioni, per i quali le procedure di selezione potrebbero rivelarsi più semplici e superabili positivamente. (Fonte Avis regionale Veneto)

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