Lo spettro del caso Pfas sull'Alta velocità veneta

Mentre nel comprensorio arzignanese e non solo si lotta contro il tempo per ripristinare in toto la qualità delle forniture idropotabili e mentre emergono nuovi filoni d'inchiesta sull'affaire Miteni, un ex consigliere comunale di San Bonifacio lancia l'allarme in merito ai rischi che incomberebbero sui cantieri del Tav a causa della contaminazione dell'acqua che potrebbe percolare dalle aree di lavoro

Una veduta della linea ferroviaria Milano-Venezia all'altezza di Montecchio Maggiore - Alte Ceccato in provincia di Vicenza (foto Marco Milioni)

Sul caso Pfas ci sono alcune schiarite: con una nota diramata oggi 11 agosto la giunta di Arzignano si dice fiduciosa infatti che il secondo filone d'inchiesta assieme al primo «possa restituire un po' di giustizia ai nostri territori» anche in relazione al miglioramento dell'approvvigionamento potabile. Ma sul Veneto centrale continua ad incombere lo spettro dell'utilizzo di acqua contaminata dai cantieri dell'Alta velocità qualora questi iniziassero seguendo i piani oggi in via di approvazione: questa almeno è la denuncia di un ex consigliere comunale di San Bonifacio che da anni si batte contro l'attuale progetto del Tav.

IL DISPACCIO
Oggi nel primo pomeriggio il sindaco arzignanese Alessia Bevilacqua e l'assessore all'ambiente della stessa città Giovanni Fracasso hanno diramato un breve dispaccio in cui commentano le ultime che in questi giorni giungono da Borgo Berga. Nuove che parlano di un nuovo capitolo del caso Miteni. L'inchiesta sull'inquinamento da Pfas addebitato dalle autorità alla industria chimica Trissinese oggi fallita si starebbe arricchendo infatti di un nuovo sostanzioso capitolo giacché gli inquirenti avrebbero acceso potentemente i riflettori su una serie di condotte molto più recenti che porterebbero le lancette delle eventuali violazioni «molto più a ridosso dei nostri giorni».

La novità è stata così eclatante che Bevilacqua e Fracasso hanno deciso di commentare con un breve dispaccio: «Le notizie che in questi giorni arrivano dal palazzo di giustizia di Vicenza - si legge - ci fanno ben sperare perché sul caso Pfas, quanto meno rispetto alle implicazioni di natura penale, possa essere detta una parola di verità, sperando così che possa essere restituita un po' di giustizia ai nostri territori».

LA GARA
I due però vanno oltre e spiegano che l'amministrazione della città del Grifo col supporto «fattivo» del gestore Acque del Chiampo punta ad eliminare definitivamente i derivati del fluoro dalla rete idrica del comprensorio municipale. «Lungo l'arco dei prossimi due anni Arzignano, per quanto concerne l'approvvigionamento idro-potabile, toccherà il traguardo Pfas zero grazie ai lavori di Canove, in zona Tezze-Costo: in relazione a quell'impianto infatti Acque del Chiampo sta procedendo come da programma con una gara europea». A detta della giunta della città del Grifo si tratta di un intervento di grande portata poiché «riuscirà a gestire acqua pulita a Pfas zero per oltre 2,7 miliardi di litri d'acqua all'anno: un volume pari a quello di 1.080 piscine olimpioniche». Si tratta di uno sforzo «notevole» che peraltro da mesi accomuna molti altri gestori e molti altri comuni (in una con la Regione Veneto e lo Stato) ai quali spetta l'onere di fronteggiare la stessa emergenza.

LA DENUNCIA DI CARRADORE
Tuttavia l'affaire Pfas con tutte le sue implicazioni è tutt'altro che al tramonto. Uno dei problemi più ostici riguarda la persistenza dei Pfas, tra gli scarti di lavorazione più temibili fra quelli prodotti dalla Miteni, nella matrice ambientale: una presenza che è divenuta una costante nelle falde e spesso anche nelle acque di superficie, di buona parte del Veneto centrale interessando l'Est veronese, l'Ovest vicentino nonché la Bassa padovana: anche se le falde starebbero «accompagnando inesorabilmente» tali componenti fino al Rodigino e al Veneziano con conseguente approdo in mare.

In una lunga audio-intervista rilasciata ai microfoni di Vicenzatoday.it Vasco Carradore spiega che un'altra grana che riguarda sempre i Pfas riguarderà i cantieri dell'Alta velocità ferroviaria, specie quelli tra Veronese e Vicentino. Il veronese Carradore (già presidente della commissione territorio del Comune di San Bonifacio, volto storico del fronte dei critici verso il Tav, nonché candidato alle prossime regionali per la formazione di centrosinistra Il Veneto che vogliamo) si dice molto preoccupato. Spiega che qualora cominciassero i canteri l'alto consumo di acqua contaminata da Pfas da parte di questi ultimi metterebbe ancor più a rischio le campagne da anni afflitte da questo tipo di problema per via del possibile percolamento o dispersione nelle aree limitrofe: la cosa riguarda «in primis il Veronese ed il Vicentino». Per di più l'ex consigliere comunale, che aveva lanciato l'allarme già in passato, spiega di aver informato anche il Ministero dei trasporti nonché la Regione Veneto (quest'ultima è competente in tema di Pfas) anche se da palazzo Balbi non sarebbe arrivata alcuna presa di posizione «degna di questo nome», spiega sempre Carradore ai taccuini di Vicenzatoday.it.

TRENO, SPV E AUTOSTRADA: LA SCIARADA DEL CASELLO
L'ex consigliere comunale sanbonifacese però non si ferma al caso Pfas. Nella intervista a Vienzatoday.it infatti distilla una disamina rispetto al progetto di tutta la tratta veneta del Tav tra Verona, Vicenza e Padova. Accende i fanali della sua critica nei confronti delle recenti esternazioni della giunta comunale di Vicenza che hanno fatto capolino tra la fine di luglio e più tardi agli inizi di agosto bollandole come fin troppo ottimistiche perché i cantieri sono comunque in alto mare.

Carradore però entra anche nel merito della querelle. Non lesina bacchettate al progetto: rispetto al quale parla di costi esorbitanti di quattro volte superiori a quelli della media Ue. Allo stesso tempo, oltre che dell'impatto ambientale ed economico, parla delle incognite e delle criticità urbanistiche tutt'altro che risolte per quanto riguarda «l'attraversamento di Vicenza e del suo hinterland»: critica che viene ribadita allorquando l'ex consigliere aggiunge che il progetto non è basato su una valutazione accurata tra costi e benefici ma solo su una valutazione di tipo politico che si è concretizzata su una serie di affidamenti diretti che cozzano con la politica della trasparenza invocata dalla Ue. Secondo il candidato c'è poi da considerare il nodo di Montecchio Maggiore. «L'intersezione, con tanto di casello, tra autostrada Brescia Padova e Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv e la presenza ingombrante nello stesso quadrante del progetto del Tav ad Alte-Montecchio è una patata bollente di cui non si parla più ma che è ancora sul tavolo. Le tre infrastrutture proprio ad Alte Ceccato, una frazione di Montecchio Maggiore, occuperanno de facto lo stesso fazzoletto di territorio e la Regione si è ben guardata dal farci capire, con dovizia di dettaglio, come intenda uscire da quel sul de sac progettuale».  

TRA CHIMICA E CINEMA: DA TRISSINO ALLA WEST VIRGINIA
Ad ogni buon conto nel Vicentino si torna a parlare di Pfas, ma attraverso il prisma dell'arte cinematografica. Domani infatti a alle 21,oo a Montecchio Maggiore al Castello di Romeo è prevista la proiezione di «Cattive acque». Si tratta di un film americano diretto dal regista Todd Haynes dedicato all'inquinamento da Pfas che negli anni ha colpito il distretto di Parkesburg in West Virginia, un comprensorio al confine con lo stato dell'Ohio.

Sui media italiani, proprio a causa del film, che è stato distribuito nel Belpeaese all'inizio del 2020, la similitudine tra Parkesburg e Trissino è divenuta evidente già ai primi mesi dell'anno quando sull'argomento è intervenuta l'associazione ambientalista Greenpeace che da anni sta combattendo una battaglia col coltello tra i denti. «Se pensiamo che ad Hollywood si sono mossi per una vicenda che ha colpito un bacino di 70mila persone, mentre nel Veneto tale bacino è cinque volte maggiore, non so che storia dovrebbero raccontare gli sceneggiatori a stelle e strisce qui da noi nel Nordest» fa sapere con «molto amaro in bocca» Alberto Peruffo, uno dei volti più noti della galassia ambientalista vicentina, il quale da da mesi si sta spendendo affinché la pellicola abbia «specie nel Veneto la dovuta diffusione».

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