«Pfas, nei pozzi della città vecchia livelli stellari»

Il coordinamento ecologista Covepa lancia l'allarme sullo stato dell'acqua nella parte alta del piccolo centro della valle dell'Agno: «I dati Arpav sono inequivocabili. Il comune e la Marzotto diano spiegazioni». La giunta si difende: situazione sotto controllo

Alcuni pozzi della Trissino alta presentano valori alle stelle di Pfas o meglio di una loro sottocategoria, i Pfoa. I Pfas sono i temibili derivati del fluoro usati in svariati campi industriali e militari. «Siamo attorno ai 25mila nanogrammi per litro. Valori stellari, valori migliaia di volte superiori a quelli che hanno messo in allarme i residenti del Veneto centrale dopo la deflagrazione del caso ambientale legato alla Miteni». In questo caso però la nota industria chimica trissinese non c'entra: tuttavia nell'occhio del ciclone finisce la sua progenitrice «ossia la Rimar che per un periodo fu ospitata nelle scuderie di villa Marzotto proprio nella parte vecchia di Trissino». A lanciare il grido d'allarme è il coordinamento ecologista Covepa che ieri 20 ottobre ha pubblicato in questo senso una nota al vetriolo che si basa su una serie di riscontri «effettuati da Arpav». La vicenda, che in parte è nota, era stata svelata proprio da Vicenzatoday.it nel settembre del 2018. All'epoca i valori erano già oltre le soglie di allarme, ma gli ultimi dati raccolti dall'agenzia ambientale regionale descrivono un quadro a tinte ancora più inquietanti.

I dati più recenti attinti dal portale dell'Arpav, si legge ancora nella nota firmata dal portavoce del Covepa (l'architetto Massimo Follesa) «appaiono veramente preoccupanti» per due ragioni. La prima è quella «che che ci permette di affermare che l'acqua del sottosuolo del centro abitato Trissino è pesantemente inquinata; la seconda è che, nel silenzio generale e nella mancata divulgazione dei dati, non si capisce se questi ultimi siamo quelli del sito Rimar sul colle sotto alla chiesa se facciano riferimento» a pozzi inquinati più o meno vicini a quel sito: il tutto rispetto ad una campagna di rilevamento che Arpav portò avanti «tra la fine del 2019 e i primi del 2020». L'architetto poi se la prende con la giunta comunale nonché con l'amministrazione regionale che si sarebbero ben guardate, questo è il succo del ragionamento di Follesa, dal divulgare in modo organico e completo non solo le informazioni raccolte dall'agenzia ambientale ma anche «la localizzazione esatta dei pozzi che presentano valori di Pfas alle stelle». Ma soprattutto Follesa chiede di sapere se gli enti pubblici, comune di Trissino in primis, abbiano dato il via alla procedura dettata in questi casi dalla legge che prevede prima una caratterizzazione, cioè una radiografia dello stato e della quantità dell'inquinamento, per poi passare ad una bonifica il cui peso sempre per legge spetta al proprietario del sito inquinato ossia alla famiglia Marzotto. «Quest'ultima, la giunta trissinese e quella regionale diano spiegazioni alla popolazione degne di questo nome. Vogliamo sapere quale correlazione esista tra il cantiere oggi in opera presso le scuderie Marzotto nel sito ex Rimar e i valori di Pfoa scoperti da Arpav e vogliamo sapere che cosa si sono bevuti e mangiati i trissinesi in questi decenni giacché Rimar iniziò a lavorare quantomeno negli anni Sessanta».

Di contro l'assessore all'ambiente del comune di Trissino (si tratta di Gianpietro Ramina) dalle colonne de Il Giornale di Vicenza di oggi in pagina 30 replica che la situazione è sotto controllo giacché l'amministrazione comunale, ancora mesi fa, ha avvertito «tutti i proprietari di pozzi privati» interessati dal relativo «divieto di utilizzo» mentre nei rapporti di prova agli atti del Comune sarebbero presenti «tutti i riferimenti» per correlare le misurazioni di Arpav con i siti in cui sono state effettuate. E ancora stando a Ramina la proprietà delle ex scuderia, confrontatasi con Comune e Arpav, ha dato incarico di eseguire una indagine ambientale per analizzare il fenomeno. In collaborazione con Arpav sono stati installati tre piezometri, ossia tre tubi di misurazione, a valle e uno a monte. Sarebbe stato anche prelevato del materiale riferibile ad una vasca di decantazione «della vecchia Rimar»: il tutto a fronte del fatto che in quella porzione del comune le utenze sono allacciate all'acquedotto comunale dagli anni '80.

Tuttavia le schermaglie sono solo all'inizio perché il Covepa, che preannuncia battaglia, controbatte con tre argomentazioni. Uno, «il Comune si sarebbe dovuto muovere sua sponte dando conto di sua iniziativa circa lo stato della contaminazione di quei pozzi senza aspettare che il caso «fosse scoperchiato dai comitati o dalla stampa». Due, la giunta deve dire se formalmente è stato avviato o meno l'iter per la caratterizzazione». Tre la giunta «non dice alcunché di serio per quanto concerne lo stato di salute di chi per anni ha annaffiato con quell'acqua i suoi ortaggi».

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