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Venerdì, 27 Maggio 2022
Attualità Grumolo delle Abbadesse

Pfas e cibi, ancora oscurati i nomi delle aziende

Mentre gli ambientalisti rendono pubblici tutti i dati dello studio sulla contaminazione della catena alimentare, la Regione Veneto continua a sbianchettare gli identificativi delle imprese coinvolte nel monitoraggio: frattanto le preoccupazioni per i derivati del fluoro toccano anche la discarica del capoluogo che peraltro è interessata da una contestata procedura di ampliamento

Le mamme no Pfas e Greenpeace continuano la loro battaglia di verità rendendo pubblica tutta quanta la documentazione relativa al monitoraggio sulla presenza dei temibili derivati del fluoro, i Pfas appunto, documentazione presente in uno studio ordinato anni fa dalla Regione Veneto e fornito da palazzo Balbi alle due organizzazioni solo dopo una dura battaglia legale. La novità è emersa ieri 23 ottobre quando le due associazioni hanno diramato una lunga nota congiunta accessibile sul web dalla quale è possibile scaricare tutto il materiale che la Regione Veneto aveva in passato tenuto per sé. Frattanto si moltiplicano le inquietudini per la presenza delle sostanze contaminanti anche nella discarica di Grumolo delle abbadesse che serve il comprensorio del capoluogo berico.

IL PROLOGO
Già il 20 settembre per vero Greenpeace e Mamme No Pfas avevano pubblicato una puntuale rielaborazione statistica dei dati ottenuti. Tuttavia dopo avere passato al vaglio la documentazione e dopo i successivi passaggi tecnici per la organizzazione del copioso materiale, le due associazioni lo hanno catalogato in maniera dettagliata tanto che ora il tutto è disponibile al pubblico. «È paradossale - si legge - che ancora una volta siano Greenpeace e le Mamme No Pfas a condurre un'operazione di trasparenza e accessibilità alle informazioni mentre la Regione Veneto continua a trincerarsi dietro un silenzio assordante».

L'ATTACCO E LA NOTA DELLA RUSSO
L'attacco a palazzo Balbi è pesante anche perché la Regione Veneto, come peraltro è riscontrabile dalla documentazione agli atti ha deciso di oscurare i dati relativi alle imprese in cui sono stati effettuati i campionamenti degli alimenti potenzialmente contaminati da Pfas. Si tratta di una decisione motivata da Francesca Russo direttrice del settore Sicurezza e prevenzione alimentare della Regione in maniera singolare. Ossia perché «il piano di campionamento non rileva il nome delle aziende agricole proprietarie del prodotto» spiega la stessa Russo in una nota datata 22 ottobre. Il che cozza però con la realtà perché i nomi delle aziende nei file raccolti da palazzo Balbi ci sono e come. Ma sono stati oscurati. Frattanto sempre a palazzo Balbi si è in attesa che gli uffici diano il via alla campagna di monitoraggio, invocata dal mondo ecologista a più riprese, stavolta incentrata sulle merci vendute nei supermarket.

POLEMICHE A GRUMOLO
Ad ogni buon conto sul versante Pfas si moltiplicano le inquietudini non solo nel Veneto centrale, colpito appunto dalla maxi contaminazione attribuita alla trissinese Miteni, ma pure nel circondario di Vicenza. La discarica di Grumolo delle Abbadesse che serve il territorio del capoluogo nonché il suo hinterland da alcuni mesi è interessata da un iter amministrativo molto complesso relativo ad un progetto di ottimizzazione del perimetro della stessa discarica, si legga aumento dei rifiuti conferiti, che i comitati di zona hanno già bollato come un inaccettabile ampliamento.

Epperò nella sintesi non tecnica del progetto redatta da Sia la srl intercomunale che gestisce l'impianto c'è un passaggio che ha fatto tremare il polso ai residenti della zona e che sta togliendo il sonno anche agli utenti. A pagina 19 di quella relazione si parla infatti di una ulteriore criticità a cui «il presente progetto pone soluzione», ossia «il contenimento dei costi di smaltimento del percolato, dovuti alla problematica dei Pfas  rilevati al suo interno».

Nella stesa relazione si scrive nero su bianco che «l'aumento volumetrico, proposto dal presente progetto, permette, quindi... di garantire la continuità del sistema di gestione dei rifiuti nell'ambito del bacino Vicenza... senza causare sensibili modifiche alla tariffa». Detto alla grezza i residenti di Grumolo si dovranno sciroppare l'ennesimo ampliamento di una discarica, nella quale insiste anche il rischio di una presenza di Pfas, per permettere agli utenti soprattutto vicentini di tenere ragionevolmente bassa la tariffa per la nettezza urbana.

LA PROVINCIA NEL MIRINO DELL'EX CONSIGLIERE
La cosa ha immediatamente suscitato la reazione sdegnata dell'ex consigliere comunale di Grumolo Giorgio Magnani. Il quale ha preso carta e penna indirizzando alla Provincia di Vicenza, ente che sovrintende l'iter, un pacchetto di nutrite osservazioni. «I seguenti atti emanati dalla Provincia di Vicenza sono meri lavori di allargamento approntati su un impianto il cui l'intero iter autorizzativo è, adesso, abrogato». E ancora: «L'attuale istanza presentata da Sia srl è un nuovo ampliamento predisposto su un impianto che alla luce» di una già intervenuta «sentenza del Consiglio di Stato... ha perduto tutti i titoli autorizzativi». Tanto che a parere «dello scrivente è irragionevole convalidare l'istanza di ampliamento richiesta in assenza di atti amministrativi di approvazione del progetto cardine» anche perché non verrebbe riportata «la somma dei fattori impattanti sul territorio attorno all'impianto».

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