Galleria Spv in Priabona: il «terreno» può inghiottire i passanti

Lo dice la perizia di un ingegnere allegata al ricorso al tribunale da parte di una famiglia del comprensorio che lamenta i rischi della voragine in zona Cracchi: 750mila euro il danno temuto identificato a carico dalla Sis, chiesto lo stop dei lavori

la voragine al cantiere Spv di Cornedo in zona Cracchi (foto di Marco Milioni)

Dopo l'esposto in sede penale per la querelle della voragine al cantiere Spv di Cornedo vicentino, la vicenda finisce ora direttamente in tribunale: e più esattamente al tribunale civile di Vicenza. Una famiglia del luogo infatti ieri 3 gennaio ha deciso di interpellare la magistratura berica e facendo ricorso agli strumenti del codice civile lamenta danni potenziali per almeno 750mila euro. L'indice è puntato contro la Sis, ossia il concessionario che su incarico della Regione Veneto è incaricato di realizzare e gestire la Spv nota come Superstrada pedemontana veneta. Motivo della richiesta? I gravi disagi patiti, potenzialmente parlando, dai residenti poiché la galleria in trincea sotterranea che Sis sta realizzando ha causato un avvallamento che gli stessi proprietari considerano potenzialmente pericoloso per la integrità della loro abitazione in contrada Cracchi. I rischi però si estendono anche a lavoratori e passanti.

LA NOVITÀ
La novità è emersa stamani quando Giorgio Destro, legale del foro di Padova che patrocina gli interessi della famiglia (sono i fratelli Florindo e Silvano Zaupa che risiedono a Cornedo) ha comunicato loro l'avvenuto avvio del procedimento avanti al tribunale di Vicenza. «Ieri sera attorno alle 21 - fa sapere l'avvocato della città del Santo - con la modalità telematica prevista dalla norma abbiamo trasmesso le carte a Borgo Berga».

LE LAMENTELE
Ma di che cosa si tratta nel concreto? Le istanze degli Zaupa per vero sono contenute in una memoria (nota ai giuristi come «ricorso per denunzia di nuova opera») che fa leva sul dettato dell'articolo 1171 del codice civile: il quale «mira a tutelare chiunque abbia ragione di temere che da una nuova opera da altri intrapresa sulla proprietà o su fondi vicini stia per derivare un danno alla cosa che forma oggetto del proprio diritto o del proprio possesso».

Più nel dettaglio «il cahier de doléances» messo nero su binaco da Destro è molto preciso: solamente «in occasione di un incontro - si legge nel ricorso - avvenuto in data 6 novembre 2019 tra i responsabili della Sis ed i tecnici incaricati dai ricorrenti, questi ultimi hanno appreso dalla documentazione fornita dalla Sis, che la costruenda galleria» in contrada Cracchi, zona Priabona, «ormai prossima alle loro abitazioni, passerà al di sotto delle relative proprietà». Poi un'altra bordata: «Le predette opere di costruzione di una galleria nel sottoterra degli immobili di proprietà dei ricorrenti comportano il rischio di crollo degli stessi con evidente pericolo per i loro occupanti».

QUANTIFICAZIONE DEL DANNO
Subito appresso arriva la quantificazione del danno temuto che il legale indica in «complessivi 750mila euro» per via della perdita dell'immobile  il cui valore in base ad una serie di calcoli che tengono conto anche dei massimali ministeriali ammonta in non meno di mezzo milione di euro ai quali «devono aggiungersi altri 250mila» per la ricerca di un nuovo immobile con le medesime caratteristiche più le spese correlate cui va affiancato anche «il disagio esistenziale derivante dal trauma di un trasloco tenuto conto dell'età».

LA RELAZIONE SHOCK
Ma su quali basi il legale si muove in questa direzione? L'avvocato si è avvalso infatti di una corposa perizia redatta da uno dei più noti studi di geo-ingegneria di Vicenza ossia della Geosoluzioni engineering: la perizia è redatta dall'ingegnere Corrado Pilati. Se si legge il documento a pagina 4 è scritto papale papale che «i cedimenti rilevati sui terreni in superficie dimostrino, senza ombra di dubbio, che la tecnica di avanzamento per lo scavo della galleria», in una con le opere di consolidamento, «non sia assolutamente efficace rispetto alla geologia in loco. Il riferimento è ai terreni descritti come «molli, argillosi e pieni di risorgive».

NUBI NERE SULL'OPERA
Ma non è finita. «È evidente che se Sis stesse utilizzando una tecnica efficace, in superficie non dovrebbero verificarsi abbassamenti dei terreni e tantomeno non dovrebbero verificarsi fornelli o vere e proprie voragini». L'ingegnere in questo caso usa il termine «fornello» che in scienze minerarie indica, in fattispecie come questa, il distacco o il crollo improvviso di materiale da una galleria. Si tratta ad ogni modo di uno scenario a tinte fosche anche perché nel passaggio successivo l'ingegner Pilati tira in ballo non solo la sicurezza degli Zaupa ma pure quella delle maestranze della Sis nonché di chiunque si trovi a passare in zona: «L'attuale sistema di avanzamento delle gallerie che ha evidentemente dimostrato la sua inefficacia, preoccupa enormemente perché può creare situazioni di pericolo sia agli operai che lavorano in galleria... sia  ad eventuali persone che passeggiando tranquillamente possono essere inghiottite... dal terreno».

Si tratta di parole che pensano come pietre non solo nel contenzioso tra la Sis e la famiglia Zaupa: ma che potrebbero destare un certo qual interesse anche da parte della procura berica dal momento che la relazione dell'ingegnere Pilati evidenzia alcuni profili di illecito penale che per legge debbono essere vagliati d'ufficio dalle autorità. E che soprattutto vanno valutati in relazione alle mille polemiche, alcune delle quali sfociate in indagini penali, che da anni contraddistinguono l'avanzare dei lavori della Spv. Lavori per i quali, stando così le cose, si dovrebbe imporre uno stop immediato. In subordine l'opera potrebbe andare avanti ma solo solo previa «adozione delle tutele idonee ad evitare qualsivoglia pericolo in danno dell'immobile». Questa almeno è la richiesta dell'avvocato degli Zaupa al giuduce.

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RETROGUSTO POLITICO
Tuttavia la vicenda ha anche un retrogusto politico. Alcuni giorni fa sui media regionali la giunta comunale di Cornedo aveva professato prudenza e aveva chiesto alla opinione pubblica di non abbandonarsi a «facili allarmismi». Il riferimento era alle bordate del coordinamento ambientalista Covepa il quale convinto della rischiosità della situazione aveva giustappunto informato i carabinieri forestali con un esposto. Della cosa si era occupato Vicenzatoday.it non più tardi del 23 dicembre. Chiaramente ora la situazione, in primis alla luce della memoria presentata da Destro e corroborata da Pilati, si complica pure per l'esecutivo municipale, anche perché nel documento redatto per conto degli Zaupa si parla esplicitamente di sicurezza a rischio per gli operai: un tema che dovrebbe essere stato vagliato anche dai rappresentanti sindacali che nei cantieri si occupano di sicurezza e che in gergo sono noti come «Rls» ossia «rappresentati dei lavoratori per la sicurezza». La vicenda tuttavia, sempre in ambito politico, potrebbe avere anche riflessi in consiglio regionale giacché la Spv da tempo è al centro di molte polemiche proprio a palazzo Ferro Fini.

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