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Spv, «Disagi a mille, ma pedaggi zero»

Mentre le telecamere di Vicenzatoday.it documentano il mancato utilizzo della Superstrada pedemontana veneta da parte degli automobilisti proseguono le lamentele a ridosso dei cantieri: e i residenti puntano l'indice contro palazzo Balbi

Un cantiere della Spv a Trissino nel Vicentino (foto Marco Milioni)

Mentre ricorre il decennale «dalla maxi alluvione del 2010... la nostra amata Regione Veneto si dota di una Superstrada pedemontana veneta, oggi ridicolmente percorribile in clamoroso ritardo solo da Bassano a Thiene, che accentua ulteriormente lo scasso idrogeologico delle nostre terre e che per di piú è vuota: miseramente vuota nonostante a quotidiani e tv unificate si sia detto di come i veneti già la usino». È questo il passaggio saliente di una nota al vetriolo pubblicata oggi 6 dicembre sul portale del Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro l'attuale tracciato della Spv, opera che dovrebbe connettere Montecchio nell'Ovest vicentino alla zona nord di Spresiano-Treviso.

LE IMMAGINI
Nell'intervento firmato dal portavoce Massimo Follesa il Covepa si sofferma molto sul mancato utilizzo della Spresiano-Montecchio da parte degli utenti della strada «nonostante che molti media abbiano descritto la strada come assai attrattiva per gli utenti» attacca Follesa. Un mancato utilizzo che peraltro è testimoniato dalle immagini girate il primo di dicembre dalle telecamere di Vicenzatoday.it dalle quali si evince chiaramente come il traffico sulla Spv di fatto non ci sia. Tanto che Follesa si abbandona ad uno sfogo amaro: «Quando penso alla Spv verrebbe da dire disagi a mille, ma pedaggi zero. Ora la strada arriva sino a Bassano ed è deserta: a fronte di un contoambientale e non solo ambientale salatissimo, ne valeva davvero la pena o c'erano altre mire da accontentare?».

LE DOGLIANZE
Frattanto proseguono le doglianze dei residenti di Malo, la cittadina dell'Alto vicentino pesantemente interessata dalla presenza dei cantieri della Spv. Al di là di traffico, smog e ripercussioni varie sulla viabilità, da mesi i residenti della località Vallugana lamentano disagi dovuti alla «pericolosità delle polveri di cantiere». Un problema al quale si affianca quello delle scosse dovute al brillamento delle mine per lo scavo del tunnel. Andrea Viero, ai microfoni di Vicenzatoday.it attacca la Regione, spiegando che le rivelazioni dei sismografi siano spesso state effettuate in momenti in cui non erano in programma detonazioni. «Una regione che fa le cose seriamente - attacca Viero - avrebbe dovuto monitorare 24 ore su 24 ogni ogni giorno dell'anno ogni singola abitazione della Vallugana ricompreso nella cosiddetta zona critica o rossa. E questo non è avvenuto».

Non molto diverse sono le lamentele registrate a San Tomio, un'altra frazione di Malo. Alle telecamere di Vicenzatoday.it infatti Luisa Giudicotti (che per l'appunto risiede a San Tomio) parla di boati che mettono ansia e che rendono la vita molto difficile a chi per vivere aveva scelto i luoghi solitari della zona «di San Tomio di Malo». Alla base di questa querelle infinita ci sono i tempi di realizzazione del tunnel tra Malo e Castelgomberto, i quali, anche in ragione di alcune grane giudiziarie sembrano andare per le lunghe tanto che il varo «completo della Spv, in cui per completo si intende la presenza ultimata di tunnel, caselli, opere accessorie e interconnessioni non è ancora certo. Il che - spiega il Covepa - fa sommare ritardo a ritardo alla faccia della efficienza nordestina sbandierata dal governatore veneto il leghista Luca Zaia».

IL NODO A4-TAV
E sullo sfondo rimane uno dei nodi più spinosi. Quello della cosiddetta interconnessione tra A4 e Spv nella zona occidentale di Montecchio Maggiore al confine con Montebello. L'innesto tra le due arterie, già difficoltoso di suo sulla carta si presente ancora più complicato a causa del previsto passaggio nei paraggi del tracciato dell'Alta velocità Padova, Vicenza, Verona. «Lungo questa tratta, gli espropri si annunciano come un calvario, esperienza devastante già patita da molti residenti lungo il tracciato della Spv. Se a questo ci si aggiungono i possibili appetiti il nodo Spv-A4-Tav rischia di trasformarsi in una sciarada perché in quella zona tutti ricordano la fine ingloriosa del centro intermodale il Cis, fallito miseramente tra speculazioni fondiarie e velleità pantagrueliche delle amministrazioni di centrodestra che si sono succedute a palazzo Nievo.

L'INTERROGAZIONE
E non è un caso che il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni (che milita tra i banchi della opposizione) alcune settimane fa con una interrogazione a risposta scritta abbia chiesto lumi a palazzo Balbi quando si è appreso che Veneto sviluppo, la finanziaria della regione, abbia acquistato tramite la controllata Fvs, la metà delle quote della Comem, «un importante marchio nel settore dei componenti elettromeccanici» del comprensorio. In quella circostanza Zanoni aveva chiesto lumi sui fondamentali economici della operazione, sulla tenuta dei livelli occupazionali, ma soprattutto aveva chiesto se a ridosso di quell'area siano o meno stati presentati piani, nonché progetti di natura urbanistica o fondiaria.

VICENDA COMEM: PARLA DONAZZAN
In questo senso una primissima replica la giunta della Regione Veneto l'ha già data per bocca dell'assessore al lavoro Elena Donazzan la quale il 3 dicembre nella risposta indirizzata a Zanoni ha esplicitato tre punti salienti. Uno, il prezzo per l'acquisto sborsato dalla controllata di Veneto sviluppo è di una quindicina di milioni di euro: il che fa pensare che i privati nell'ambito della operazione di dismissione da parte del vecchio proprietario (la multinazionale nipponica Hitachi) abbiano pagato altrettanto visto che i due acquirenti avrebbero fatto a mezzi. Due, Donazzan per di più ha pure spiegato chi sono i soci privati che hanno proceduto fianco a fianco della finanziaria regionale: si tratta della Faxolif, una società di Singapore che fa capo alla famiglia Low («Benny Yan Khin, Dean Yan Wah, Carmen Liu Jiaven») la quale opera da oltre un quarto di secolo «nella distribuzione di prodotti e componenti per trasformatori».    

QUESTIONE URBANISTICA
In tertiis Donazzan ha anche scritto che almeno «attualmente non risultano agli atti della Regione progetti, piani di sviluppo, di fattibilità o di riassetto fondiario anche legato a future opere di infrustrurazione ricadenti nell'area dello stabilimento». Ma è l'avverbio «attualmente» che ha fatto rizzare le antenne della galassia ecologista che memore «di quanto avvenne lì vicino con l'affaire Cis - rimarca Follesa - non mancherà di continuare a tenere sott'occhio quel lembo occidentale della provincia berica».

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