Violenza sulle donne, ecco la Panchina urlante realizzata da una studentessa del Boccioni

La seduta già presente in Lungo Agno Manzoni, è stata prima rimossa e portata nei laboratori del liceo in via Gaetano Marzotto. Una volta dipinta di rosso, è stata decorata con il progetto artistico scelto tra i bozzetti elaborati dagli studenti

È stata inaugurata lunedì 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, alla presenza di studenti e docenti delle scuole valdagnesi la "Panchina urlante". Si tratta di un'opera realizzata da una studentessa del Liceo Artistico "U. Boccioni" di Valdagno, coinvolto dall'assessorato alle Politiche sociali e della Famiglia su suggerimento dell'Ufficio Tecnico comunale.

La seduta già presente in Lungo Agno Manzoni, di fronte alla scuola "Manzoni", è stata prima rimossa e portata nei laboratori del liceo in via Gaetano Marzotto. Una volta dipinta di rosso, colore scelto per l'iniziativa che già molti altri comuni hanno seguito, è stata decorata con il progetto artistico scelto tra i bozzetti elaborati dagli studenti. A lavoro concluso la panchina è stata ricollocata e da oggi avrà il triplice compito di essere un ricordo per tutte le donne vittime di violenza in Italia e nel mondo, un segno di vicinanza e di coraggio per non lasciar posto al senso di solitudine in chi subisce violenza, un modo per sensibilizzare tutti. Sulla panchina una targhetta metallica ricorda il numero anti violenza e anti stalking nazionale 1522.

"La scelta di posizionare questa panchina davanti alla scuola - spiega l'assessore all'Istruzione, Anna Tessaro - perché siamo consapevoli del grandissimo ruolo educativo che rivestono le nostre scuole nel combattere la piaga della violenza di genere. A noi amministratori spetta il compito di sostenere questo ruolo e rafforzare un'alleanza tra istituzioni che è indispensabile per tutto il tessuto sociale. La violenza di genere è perpetrata da persone che non sono malate o deviate, questo forse deve farci ancor più preoccupare, perché sono persone comuni, "normali". La violenza di genere coinvolge tutti, non è questione di età, di credo, di etnia, di colore della pelle, ma prende mille forme, molte dei quali non lasciano segni visibili. La violenza di genere non è solo di natura sessuale, ma è violenza verbale, psicologica, economica, fino ad arrivare allo stalking, una nuova forma di intimidazione che riguarda sempre più donne perseguitate."

"I dati recenti rimangono allarmanti - è il commento dell'assessore alle Politiche Sociali e della Famiglia, Tiziana De Cao - e ci danno il senso di quanto ancora ci sia da fare su questo fronte. Negli ultimi 5 anni sono infatti 500.000 le donne che in Italia hanno subito violenza, 1.500 le ragazze minorenni vittime di stupro. Si contano poi 150.000 messaggi negativi su Facebook rivolti a donne. Quella messa in campo è una sinergia preziosa, non solo tra assessorati che hanno portato alla posa di questa panchina rossa, ma anche con le realtà del territorio che possono farsi strumento di sensibilizzazione e lotta alla violenza sulle donne. Un grazie va anche al geometra Peruzzo dell'Ufficio Tecnico che ha suggerito la sinergia con il nostro liceo artistico."

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La panchina urlante è stata realizzata dalla giovane artista Chiara Magonara, seguita dalla professoressa Silvia Bonin, illustra in modo essenziale ma pregnante questo fenomeno tipico della nostra società. L’opera parla da sé, con drammatica immediatezza: l’uomo urlante alle spalle della ragazza rappresenta la violenza, fisica ma anche psicologica, che costringe la vittima a soffrire in silenzio; terrorizzata dall’aggressore, dalla sua prepotenza, dal dominio totale che egli esercita su di lei.

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La ragazza, ammutolita dalla paura e dall’umiliazione, non riesce ad urlare il proprio dolore, a chiedere aiuto, a tendere la mano verso chi potrebbe e dovrebbe proteggerla. Sta a noi, testimoni spesso inconsapevoli, comprendere il dolore della vittima; non dalle sue parole (spesso non pronunciate ed impronunciabili) ma dal suo volto, dal suo sguardo, dalla sua sofferenza muta, ma sempre presente, evidente. Quest’opera è stata volutamente inserita su una panchina pubblica allo scopo di essere visibile a tutti coloro che vogliono, e devono, davvero vedere. Affinché nessuno possa mai dire: “Io non sapevo”. Affinché tutti siano pronti ad aiutare la persona che soffre; una persona che potrebbe essere nostra madre, nostra sorella, nostra figlia.

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