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Il mistero delle bombe al Parco della Pace: «Situazione mai vista prima»

L'amministrazione intende procedere ad una contestazione formale sui lavori di bonifica bellica conclusi nel 2017. Nonostante quell'operazione di "pulizia", sono state poi rinvenute altre 80 bombe

Come previsto, si è svolto giovedì a Palazzo Trissino l'incontro tra il sindaco, i tecnici comunali e i vertici militari del 5° reparto Infrastrutture Genio dell'Esercito Italiano, ufficio BCM (Bonifica Campi Minati) di Padova, guidati dal comandante della compagnia tenente colonnello Antonio Toni.

Al centro del confronto l'anomalia relativa ai frequenti ritrovamenti di ordigni residuati bellici durante i lavori per la realizzazione del Parco della Pace, area interessata da una vasta operazione di bonifica conclusasi nel 2017 da parte della ditta G.A.P. Service S.r.l. su incarico della passata amministrazione. I militari hanno spiegato che nel corso delle verifiche fatte in sede di collaudo, obbligatorie sul 2% di ogni ambito bonificato, non era stato rinvenuto alcun ordigno sfuggito alle attività di bonifica.

Il Comune ha chiesto spiegazioni tecniche su come sia possibile che dopo la bonifica sia stata rinvenuta un'altra ottantina di bombe inesplose, rinvenute in seguito al nuovo investimento di 400.000 euro per attività di verifica con georadar nell'area di circa 80 mila metri quadrati oggetto di escavazione e lavori, senza trovare risposte.

Dai colloqui è emerso che la situazione verificatasi al Parco della Pace è assolutamente inedita perchè mai riscontrata in precedenza e che trovare, ad esempio, altri 11 ordigni nella stessa zona dove in passato fu accertata la presenza di 18 bombe fatte poi brillare, è difficilmente spiegabile.

"A fronte di una situazione che non trova spiegazioni a livello tecnico – afferma il sindaco Francesco Rucco – abbiamo l'intenzione di procedere velocemente con una contestazione formale a chiunque avesse responsabilità in merito al lavoro eseguito, innanzitutto per un intervento che appare non eseguito a regola d'arte, in secondo luogo perché ad oggi questo inconveniente ci è già costato centinaia di migliaia di euro".

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