Il tradimento - Massimo Carlotto: "In Veneto gestione disinvolta dei rapporti con la criminalità mafiosa"

Quella che leggerete non è solo la morte, per mano di alcuni uomini della Mala del Brenta, di un collaboratore e la sua donna, Giancarlo Ortes e Naza Sabic. Questa vicenda, su cui stiamo raccogliendo informazioni da anni, racconta, in verità, molto di più

Massimo Carlotto (foto Emons Edizioni)

Ci sono storie che rimangono confinate nel tempo e che non trovano mai una fine certa. Quest’inchiesta è forse una delle più delicate che abbiano coinvolto il Veneto.

Quella che leggerete non è solo la morte, per mano di alcuni uomini della Mala del Brenta, di un collaboratore e la sua donna, Giancarlo Ortes e Naza Sabic. Questa vicenda racconta, in verità, molto di più. È una storia fatta di fughe, di sangue, di tradimenti, di arresti mancati, di processi e di relazioni della commissione antimafia secretate. È una storia di uomini che sono diventati prefetti, procuratori generali, collaboratori di giustizia e semplici ex criminali. È una storia dove l’ombra dei servizi segreti si è allungata invisibile, dove ha pagato chi ha detto la verità e ha fatto carriera chi ha contribuito, in buona o malafede, a intorbidire le acque.

Questa inchiesta non parla solo di morti, ma di vivi e di ciò che è successo in un momento delicatissimo della storia d’Italia e del Veneto stesso. È anche la storia di un dirigente della polizia amministrativa vicentino, Alessandro Campagnolo. Preferì perseguire la verità, a costo di rimanere impigliato in una ragnatela che lo avvolse per sette anni e mezzo, in un processo che lo vide imputato per aver onorato il giuramento che aveva fatto allo stesso Stato che lo stava accusando.

È significativo che, la nostra richiesta di intervistare il dottor Campagnolo non sia stata approvata dal Ministero degli Interni. Non tutti però sono rimasti immobili davanti a questa strana vicenda. Qualcuno ha scritto dei romanzi e qualcuno ha fatto anche una puntata di una serie crime per la Rai. È Massimo Carlotto, il famoso scrittore di romanzi gialli padovano, che ha risposto a qualche domanda e con cui abbiamo voluto aprire questa inchiesta.

Che Italia, che Veneto racconta la storia di Giancarlo Ortes?

Quello della criminalità organizzata, in una fase di passaggio di testimone epocale. La mala del Brenta (organizzazione mafiosa a tutti gli effetti) che si appresta a cedere il passo a nuove culture criminali. Passaggio non indolore che doveva essere preparato nei minimi particolari, senza preoccuparsi di effetti collaterali come Ortes e la Sabic. "Morte di un confidente" e "Nessuna cortesia all'uscita", un film per la tv e un libro che non nascondono dei chiari riferimenti alla collaborazione e alla morte di Giancarlo Ortes e Naza Sabic.

Perché questa storia meritava di essere scelta per fare da sfondo a queste sue due produzioni?

Ho scelto di raccontare le storie negate che nessuno vuole approfondire perché scomode. Questa è una delle tante. D’Altronde l’Italia ha un rapporto perverso con la verità e l’intera vicenda Maniero, processo compreso, riflette una volontà precisa di chiudere un accordo, omettendo i dettagli.

Ha trovato qualche difficoltà nel raccontarle in tv? Per quanto la storia sia romanzata i riferimenti sono chiarissimi

Nessuna. Al di là di quello che si crede, spesso la libertà di raccontare anche storie scomode è garantita. Dipende dalle influenze esterne, cioè dei partiti.

Si può, secondo lei, definire l'esecuzione della coppia come "omicidio di Stato", nell' accezione più ampia chiaramente?

L’aspetto interessante di questo duplice delitto (da un punto di vista letterario, ovviamente) è che introduce in Veneto quella gestione “disinvolta” delle indagini sulla criminalità mafiosa, che porterà poi negli anni diversi pezzi grossi delle forze dell’ordine sul banco degli imputati. Il messaggio sul cambiamento delle regole doveva arrivare forte e chiaro a coloro che pensavano che l’autonomia operativa dovesse essere sottoposta a controlli. Magari coinvolgendo la magistratura.

Chi, cosa bisognava difendere con la morte di Ortes?

Segreti. Responsabilità. Coinvolgimenti. Maniero è ancora un grande mistero… Anche sul fronte del suo ruolo nel traffico d’armi, benedetto da servizi e governi, che fornì ai croati i cannoni per battere i serbi. Se dovessi scrivere un romanzo mi piacerebbe indagare sul fronte degli industriali, degli imprenditori e dei boss della finanza che hanno riciclato per anni i soldi del boss per poi mettersi al servizio di altre strutture criminali. Maniero, grimaldello per far entrare in Veneto non solo la mafia ma soprattutto il riciclaggio.

È ancora uomo forte di un mondo di cui non si è ancora scritto o tutti gli sforzi nel cercare di renderlo presentabile o la prossima intervista con Saviano hanno un significato diverso?

Così, come è posta, è una domanda impossibile. Personalmente ritengo che i favori di cui ha goduto e gode vanno al di là della sua collaborazione. Se dovessi scrivere un romanzo, una delle tante ragioni andrei a scovarla in una società con sede sui Colli Euganei che poi ha cambiato nome. Il tuffo nella fantasia mi farebbe nuotare fino al Mose.

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