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Coronavirus all'Ipab-Trento, nuovi casi sospetti

Le indiscrezioni pressanti arrivano dalla struttura di contrà San Pietro: ansia a mille tra degenti, familiari e personale, ma al momento i vertici dell'istituto e la giunta comunale berica non prendono posizione

La sede centrale dell'Ipab di Vicenza in contrà San Pietro (foto di Marco Milioni)

Dopo la scoperta di un soggetto positivo al Covid-19 presso la casa di cura Ipab-Trento di Vicenza, dopo le polemiche seguite al caso, adesso è il momento dei timori. La compagna di stanza della ospite affetta da coronavirus (una 83enne definita dai vertici dell'istituto «asintomatica») non starebbe bene, presenterebbe i sintomi probabilmente riconducibili al coronavirus e per questo ieri 29 marzo proprio questa compagna di stanza sarebbe stata ricoverata in ospedale. Lo stesso sarebbe accaduto ad una seconda degente che sarebbe finito in ospedale oggi. Altri due poi sarebbero in isolamento: sarebbero quindi ora cinque i soggetti «attenzionati» a rischio Covid-19, uno dei quali, perl'appunto la 83enne, è ormai acclarato per stessa ammissione dei vertici dell'ente assistenziale, con certezza è affetta dal virus. 

GRANDE INQUIETUDINE
Ad ogni modo le novità di queste ore avrebbero mandato in fibrillazione non solo le famiglie degli anziani ospiti dell'istituto di contrà San Pietro ma anche i dipendenti della struttura, i quali adesso cominciano ad essere, se non spaventati, quantoméno «molto molto preoccupati» a partire da quelli più avanti con l'età: soprattutto alla luce del fatto che da almeno un paio di giorni i sindacati, Usb, Cgil e Cisl in primis, puntano l'indice sulla carenza di dispositivi di sicurezza individuale (noti come Dpi), che dovrebbero proteggere dal contagio i dipendenti Ipab. A livello regionale la situazione è molto tesa perché nel Veneto sono diverse le case di cura per anziani che hanno visto esplodere casi di contagio.

IL MONITO DEL PD
Ad ogni buon conto la problematica della carenza dei Dpi presso l'Ipab berico, sebbene in termini più generali, era stata segnalata dalla opposizione in seno al consiglio comunale di Vicenza. In una interpellanza del Partito democratico datata 25 marzo si chiedeva alla giunta municipale di sapere se adeguati presìdi di protezione fossero stati messi «a disposizione del personale... e degli ospiti... in tutte le strutture... ». Nel documento si chiede altresì quale sia il fabbisogno mensile dei dispositivi di protezione individuali, efficienti ed efficaci, garantiti dalle autorità sanitarie, atti al contrasto del Covid-19». Sempre il Pd, stavolta in consiglio regionale, chiede che i tamponi siano effettuati a tutti i degenti delle case di riposo venete. La proposta è stata resa nota in queste ore dal consigliere Claudio Sinigaglia ed è stata condivisa da tutto il gruppo a palazzo Ferro Fini.

L'ESECUTIVO CITTADINO NON RISPONDE
Ma all'Ipab Trento come stanno realmente le cose? Quali sintomi avrebbe presentato la compagna di stanza della paziente risultata positiva al Covid-19? Questa compagna di stanza è risultata davvero positiva? E dove è stata ricoverata? Con quale diagnosi? E l'altro soggetto che sarebbe stato spedito in ospedale come sta? Quali sintomi presenta? Le altre due persone in isolamento come stanno? Sono stati effettuati i test coi tamponi? Quanti? Se sì con quale esito? Ci sono altri casi sospetti tra gli ospiti o tra il personale? Come si sta contenendo una eventuale diffusione del virus al Trento e in altri istituti della galassia Ipab di Vicenza? Chi scrive ha interpellato Matteo Tosetto (vicesindaco e assessore ai servizi sociali del comune di Vicenza) nonché il presidente di Ipab Ermanno Angonese: dai due però, almeno per il momento non è arrivata alcuna presa di posizione né tanto meno sono arrivate conferme o smentite di qualche tipo.

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