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Coronavirus e restrizioni, l'affondo vicentino di R2020

Una esedra di campo Marzo ricolma di manifestanti è stata la piattaforma per il neonato movimento per una serie di critiche ad alzo zero nei confronti della gestione della pandemia: nel mirino anche «la narrazione» ai tempi del Covid-19 «manipolata dai media mainstream»

Un momento della manifestazione della rete R2020 del 17 aprile a Vicenza (foto Marco Milioni)

Oggi 17 aprile alle 15,00 all'esedra di Campo marzo nel capoluogo berico si è dato appuntamento oltre un migliaio di attivisti della neonata rete R2020, movimento che, formalizzata da poco la su struttura, da tempo contesta in modo radicale le scelte di contenimento del coronavirus adottate dagli ultimi governi. Tra i principali interventi si sono registrati quelli del deputato bassanese del gruppo misto Sara Cunial e quello dello scrittore e speaker radiofonico Marcello Pamio.

Tra le tante, l'onorevole bassanese ha puntato l'indice contro il senso di colpa instillato dai vertici delle istituzioni nei confronti dei cittadini, per convincerli ob torto collo sotto lo schiaffo della paura del contagio, ad accettare «restrizioni abnormi della libertà personale». Concetti rielaborati dalla stessa Cunial che a margine del suo intervento spiega: «Dobbiamo ragionare seriamente sul tema della salute e sul tema di quei diritti che da troppo tempo ci sono stati negati. Dopo un anno dall'inizio di questa storia, sempre più cittadini sentono l'esigenza di riflettere su quanto accaduto e sta accadendo in Italia, dal punto di vista sanitario, legale, sociale e politico». Appresso la Cunial non lesina critiche alla stampa: «Abbiamo avuto a che fare con una informazione manipolata e comprata che ha propagandato paura e incertezza, fomentando quella narrazione politica che, con il pretesto di una ormai eterna emergenza, ha raso al suolo la nostra Costituzione, devastato l'economia nazionale e distrutto gli ultimi brandelli della sanità pubblica».

E sul rapporto «tra media mainstream, narrazione pandemica e potere» si è soffermato anche Pamio il quale non ha risparmiato critiche ai medici (in una con quelle ai sistemi sanitari nazionale e regionale), a partire da quelli di famiglia. A giudizio dello scrittore un approccio poco proattivo e poco teso a contrastare il male al momento del manifestarsi dei suoi primissimi sintomi (l'argomento è stato affrontato da Vicenzatoday.it il 22 ottobre 2020 con un approfondimento scritto e ma pure con una video-intervista) ha creato le condizioni di base affinché i ricoveri ospedalieri lievitassero in modo smisurato finendo così per alimentare le fila dei contagiati obbligati de facto ad ospedalizzarsi, con tutti i problemi che la cosa comporta. I relatori hanno speso anche molte critiche nei confronti del decreto legge che obbliga alla vaccinazione contro il Sars-Cov-2 il personale sanitario: «un obbligo poco condivisibile che mette sotto schiaffo i tantissimi operatori che invece mostrano scetticismo verso i sieri».

Nei confronti degli oratori non sono mancati gli applausi ripetuti da parte dei manifestanti (la protesta inizialmente contava un migliaio di persone che col tempo però sono aumentate). I quali tenuti d'occhio con discrezione dalle forze dell'ordine hanno più volte manifestato scetticismo verso i vaccini e mascherine (molti infatti erano quelli che non le indossavano). Si tratta di una critica molto eterogenea che coinvolge nell'ordine, coloro che pur favorevoli sono scettici sui sieri di ultima generazione, coloro che si dicono per la libera scelta, i contrari tout-court (meglio conosciuti come no vax) fino a coloro i quali ritengono che i nuovi vaccini siano una sorta di terapia genetica massificata «pensata da menti finissime» col fine ultimo di ridisegnare la mappa dei rapporti sociali e rafforzare ancor più il dominio delle élite sul popolo.

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