"Lasciateci lavorare o falliremo": le chiavi delle attività consegnate al sindaco

Monta la protesta dei commercianti che, dopo l’ultimo decreto del Governo, si sono visti negati la possibilità di riaprire in sicurezza le proprie attività

Martedì mattina, una cinquantina di imprenditori locali hanno inscenato una simbolica protesta in Comune a Brendla, presentandosi nell’edificio comunale con delle croci bianche e consegnando le chiavi dei propri negozi e botteghe al sindaco Bruno Beltrame.

“I miei concittadini chiedono solo di poter ripartire e noi come amministrazione non possiamo che essere d’accordo con loro – spiega il sindaco Beltrame – i dispositivi di sicurezza ci sono, le norme in materia anche, l’accortezza a rispettarle pure. Dopo il già lungo stop, è ora di dare la possibilità al nostro tessuto economico locale di ripartire: faremo arrivare la protesta nelle sedi istituzionali- La nostra gente vuole solo lavorare, non avere l’elemosina”.

Interviene anche l’Assessore al bilancio e alle attività produttive Giuseppe Rodighiero: “Ritardare le aperture dei negozi, botteghe, ristoranti, bar e parrucchieri significa la chiusura definitiva per molte di queste attività che lavorano onestamente. Occorre la capacità di trovare soluzioni intelligenti che mitighino i rischi sanitari ma anche quelli economici, non semplicemente obbligare alla chiusura e basta. Dal canto nostro, come Amministrazione comunale, annualmente introduciamo misure fiscali a sostegno dei nostri negozi, delle nostre botteghe, del commercio al minuto in genere perché crediamo nel loro futuro. Occorre dare risposte politiche a queste categorie produttive che vogliono semplicemente lavorare in condizioni di sicurezza".

Il presidente dei commercianti e artigiani, Mario Castegnaro, spiega, a nome di tutti i colleghi presenti, la protesta odierna: “Tra di noi c’è tanto malumore, tanta rabbia. Abbiamo deciso di protestare perché vogliamo essere ascoltati e chiediamo che le nostre richieste vengano accolte. Cosa chiediamo? Chiediamo solo di poter tornare a lavorare, dal 4 maggio in poi. Non vogliamo sussidi statali, non chiediamo aiuti al governo: chiediamo di poter riaprire tutte le nostre attività, in sicurezza. Pur avendo ottemperato con responsabilità a tutte le restrizioni necessarie per porre freno alla pandemia, abbiamo avuto per giorni la speranza di poter riaprire, con grande fatica e impegno economico.  Molti di noi hanno fatto fronte con molta dignità a tutte le scadenze, che sono arrivate puntualmente e che non abbiamo potuto sospendere, perché non comprese nel decreto Cura Italia: abbiamo dovuto mantenerci attivi per garantire i contatti con i clienti, per lavorare da casa da remoto, per mantenere alimenti in condizioni sanitarie corrette senza dover buttare forniture di cibo e materiale per le lavorazioni in take away. Abbiamo tentato di sopravvivere, senza far cadere i clienti nella tentazione di avvalersi di servizi non in regola e abbiamo cercato di offrire il servizio a domicilio, per non far prevalere l’on-line di Amazon o altri network via web. Ma adesso vogliamo tornare a lavorare. Non è più possibile rimandare né tergiversare. Altrimenti falliremo tutti”. 

A capo degli imprenditori artigiani presenti Luca Marin, delegato comunale di Confartigianato Imprese Vicenza che, con il suo vice Jerry Bertocco, afferma: “La nostra categoria è in forte difficoltà. Abbiamo messo al sicuro i nostri dipendenti fin dall’inizio di questa epidemia ma ora ci troviamo spesso a fare i conti con l’insostenibilità della sopravvivenza delle nostre imprese. Ci sono, infatti, colleghi le cui attività sono chiuse sin dalla fine di febbraio e che non vedono un futuro per le proprie imprese e famiglie. Alla nostra preoccupazione negli ultimi giorni si è unita la rabbia di un caos dei provvedimenti dei quali facciamo fatica a capire le ragioni. Le nostre imprese sono già state messe in sicurezza seguendo tutti i protocolli che ci hanno dato, sopportando spesso costi di acquisto di DPI veramente spropositati. Lo abbiamo fatto per poter essere pronti a lavorare e il risultato qual è? Le promesse di una ripresa anche prima del 4 maggio sono state vanificate con un provvedimento annunciato la domenica in tv e che sposta per alcuni di noi la data addirittura a giugno. Fateci tornare in azienda: la salute nostra e dei nostri collaboratori è per noi una priorità, ma abbiamo bisogno di produrre per continuare ad esser la spina dorsale del Paese”.

Conclude Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro del Veneto: "Per molte piccole e medie imprese nei settori del commercio, del turismo e dei servizi alla persona, questi mesi di chiusura si tradurranno nell’impossibilità di ripartire. I commercianti di Brendola, che hanno scelto di protestare pacificamente ma con un gesto forte come la consegna delle chiavi delle loro attività al Sindaco, non stanno chiedendo sussidi allo Stato: chiedono solamente di lavorare, pronti ad attuare ogni norma o protocollo necessario a garantire la sicurezza loro e dei loro clienti. Questo governo, incapace e illogico, ascolti la loro preoccupazione e agisca subito per limitare i danni, già ingenti e insostenibili, all’economia veneta e italiana causati dal protrarsi di questo lockdown".

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