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Caso Ventre, mozione in vista a palazzo Trissino

Con un presidio in corso palladio la famiglia del giovane imprenditore, morto in circostanze ancora tutte da chiarire all'ambasciata italiana in Uruguay, chiede all'amministrazione del capoluogo di far sentire la sua voce con una iniziativa in sala Bernarda

I familiari di Luca Ventre, il giovane imprenditore di origini campane ma cresciuto a Torri di Quartesolo deceduto «dopo essere stato strangolato nell'ambasciata italiana in Uruguay a Montevideo», sono tornati a chiedere la verità dopo il prologo del 30 aprile, per la scomparsa del loro parente. E lo hanno fatto ieri 4 maggio con un sit-it davanti al comune di Vicenza. Al loro fianco c'era un ampio schieramento di associazioni tra cui anche il centro per il volontariato Caracol di Vicenza che ha supportato l'iniziativa anche su piano operativo.

IL PRESIDIO
Durante la manifestazione i familiari con la madre in testa (questa risiede nel capoluogo con un figlio) hanno ribadito i loro addebiti alle autorità uruguaiane accusate senza mezza termini di aver insabbiato le indagini sulle circostanze «che hanno portato alla morte di Luca»: nel mirino sono finite anche l'ambasciata in una con la Farnesina e al contempo non sono state lesinate le critiche al ministro degli esteri del M5S Luigi di Maio. «Che cosa sarebbbe successo se una cosa del genere fosse capitata a un cittadino americano in una ambasciata Usa all'estero? Sarebbe venuto giù il mondo. E invece l'Italia - attacca Fabrizio Ventre, uno dei fratelli di Luca che con altri fratelli e con la madre vice da anni nel Vicentino - non ha mosso un dito». Il tutto è stato ripetuto alle telecamere di Vicenzatoday.it.

RETROSCENA OSCURI
Un silenzio che a giudizio di Palama Rosati, madre del giovane «assassinato nella ambasciata di Montevideo per motivi ancora oscuri» fa pensare al fatto che proprio Luca «possa essere venuto conoscenza di affari poco puliti tra personaggi alto di gamma della comunità uruguaiana e uomini che orbitano attorno all'ambasciata».

C'è poi un elemento che a giudizio della famiglia rende ancor più inquietante la vicenda. In questo senso Luca Ventre aggiunge un altro tassello. «Su alcuni media si è letto che mio fratello avesse avuto dei precedenti per droga per chissà quali traffici. Il che è falso. È vero che anni e anni fa mio fratello vicino ad una discoteca del Vicentino, quando era giovanissimo, fu trovato con un paio di pastiglie per lo sballo, ma di qui a far intendere che fosse coinvolto in chissà quali traffici ce ne passa».

Ed è qui che la questione si fa complicata. All'archivio centrale dei precedenti di polizia presso il Ministero degli interni, precedenti i quali non sono null'altro che le informazioni raccolte dalle forze dell'ordine durante l'esercizio delle rispettive funzioni, possono accedere solo le stesse forze dell'ordine e i servizi segreti e solo per ragioni di servizio. Come una informazione riservata come quella che riguardava Luca, «che non aveva alcun precedente penale peraltro», sia finita sulla scrivania di qualche redazione per la famiglia è un mistero. Ma la cosa ha alimentato il sospetto che quella informazione sia stata insufflata ad arte per screditare «la figura di Luca il cui caso comincia ad essere scomodo».

TEAM LEGALE
Ad ogni modo la madre Palma spiega che la ricerca di verità della famiglia non si ferma. Per questo motivo i Ventre stanno dando vita ad un team legale che si occuperà della parte penale in Uruguay, della parte penale in Italia (l'omicidio essendo l'ambasciata territorio italiano è competenza della magistratura romana), della parte per le questioni di diritto internazionale (tra cui la presenza di poliziotti armati stranieri in ambasciata, che è vietatissima) e della parte relativa ad eventuali procedimenti civili.

LA MOZIONE
Ad ogni modo la scelta del luogo del sit-in di ieri non è causale. La famiglia Ventre, col supporto delle associazioni che in questo momento le sono vicine chiede che della cosa «sia investito anche il consiglio comunale di Vicenza» fa sapere Francesco Pavin, uno dei volti storici di Caracol. «Per questo motivo - spiega ancora Pavin - di comune accordo abbiamo deciso di sfilare sotto la sede del municipio del capoluogo berico». Ieri hanno presenziato alla iniziativa alcuni consiglieri comunali i quali a breve potrebbero dare il via affinché la sala Bernarda si esprima con una mozione comune per chiedere verità e giustizia per la morte «di un nostro connazionale all'estero».

Durante il sit-in non sono nemmeno mancate le stilettate all'Ulss. Ieri infatti si sono tenute le esequie di Luca al cimitero di Vicenza, tuttavia non sono mancati i colpi di scena. Poiché mancavano alcune certificazioni sanitarie tra cui l'esito del tampone della salma per il Covid-19, le autorità sanitarie non hanno consentito la sepoltura in terra. La famiglia è stata costretta ad aspettare parecchio tempo. La situazione si è risolta solo perché i ventre a loro spese hanno deciso di acquistare a loro spese un loculo.

GUARDA LA VIDEOSINTESI DEL SIT-IN

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