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Morto sul lavoro per un colpo di calore, il tribunale archivia il caso

La famiglia si oppone e chiede la riapertura delle indagini. L'avvocato: “Un grido di dolore e disperazione per una decisione ritenuta ingiusta”.

Gutanu Andrei, apprendista muratore di 24 anni, è morto per un colpo di calore a fine giugno 2019, dopo aver lavorato ininterrottamente per tre giorni consecutivi sul tetto di un’abitazione civile a Marano Vicentino dove era allestito il cantiere edile della ditta Corte Costruzioni Srl. In quei giorni era stata diramata l’allerta meteo per caldo torrido dalla Regione Veneto. Il terzo giorno il lavoratore è collassato a terra e dopo ulteriori tre giorni di agonia è morto. Le cause della morte sono state accertate dal medico legale che ha eseguito l’autopsia e individuate nell’esposizione a elevate temperature ambientali sul luogo di lavoro.

Secondo le indagini svolte dal servizio di prevenzione Spisal dell’Ulss7 Pedemontana, non ci sono però state responsabilità di terzi. Queste coclusioni sono state respinte dall’avvocato Caretta, che rappresenta la famiglia del deceduto e che le considera le considera “lacunose, insufficienti, non hanno tenuto conto delle circostanze di fatto e di rischio note e conosciute, hanno ignorato le prescrizioni di precise norme di sicurezza”. «Dalla famiglia si alza un grido di dolore e disperazione per una decisione ritenuta ingiusta», ha sottolineato il legale rivolgendosi direttamente al Procuratore Capo di Vicenza dott. Lino Giorgio Bruno per chiedere la riapertura delle indagini.

Secondo l’avvocato infatti, lo Spisal non ha considerato quanto prescrive il Piano di prevenzione nazionale degli effetti del caldo sulla salute e le linee di indirizzo emanate in questi casi dal Ministero della Salute, nè avrebbe valutato l’adeguatezza del Piano operativo della sicurezza del cantiere tenuto conto dell’heat index (indice di calore) in uso presso i Servizi di Prevenzione e che indicava in quei giorni un rischio elevato, oltre ad altre prescrizioni raccomandate in queste situazioni. Da qui le conclusioni giudicate errate emerse dalle indagini.

La Procura ha però chiesto l’archiviazione, cui si è opposta la famiglia. Il gip del tribunale di Vicenza lo scorso giugno ha respinto la richiesta di indagini più approfondite. Oltre all'appello dell'avvocato Caretta di riapertra del fascicolo, sul caso è intervenuto anche il segretario generale dell Cgil vicentina Giampaolo Zanni: «È inaccettabile che un giovane di 24 anni possa perdere la vita per un colpo di calore, e che per questa ragione servono norme e relativi controlli della loro applicazione al fine di prevenire che si ripetano fatti analoghi. Auspico che si ascolti la richiesta della famiglia di Andrei e che si riaprano le indagini relative alla morte del giovane apprendista in modo da far piena luce su quanto è accaduto».

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