Morto Philippe Daverio, "un gigante della cultura che si esprimeva alla portata di tutti"

Zaia: "È stato un amico del Veneto e dei Veneti. Non solo come giurato storico del premio Campiello ma anche per come ha dimostrato più volte nelle sue trasmissioni a cominciare dall’intramontabile Passe-partout"

Philippe Daverio, 70 anni

È morto mercoledì a Milano, all'età di 70 anni, Philippe Daverio, famosissimo storico dell'arte e personaggio televisivo molto noto. Come riporta Milanotoday il divulgatore si è spento nella notte all'istituto dei tumori. A dare la triste notizia è stata la regista e direttrice del Franco Parenti, Andree Ruth Shammah. "Amico mio ....il tuo silenzio per sempre è un urlo lancinante stamattina", ha scritto in un post su Instagram. 

Era atteso al prossimo Festival della Bellezza dopo il successo della sua partecipazione alla scorsa edizione. Il critico milanese amava molto la nostra città è ci veniva spesso, ospite dell'Olimpico, in Basilica, a Santa Corona e gli piaceva fare una passeggiata al Mercatino dell'antiquariato per vedere le curiosità. Parlava nei suoi incontri del Palladio, di Venezia, dei capolavori che costituiscono il Veneto: “Il Veneto ha una grande della ricchezza che troviamo nelle ville, nella pittura, nell'arte, nell'architettura, tutto attorno a noi e che va utilizzata per competere nel Mondo."

“Di Philippe Daverio mi resterà impressa la sensazione che ho provato nelle occasioni che ho avuto di incontrarlo personalmente - ha dichiarato Zaia - Un dialogo con lui lasciava sempre l’impressione di aver trovato il modo di leggere un libro in maniera rapida ma molto approfondita e sempre esaustiva. Sentirlo parlare, sembrava quasi che rendesse banale ogni spiegazione in qualsiasi ambito artistico o culturale; eppure lo faceva senza venir mai meno al rigore di studioso. Penso che la sua preparazione e il suo stile fossero quelli più congeniali per spiegare la nostra terra dove una bellezza così diffusa rischia di passare per banalità e deve essere approfondita con concetti immediati per tutti”.

“Era un gigante della cultura che si esprimeva alla portata di tutti – prosegue il presidente regionale – l’esatto contrario di alcuni soloni che amano restare chiusi in un mondo elitario. È stato un amico del Veneto e dei Veneti. Non solo come giurato storico del premio Campiello ma anche per come ha dimostrato più volte nelle sue trasmissioni a cominciare dall’intramontabile Passepartout. Grazie alle incursioni di Daverio in terra veneta, il mondo ha sicuramente scoperto e apprezzato qualcosa di più della nostra regione, non solo di quel grande tesoro che è Venezia o delle importanti città d’arte ma anche di angoli conservati dalle nostre campagne come il Barco della Regina Cornaro, le Ville o più semplicemente il patrimonio di memorie lungo il Piave”. 

“Di un personaggio di simile levatura culturale e dalla così grande capacità di rendere familiare l’arte non solo fuori ma addirittura lontano dai salotti – conclude il governatore del Veneto – si sentirà la mancanza. A lui un pensiero di gratitudine ed un sentimento di vicinanza ai suoi familiari”.

"L'Italia perde una grande critico d'arte che ha saputo raccontare, spiegare, divulgare approfondire epoche, stili, artisti, opere architettoniche e artistiche che hanno reso il nostro Paese meta d'eccellenza per i turisti di tutto il mondo - così intervengono il sindaco e dell'assessore alla cultura del Comune di Vicenza dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Philippe Daverio -. Nel giugno 2019 Daverio era stato ospite a Vicenza, al Teatro Olimpico, per il Festival della Bellezza in una serata durante la quale è intervenuto sul tema "Palladio e lo spirito della forme", che ha registrato il tutto esaurito. In precedenza, in altre occasioni, ha raggiunto Vicenza in occasione di serate dedicate all'arte, nel 2017 al Teatro Comunale e nel 2014 in Basilica palladiana per il festival "Vivere sani, Vivere bene. Gli eventi sono sempre stati particolarmente partecipati, a dimostrazione dell'affetto del pubblico".

Nato in Francia, a Mulhouse il 17 ottobre del '49, si era trasferito in Lombardia da giovane e aveva studiato economia e commercio alla Bocconi. Nonostante avesse superato tutti gli esami non si era laureato per sua scelta. Lui stesso diceva: "Io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968-1969, in quegli anni si andava all'università per studiare e non per laurearsi". Proprio sotto la Madonnina aveva iniziato la sua carriera da mercante d'arte, aprendo una galleria in via Montenapoleone, al civio 6, che presto sarebbe diventata tra le più famose della città.

È stato, dal 1993 al 1997, nella giunta Formentini del comune di Milano, dove ricopriva l'incarico di assessore con le deleghe alla Cultura, al Tempo Libero, all'Educazione e alle Relazioni Internazionali. Famoso per la sua partecipazione al Sessantotto e celebre per il suo stile eccentrito - indimenticabili i suoi papillon - aveva accettato di entrare nella giunta leghista per quella sua interpretazione libera, quasi artistica, della politica. Che lo aveva portato a riprovarci nel 2009 con Penati. 

Durante il periodo da assessore si era occupato del restauro e del rilancio di Palazzo Reale a Milano. Opinionista per "Panorama", "Liberal", "Vogue", "Gente", consulente per la casa editrice Skira, Philippe Daverio si è sempre definito uno storico dell'arte. Così infatti lo ha scoperto il pubblico televisivo di Raitre: nel 1999 in qualità di "inviato speciale" della trasmissione Art'è, nel 2000 come conduttore di Art.tù, poi autore e conduttore di Passepartout, programma d'arte e cultura che ha avuto grande successo e notevole riconoscimento di critica e di pubblico.

Accanto all'attività da divulgatore, c'era poi la sua passione per l'insegnamento. È stato incaricato di un corso di Storia dell'arte presso lo Iulm e aveva tenuto corsi di Storia del design al Politecnico di Milano. Dal 2006 Philippe Daverio era Professore Ordinario di "Sociologia dei processi artistici" all'Università degli Studi di Palermo, facoltà di Architettura - dipartimento Design. Era membro del Comitato Scientifico del nuovo Grande Museo del Duomo di Milano, del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cini di Venezia e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Corriere della Sera.

A maggio 2018 era stato scelto come rappresentante nel consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala da regione Lombardia. 

Celebre il suo movimento "Save Italy", fondato nel 2011, nell'anno del 150° anniversario dell'unità d'Italia, per invitare cittadini e intellettuali a impegnarsi nella salvaguardia dell'immenso patrimonio artistico italiano. 

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