Giovedì, 18 Luglio 2024
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È morto Arnaldo Cestaro, fece condannare l'Italia in Europa per i fatti del G8 a Genova

Arnaldo aveva fatto ricorso alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo per il blitz della polizia della scuola Diaz. Starburgo condannò l'Italia per il reato di tortura

È morto giovedì mattina all'ospedale di Noventa Vicentina, all'età di 85 anni Arnaldo Cestaro, il vicentino militante di Rifondazione Comunista che partecipò alle giornate del luglio 2001 quando in centinaia di migliaia contestarono il G8 di Genova. Arnaldo fu una delle vittime delle violenze alla scuola Diaz nella notte del 21 luglio 2001, dove fecero irruzione i reparti mobili della polizia di Stato con il supporto operativo di alcuni battaglioni dei carabinieri. In quella notte di sangue furono fermati 93 attivisti e più di sessanta rimasero feriti, di cui due in maniera grave. 

Cestaro, originario di Agugliaro, aveva 61 anni quando partì con alcuni amici di Rifondazione Comunista per manifestare a Genova. La sera del 21 luglio aveva trovato un posto dove dormire nella scuola Diaz, insieme ad altri manifestanti e fu svegliato all'improvviso dalle cariche della polizia. "Fermatevi, sono un uomo vecchio e pacifico", urlò Arnaldo ai poliziotti, che continuarono invece a colpirlo con i manganelli  alla testa e sulle gambe. Fino alla fine dei suoi giorni ad Arnaldo sono rimasti i segni di quelle violenze, per i quali fu operato d'urgenza all'ospedale di Genova e poi nuovamente al Careggi di Firenze.

Arnaldo aveva fatto ricorso alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo per il blitz della polizia della scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001. Nel 2015 Strasburgo gli ha dato ragione e ha condannato l'Italia a risarcirlo con 45mila euro con una sentenza che ha stabilito che l'irruzione della polizia nella scuola Diaz nella notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, "deve essere qualificato come tortura". E non solo per quanto commesso nei confronti di uno dei manifestanti, ma anche perché l'Italia "non ha una legislazione adeguata per punire il reato di tortura". Gli ultimi anni di vita Arnaldo li ha trascorsi a casa del fratello, ad Agugliaro. Nel suo paese di origine era tornato, per problemi di saluti, dopo un lungo periodo di residenza a Padova. 

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