«Quante ombre sulla morte dell'operaio La Ganga al cantiere della Spv»

Il gruppo ambientalista Covepa rivela che poco prima del crollo che uccise un operaio l'area di lavoro per la realizzazione di un tunnel teatro della tragedia sarebbe stata controllata da due tecnici della struttura commissariale alla superstrada. «Decesso evitabile?»: riesplode la polemica sulla prevenzione lungo le aree di lavoro della Pedemontana

Da sinistra a destra Massimo Follesa e Andrea Viero (foto di Marco Milioni)

Fino a un'ora prima del crollo che «nel lontano 2016» uccise il macchinista Sebastiano La Ganga nel tunnel della Spv tra Malo e Castelgomberto, proprio all'interno della galleria in costruzione ci fu una ispezione di due professionisti incaricati dall'allora struttura commissariale per il completamento dell'opera. Si tratta di un ingegnere consulente esterno e di un geometra dipendente della Regione Veneto e applicato alla struttura commissariale del governo. «La rivelazione shock» è del Covepa una associazione che anni si batte contro la Spv, nota anche come Superstrada pedemontana veneta. La novità è mersa ieri 18 gennaio dopo che lo stesso Covepa ha diramato una lunga nota poco dopo mezzodì. L'architetto Massimo Follesa sempre ieri aveva condiviso la novità con i residenti che abitano vicino al cantiere Spv di Malo: più nel dettaglio il breve incontro è avvenuto in località Vallugana, una zona in cui da tempo la presenza del cantiere del tunnel Spv tra Malo e Castelgomberto nel Vicentino suscita polemiche a non finire.

LA QUERELLE
«Constatato quanto accadde quel maledetto 19 aprile, anche considerando quanto specificato nella relazione tecnica del perito che assiste il Gip proprio nelle indagini su quella morte - attacca Follesa - siamo curiosi di sapere che cosa diamine abbiano controllato i due ispettori incaricati dall'allora commissario alla Spv Silvano Vernizzi. Soprattutto vorremmo sapere se quella morte la si sarebbe potuta evitare e se la procura abbia o meno osservato con la sua lente d'ingrandimento la condotta di quei due signori». E ancora: «Fatte le debite proporzioni io mi domando che cosa caspita accadrebbe in Italia se si scoprisse che un'oretta prima del crollo del ponte Morandi a Genova proprio su quel ponte due tecnici del ministero dei trasporti avessero condotto una ispezione? Ci sono molte ombre sulla vicenda della morte dell'operaio La Ganga. Non aggiungo altro per carità cristiana». Il Covepa poi fa sapere che al momento non intende rivelare i due nomi né rendere pubblico il verbale della ex struttura commissariale che incaricò i due specialisti (un funzionario della spa regionale Veneto Strade, direttamente controllata da palazzo Balbi e un ingegnere esterno cui erano affidati «specifici poteri di controllo». Tanto che «i due - ricorda l'architetto - quando effettuarono quei controlli avevano la veste di pubblici ufficiali. A questo punto - prosegue Follesa, che ieri alle telecamere di Vicenzatoday.it ha rilasciato delle dichiarazioni di fuoco - vorremmo anche capire come mai per redigere  i verbali dei due sopralluoghi che precedettero la disgrazia ci volle solo un'ora, visto che gli stessi verbali furono firmati poco prima dell'incidente». Poi un'altra staffilata: «Vorremmo sapere in tutti questi anni se la magistratura erica abbia o meno affrontato seriamente questa storiaccia perché se non l'avesse fatto ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli».

LA SFIDA A ZAIA
Si tratta di parole che pesano come macigni. Sulla graticola infatti è finita in primis la struttura commissariale che un tempo sovrintendeva alla realizzazione della Spv da parte del concessionario privato ossia la italo-spagnola Sis. Ora quel compito peraltro è passato in capo alla Regione Veneto che da alcuni anni è il concedente dell'opera. «Se le pratiche della Spv sono davvero in una casa dalle pareti di vetro come da anni il governatore veneto Luca Zaia va affermando con la sua solita sicumera allora il presidente della giunta leghista abbia il coraggio non solo di rendere noto quel verbale ma soprattutto abbia il coraggio di confrontarsi pubblicamente con noi. Lo sfidiamo apertamente. Se non è un vigliacco si faccia avanti».

INDAGINI PRELIMINARI AL TRAGUARDO
Ad ogni modo la bordata del Covepa arriva in un momento particolare. Da quanto emerso sui media regionali gli indagati per la vicenda del crollo della volta che costò la vita a La Ganga potrebbero finire a processo poiché si è chiusa la fase delle indagini preliminari. In questo senso il Corveneto di oggi in pagina 13 scrive che sono quattordici gli indagati comprese due società di capitali, due spa affidatarie dei lavori che rispondono di illeciti amministrativi. Questi quattordici indagati avranno ora venti giorni di tempo per farsi interrogare o depositare memorie difensive attraverso gli avvocati Giuseppe Ciaramella e Yasmine Della Croce di Torino, e Valerio Guazzarini e Matteo Leonida Mattheudakis di Bologna. A rischiare il processo sono il direttore di cantiere Luigi Cordaro, procuratore speciale delle due società che avrebbe «disposto l’avanzamento dello scavo in difformità del progetto» che prevedeva, per ogni volata (perforazione della roccia con l’esplosivo), ad ogni avanzamento del fronte di scavo, «una chiodatura completa su tutta la sezione con chiodi e bulloni di sei metri» riporta il capo di imputazione; Claudio Dogliani, amministratore delegato di Inc Spa, Matterino Dogliani e Hevia Jaine Dominguez Valdes, rispettivamente presidente del Cda e amministratore delegato di Sis; Ferruccio Barbiero, dipendente Sis e capo imbocco dei lavori di costruzione della galleria, accusato di non aver «impedito ai lavoratori di accedere a zone dove persisteva il pericolo di crollo grave e immediato», in particolare «all'accesso al fronte di scavo non protetto con bulloni come invece doveva esserlo secondo progetto». Ad aver ricevuto l'avviso di conclusione indagini anche Roberto Bonomi, responsabile dei lavori per conto del concessionario Spv srl, coordinatore sicurezza in fase progettuale per Sis, a cui viene contestato di aver «omesso di rappresentare il rischio di crollo a segui- to delle operazioni di disgaggio, ossia della rimozione dei detriti dopo la esplosione di una mina,  rispetto alle discontinuità di roccia»; Massimiliano Buzzi, coordinatore dei lavori e della sicurezza del cantiere; Adriano Turso, direttore dei lavori per conto di Spv; Fabio Saretta, dipendente di Sis e assistente alla direzione di cantiere, che si è scoperto in- dagato solo ora. Sul fronte rilievi geologici-geotecnici ci sono invece: Carlo Alessio, amministratore della società Ak Ingegneria Geotecnica e responsabile di geologia per Sis, accusato di aver «omesso di evidenziare la mancanza parziale dei bulloni su parte della calotta» nella sezione A e «la mancanza di bulloni da 6 metri nello scavo di allargo» di un’altra sezione; Cristiana Beneggi, direttore operativo esperto geotecnico per conto della società Ingegneria Spm, e infine, (indagato «nuovo») Cataldo Li Puma, dipendente di Sipal spa. Questo almeno è quanto riportato dal Corveneto.

POLVERI E ESPLOSIONI: I RESIDENTI PROTESTANO
Frattanto i residenti in zona Vallugana a Malo ieri sono tornati a protestare per la vicenda dei disagi legati alle esplosioni delle mine della galleria del cantiere della Superstrada pedemontana veneta. La querelle nasce dal fatto che il sindaco della Lega Paola Lain «alcuni giorni fa aveva fatto sapere che dal 13 al 19 di gennaio non ci sarebbero state esplosioni». Il problema però, come lamenta il portavoce del comitato dei residenti Andrea Viero è che di esplosioni che ne sono state «anche perché alcune sono state davvero potentissime».E così la querelle si è inasprita, spiegano ancora i residenti, quando un paio di giorni fa gli uffici comunali hanno fatto marcia indietro «finendo per ammettere» che gli operai della Sis, il consorzio incaricato dalla Regione Veneto della realizzazione e della gestione dell'opera «hanno effettivamente» fatto esplodere alcune mine. «Pensate come si può sentire chi era stato rassicurato del contrario» fa sapere ancora Viero il quale aggiunge che nuovamente si sono presentati i soliti problemi di diffusione eccessiva delle polveri anche in ragione di un lavaggio non abbastanza accurato dei mezzi. Più in generale la situazione rimane tesa perché pur a fronte delle violazioni delle prescrizioni del comune alla Sis era stata inflitta una ammenda di poche decine di euro. Cosa che Giorgio Destro, avvocato del comitato dei residenti, non aveva esitato a definire una presa in giro. Il j'accuse era stato distillato il giorno dell'Epifania proprio a margine della celebrazione della messa dei Beati costruttori di pace. In quell'occasione gli ecologisti protestarono anche l'inquinamento della roggia giustappunto durante la messa. Per quell'episodio, che è sfociato con una denuncia per direttissima da parte del deputato bassanese Sara Cunial che era lì presente, dalle indiscrezioni circolate al comune di Malo si sarebbero già mossi i carabinieri forestali.

DALL'ALTRA PARTE DELLA VALLE
Lo stesso è successo anche in un altro punto caldo de cantieri della Spv. Si tratta di Cornedo Vicentino, dall'altra parte della valle, dove si era formata una vera e propria voragine non troppo distante da alcune abitazioni. Sulle cause di quell'evento stanno indagando sempre i forestali, i quali stando alle indiscrezioni circolate in contrada Cracchi, luogo in cui si è verificato «un preoccupante cedimento del terreno», i forestali avrebbero copiato diversi sopralluoghi su input della procura berica. In quel contesto peraltro ai primi di gennaio una famiglia del luogo si era spinta ad avviare con la Sis anche un contenzioso civile davanti al tribunale di Vicenza, proprio in ragione dei rischi che potrebbero derivare da quello smottamento. Ad ogni modo rispetto all'avvallamento profondo una decina di metri in queste ore sarebbero iniziate le operazioni preliminari al riempimento.

LE VOCI SUL PESTAGGIO
Tuttavia l'ultima bordata è sempre di Follesa. «Abbiamo saputo dalla stampa che proprio davanti al cantiere Spv di Malo Vallugana ci sarebbe stato un pestaggio di un operaio del cantiere da parte di due suoi colleghi. Poiché si tratta di una notizia di reato, sarà nostra cura informare le autorità anche se ad essere onesti la procura, una volta uscita la notizia sui media, dovrebbe muoversi motu proprio».

ASCOLTA LA TESTIMONIANZA DI MASSIMO FOLLESA

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