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«Affiancare lo screening per i Pfas al vaccino anti coronavirus»

La proposta arriva dal coordinamento ambientalista Covepa che intende in questo senso sollecitare sindaci e soprattutto l'amministrazione regionale veneta: «sarebbe una iniziativa importante che si tradurrebbe anche in una agevolazione concreta per la cittadinanza»

il trissinese Massimo Follesa, portavoce del coordinamento ambientalista Covepa (foto Marco Milioni)

«Perchè non associare, ove e quando possibile, lo screening epidemiologico sui cittadini nelle zone contaminate dai Pfas alla campagna di vaccinazione anti covid-19?». È questo il tenore della proposta lanciata dal trissinese Massimo Follesa portavoce del coordinamento ambientalista Covepa. Una proposta che ha fatto capolino ieri 30 gennaio sul blog dello stesso architetto Follesa.

Quest'ultimo peraltro fa un riferimento diretto alla vicenda della contaminazione da derivati del fluoro (i Pfas) che avrebbe colpito il Veneto centrale, Veronese, Vicentino e Padovano in primis, a causa del disastro ambientale attribuito alla industria chimica trissinese Miteni, ma pure alla contaminazione da derivati del fluoro che negli anni si sarebbe materializzata a causa della Rimar nella parte alta del piccolo centro lessino (di quest'ultima vicenda Vicenzatoday.it ha parlato diffusamente non più tardi del 26 gennaio).

In estrema sintesi Follesa fa questo ragionamento. Visto che «con la vaccinazione per contrastare il coronavirus», spiega il portavoce ai taccuini di Vicenzatoday.it saranno mobilitate «numerosissime persone», perché non approfittare della situazione, «a partire dai residenti di Trissino che «mai sono stati sottoposti a screening massivo» ma che vi potrebbero essere sottoposti a breve vista la richiesta della giunta comunale, «per prelevare il sangue al fine di un biomonitoraggio» sulle persone potenzialmente contaminate dai Pfas? E perché non procedere con i controlli nei confronti di quei soggetti che lo volessero e che «in tutto il Veneto centrale» non sono ancora stati monìtorati?. «Direttamente o indirettamente - rimarca poi l'architetto - avremmo la possibilità di agevolare il lavoro delle strutture sanitarie regionali facendo risparmiare pure tempo e denaro: sarebbe una iniziativa importante che in ultimo si tradurrebbe anche in una agevolazione concreta anche nei confronti della cittadinanza. Io ritengo - aggiunge Follesa - che i sindaci dei comprensori interessati potrebbero dare vita ad un tavolo di confronto con la giunta regionale perché io credo che l'ipotesi possa essere seriamente considerata. Per di più io non ho fatto altro che dare voce e contezza ad un convincimento ben noto nei territori. Nei prossimi giorni - conclude Follesa - invierò al riguardo una lettera a palazzo Balbi e una a palazzo Ferro Fini, spero ci sarà un riscontro».

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