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Manifestazione antifascista a Vicenza

Manifestazione antifascista a Vicenza

Allarme son fascisti, no...totalitaristi: «Un'equivalenza che non trova riscontro nella storia del nostro Paese»

Sostituita la parola "fascismo" con "totalitarismo" nel regolamento per ottenere la concessione per le manifestazioni in piazza. Questioni di lana caprina o prove tecniche di sdoganamento del fascismo? Per Achille Variati, che ha introdotto la clausola, l'operazione della Giunta Rucco «non aiuta a svelenire il clima, ma solo a sdoganare l’estremismo di destra»

L'opposizione urla "revisionismo ideologico", l'Anpi annuncia di scendere in piazza, l'assessore Donazzan plaude dicendo che è ora di "gettare una luce di verità sulla Guerra Civile senza assoluzioni o processi sommari"., mentre l'artefice della modifica all'articolo 5 che riguarda le norme per richiedere l'occupazione di suolo comunale (come per esempio le manifestazioni), Silvio Giovane, riceve consensi e feroci critiche. Il tutto, certamente, sotto campagna elettorale e in un clima politico e sociale contraddistinto da forti venti di estremismo. Sulla vicenda interviene proprio chi, nel 2018, ha introdotto la clausola. Ma andiamo con ordine. 

Alla fine del suo mandato Achille Variati ha fatto mettere nel regolamento Cosap (Canone Occupazioni Spazi e Aree Pubbliche) del Comune di Vicenza la seguente dicitura: i richiedenti di spazi pubblici, ad esclusione dei plateatici dei pubblici esercizi, delle attività cantieristiche e dei mercati degli ambulanti e dei produttori agricoli, devono sottoscrivere la seguente dichiarazione:

"Dichiara di riconoscersi nei principi fondamentali della Costituzione Italiana e dello Statuto comunale e ripudia il fascismo, la cui riorganizzazione è vietata sotto qualsiasi forma dall’ordinamento giuridico.”.

Nella riunione di mercoledì la Giunta Rucco ha invece approvato ulteriori modifiche al suddetto regolamento, tra le quali la modifica della clausola sopra citata. Eccola: 

«Chi richiede s spazi pubblici deve sottoscrivere la seguente dichiarazione “dichiara di riconoscersi nei principi e valori fondamentali della Costituzione Italiana e dello Statuto Comunale, di ripudiare ogni forma di totalitarismo e di condannare l’uso della violenza a fini politici”. 

Si è passati, in sostanza dal "ripudio del fascismo" al "ripudio di ogni totalitarismo". Questioni di lana caprina? Niente affatto, perché la decisione, invece di passare sottotraccia, ha sollevato - come già si sapeva - applausi da una parte e condanne dall'altra. Il sottosegretario all'interno Achille Variati, ex sindaco di Vicenza spiega la genesi di quella clausola: 

«La cosiddetta “clausola antifascista” che abbiamo inserito in regolamento a Vicenza era nata per una ragione chiarissima: era un modo simbolico e assieme concreto di contrastare l’onda crescente di manifestazioni e di altre forme di presenza pubblica, spesso provocatoria, da parte di soggetti e movimenti che rifiutano di condannare o rigettare il fascismo. Quei movimenti prosperano nella tolleranza che la società democratica ha anche verso gli intolleranti, ma col loro rifiuto rigettavano valori fondativi della nostra Costituzione e del vivere civile». 

Come tutti sanno, il fascismo italiano fa parte di quell'esecrabile famiglia che racchiude tutte le dittature e che comprende, per esempio, nazismo e stalinismo. Ma il totalitarismo è solo una componente del fascismo, fenomeno tutto italiano. Per totalitarismo si intende un sistema politico autoritario, in cui i pieni poteri sono concentrati in un partito unico, nel suo capo o in un ristretto gruppo dirigente, che tende a dominare l’intera società grazie al controllo centralizzato dell’economia, della politica, della cultura, e alla repressione poliziesca (cit.Treccani). Tra i primi a elaborare il concetto è stato Giovanni Amendola che nel 1923 parlava del fascismo come «sistema totalitario». Lo stesso Mussolini, ribaltando la frittata e conferendo all'aggettivo una valenza positiva disse che il fascismo aveva una precisa «volontà totalitaria». Ma fascismo, in Italia e per gli italiani, ha un significato ben preciso, come spiega Variati:

«Vicenza è città medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza, e ha pagato un alto tributo di sangue per la libertà e la democrazia. Ecco perché misi nel regolamento comunale la “clausola”, che non ha per altro creato nessun problema, né ha escluso alcuno che intenda manifestare le proprie idee nel rispetto dei principi costituzionali. Se ci guardiamo attorno in questi mesi, vediamo un clima sempre più preoccupante che dà ragione a quella scelta. Gli insulti alla senatrice Segre, una crescente serie di atteggiamenti antisemiti e antirazzisti, comprese le minacce di stampo squadristico a giornalisti e testate tra cui per prima “Repubblica”. E, proprio in queste ore, registriamo un gravissimo attacco in Germania da parte di un nazionalista estremista di destra che ha causato 11 vittime innocenti, scelte tra gli stranieri». 

Ma perché allora la Giunta Rucco, su proposta dell'assessore Silvio Giovine ha cambiato quel termine? La spiegazione l'ha data pubblicamente lo stesso assessore: "A più di 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale credo sia il caso di pensare ad una effettiva pacificazione nazionale. Le amministrazioni si devono concentrare sul risolvere i problemi reali dei cittadini anziché perdere tempo su sterili polemiche relative a fascismo e antifascismo". 

Ma allora perché lo stesso Giovine ha voluto insistere ed è riuscito a modificare quella regola? Non ha perso tempo anche lui invece che occuparsi di "problemi reali"?

La risposta di Variati è chiara: 

«Cambiare ora quella clausura significa fare un passo indietro quando invece bisogna mantenere ancora più alta la guardia. Promuovere una distorta idea di “riconciliazione nazionale” basata su una equivalenza che non trova riscontro nella storia del nostro Paese né nei fondamenti etici e costituzionali della Repubblica italiana non aiuta a svelenire il clima, ma solo a sdoganare l’estremismo di destra. Un grave errore».



 

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