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Troppe polveri, Malo bacchetta la Pedemontana e la Regione Veneto

Una ordinanza del comune dell'Alto vicentino ordina al concessionario di abbattere il particolato disconoscendo le rassicurazioni fornite da palazzo Balbi e dall'Arpav berica

una veduta di Malo Vallugana vicino al cantiere Spv (foto di Marco Milioni)

Il comune di Malo è perentorio: la Sis è obbligata a dare attuazione ad ogni accorgimento tecnico per abbattere le polveri che stanno arrecando disagi ai residenti del cantiere Spv in zona Vallugana. La Sis, che è il concessionario incaricato dalla Regione Veneto di realizzare la Superstrada pedemontana veneta, nota appunto come Spv, ha cinque giorni di tempo per mettersi in regola. Poi potrebbero scattare le sanzioni. È questo il contenuto di una ordinanza pubblicata oggi 25 ottobre sull'albo pretorio dell'amministrazione maladense e firmato dal sindaco in persona Paola Lain.

Più nel dettaglio Lain, che ha spiegato le sue ragioni in una nota diffusa pochi minuti fa, in forza delle carenze e delle condotte inidonee rilevate durante i sopralluoghi effettuati dai tecnici municipali alcuni giorni intima al concessionario affinché attivi «un adeguato sistema di abbattimento delle polveri» anche al fine di rimuovere i cumuli attualmente depositati «in prossimità delle abitazioni». Di più ad effetto immediato l'ordinanza obbliga, tra le altre, di evitare «qualsiasi movimentazione di materiale escavato nell'area esterna alla galleria» di provvedere «a coprire i cassoni dei camion» e di azionare sistematicamente la suoneria ad ogni esplosione delle mine di perforazione del tunnel cin costruzione.

Di fatto le irregolarità rilevate dai tecnici coincidono per buona parte con le lamentele che da mesi i residenti denunciano in più sedi. Lamentele che avevano trovato seguito in una serie di segnalazioni al comune, ma anche all'autorità giudiziaria. E che, per l'ennesima volta, avevano fatto il giro dei media regionali quando pochi giorni fa alcuni abitanti della zona di Vallugana erano addirittura ricorsi alle cure dell'ospedale di Santorso.

Tuttavia l'ordinanza pubblicata stamani è connotata inevitabilmente da un portato politico «per certi versi esplosivo». Malo infatti è retta da una giunta a trazione leghista, come lo è del resto la giunta regionale. La Regione Veneto però pochi giorni fa aveva pubblicato una nota in cui, citando alcuni rilievi di Arpav, minimizzava, «quasi a deriderle» le doglianze dei residenti, i quali peraltro avevano replicato a muso duro. Ora però per palazzo Balbi le cose si complicano perché a smentire la buona condotta della Sis è addirittura un soggetto pubblico, ovvero l'amministrazione di Malo.

L'ordinanza peraltro è stata inviata ad altri enti. Fra questi c'è la Provincia di Vicenza, la quale per legge è ora chiamata a eseguire una serie di accertamenti per quanto di sua competenza. E ancora tra i destinatari (sempre per conoscenza) non c'è solo palazzo Nievo, ma pure il nucleo dei carabinieri ambientali di Treviso, ossia il Noe. Ora considerando che su quel tratto di Spv è in corso una indagine della magistratura non è da escludere che i militari saranno chiamati ad inoltrare proprio alle toghe beriche le conclusioni cui è addivenuta l'amministrazione di Malo, magari dopo avere effettuato una serie di accertamenti o magari dopo averli affidati ad altri corpi: forestali in primis, visto che sono questi ultimi che stanno affiancando la procura di Vicenza sul versante degli illeciti penali contestati a Sis nell'ambito dell'inchiesta sul tunnel Malo-Castelgomberto.

Intanto i residenti parlano di soddisfazione per la recente decisione assunta dal comune ma non escludono che l'ordinanza pubblicata oggi «possa anche essere l'effetto del timore di azioni legali» da parte dell'autorità giudiziaria o da parte di qualche residente soprattutto perché il comitato, da mesi appoggiato dallo studio legale Destro & Partners di Padova, sta facendo valere «le proprie ragioni nelle sedi opportune». Questo almeno è il «sentiment» dei residenti «avallato dal fatto che stamani il sindaco alla stampa locale», più precisamente al GdV in pagina 31, aveva dichiarato che per le questioni che riguardano le vicende del cantiere l'amministrazione aveva deciso di avvalersi della consulenza esterna di un avvocato: in primis a tutela degli uffici, ma anche dei cittadini. Ad ogni buon conto i residenti sono ancora infuriati con la Regione: «stando così le cose pretendiamo che Arpav Vicenza e che la struttura commissariale di progetto che sovrintende all'iter della Spv si mettano in ginocchio sui ceci. Come si sono permessi di mettere in dubbio quanto da noi rilevato con tanto di documentazione fotografica e con tanto di video?». Le polveri (nel riquadro) continuano ad essere ad ogni modo uno dei principali motivi del disappunto dei residenti. Quando i lavori cominciarono infatti la Regione promise che le norme a tutela della salute sarebbero state rispettate. «I fatti da noi documentati - attaccano ancora i residenti - raccontano un'altra storia».

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