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Il Viminale «vigili sugli allontanamenti coatti dalle madri»

È la richiesta che, nelle vicende di affidamento dei figli, la vicentina Emanuela Natoli ha indirizzato agli Interni durante un sit-in sotto la prefettura di Venezia cui hanno partecipato una trentina di donne da tutto il Nordest: un presidio durante il quale non sono mancate critiche al vetriolo anche a magistrati, consulenti psicologici e assistenti sociali nell'ambito del contenzioso familiare

Trenta donne da tutto il Nordest capitanate dalla vicentina Emanuela Natoli hanno protestato ieri 5 luglio sotto la prefettura di Venezia dove è stata formalmente inoltrata una petizione al governo affinché quest'ultimo, in accordo con le Camere, si adoperi per modificare profondamente l'impianto della legge 54 del 2006: la cosiddetta legge «per la bigenitorialità». La quale a detta di molti detrattori viene sistematicamente usata anche come una sorta di grimaldello da quei padri che non vogliono assumersi l'onere, specie economico, di provvedere alle incombenze dei figli dopo la separazione».

Durante il sit-in, iniziato in mattinata attorno alle 10,40 i manifestanti (c'erano anche alcuni uomini per vero) hanno spiegato anzitutto che l'iniziativa è stata organizzata da più soggetti ossia il «Collettivo Donne In-Curanti», «MaternaMente», «MovimentiAMOci Vicenza», «Collettivo femminista radicale Luna Rossa», «Comitato Madri Unite» cui ha aderito in loco anche la rete Minerva in una con i gruppi che ne fanno parte ossia con il «Movimento per i diritti delle donne», «La forza delle donne», il gruppo «Luna e Sole», «Il laboratorio del possibile». Natoli peraltro è giustappunto la presidente di Movimentiamoci Vicenza. Quest'ultima peraltro fa sapere che nella missiva inviata a palazzo Chigi attraverso l'ufficio territoriale del governo veneziano si chiede anche al ministro degli interni Luciana Lamorgese di verificare la legittimità dell'operato delle forze dell'ordine che conducono in modo anche violento gli allontanamenti coatti dei figli dalle madri, allontanamenti decisi dalla autorità giudiziaria peraltro, in assenza di qualsiasi rischio per il benessere e la sicurezza dei minori, anzi ledendo quel benessere e quella sicurezza che dovrebbero essere il supremo interesse dell'azione collettiva».

Durante il presidio ha preso la parola una madre di Cortina che ha denunciato «le condotte meschine e in alcuni casi palesemente illegittime» delle autorità preposte le quali «senza alcun ancoraggio coi fatti, col diritto e con la realtà, hanno deciso di strapparmi mio figlio di sette anni». La donna teme che dietro ci sia «lo zampino del suo ex compagno», un uomo di Roma, figlio di uno dei medici più in vista della capitale «con entrature in altissimo loco presso i palazzi romani». La donna ieri non ha trattenuto il pianto quando ha spiegato di non capire come mai l'allontanamento del figlio «sia passato attraverso i servizi sociali del Comune di Cortina» giacché da quattro mesi i due erano andati a vivere a Monguelfo in provincia di Bolzano. «Sono atterrita, impaurita dalle trame ordite alle mie spalle da chi a differenza della sottoscritta frequenta il potere e le sue segrete. Basti pensare al fatto che le denunce da me indirizzate alla autorità giudiziaria bellunese non si capisce che esito abbiano avuto».

Poco dopo le ha fatto eco un'altra donna di mezz'età, una mestrina, la quale a sua volta ha sparato a zero contro la questura di Venezia. Verso quest'ultima la donna avrebbe indirizzato una richiesta di ammonimento per comportamenti persecutori da lei addebitati al suo ex. Tuttavia la cosa non ha avuto esito perché la stessa questura avrebbe valutato «gli appostamenti persecutori, i messaggi in cui veniva auspicata la morte» della signora come una «normale conflittualità tra cittadini». Ancora più dure sono le doglianze della donna nei confronti del tribunale dei minori della città lagunare perché quest'ultimo, «in forza di consulenze che dire superficiali è poco» avrebbe autorizzato «un percorso di riavvicinamento di mia figlia, nata peraltro quando la convivenza era finita, al mio ex» nonostante «i tremendi scatti d'ira di quest'ultimo nei confronti della piccola che ora ha ha cinque anni».

Più in generale a margine del sit-in le madri, oltre alle critiche nei confronti della norma, hanno ribadito i giudizi al vetriolo nei confronti della magistratura italiana nonché dei consulenti psicologici e psichiatrici di cui quest'ultima si avvale, definendo «tale galassia», in una «con gli assistenti sociali», un kombinat dove «gli illeciti e gli arbìtri si ripetono senza soluzione di continuità a danno delle madri che cercano di difendere i propri figli dalle condotte abiette di troppi padri»: un j'accuse che era già andato in scena a Vicenza il giorno 8 maggio 2021 quando le donne dissero «basta agli abusi giudiziari su madri e figli».

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