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Martedì, 21 Maggio 2024
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La fotografia per raccontare una disabilità "invisibile"

Il progetto di Tito Borsa e Luna Vanzetto

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VicenzaToday

Anni di dolore cronico senza che i medici le credessero, finché non ha incontrato un genetista che ha finalmente dato una risposta alle sue domande: sindrome di Ehlers-Danlos, una rara patologia genetica che causa dolore cronico e indebolisce il tessuto connettivo, una sorta di “impalcatura” che regge ogni singola parte del corpo. Questa è la storia di Luna Vanzetto, 25enne di Bassano del Grappa: “A quel genetista devo la vita, finalmente qualcuno mi ha creduto, pensavo di impazzire, che fosse tutto nella mia testa”.

Oggi Luna Vanzetto utilizza molto spesso la carrozzina per spostarsi, visto che non riesce a stare in piedi a lungo senza sentire dei dolori fortissimi e insopportabili: “La mia disabilità viene troppo spesso presa poco sul serio: mi dicono che sono troppo bella per essere una persona disabile oppure che non ho davvero bisogno della sedia a rotelle, vengo invalidata ed è umiliante”.

Luna Vanzetto è la protagonista di “Una disabilità invisibile”, il progetto fotografico di Tito Borsa, giornalista e fotografo padovano. Un progetto che parte proprio dall’esperienza di Luna per raccontare la disabilità in un modo diverso da quello consueto. “Ci siamo ispirati a un lavoro di qualche anno fa in cui Oliviero Toscani ha ritratto alcuni atleti paralimpici nudi”, spiega Tito Borsa, “Luna ha deciso di esporsi per raccontare se stessa, per prendersi il proprio spazio e per raccontare la propria disabilità cercando di rompere gli stereotipi che dominano ancora la comunicazione sul tema”.

Questa poca consapevolezza a livello sociale fa sì che le disabilità “invisibili” come quella di Luna Vanzetto vengano costantemente invalidate: “Sono stanca di dovermi giustificare solo perché troppe persone pensano che le uniche disabilità valide siano quelle evidenti”. Frasi come “sei troppo bella per essere una ragazza disabile” fanno ancora parte della vita quotidiana di Luna che, posando per il progetto “Una disabilità invisibile”, ha voluto raccontare se stessa e la propria quotidianità senza filtri.

“Abbiamo voluto usare un’estetica e una comunicazione che fossero piuttosto aggressive per sottolineare l’urgenza di un messaggio come questo”, racconta Tito Borsa. Deriva da questa precisa volontà l’utilizzo del nudo: “Per lo spettatore medio l’accostamento tra una ragazza nuda e una carrozzina risulta straniante”, conclude Luna Vanzetto, “speriamo che queste fotografie possano portare a una riflessione su come la disabilità viene vista e raccontata, è un piccolo contributo affinché le cose possano cambiare”.

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