La storia dei veneti secondo Pennacchi: "selvadeghi"

Veniamo da Troia, eravamo sanguinari, ma dalla cadenza dolce. I barbari ci hanno portato le cose che ora ci piacciono di più. Nell’articolo il video con i momenti più belli dello spettacolo del Pojana

Siamo stati invasori e invasi: una banda de foresti e selvadeghi. Questa è la nostra storia raccontata con qualche licenza poetica da Andrea Pennacchi.  C'è la Grecia dei miti, le invasioni barbariche, i colli Euganei, i nostri monti e Mario Rigoni Stern.

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Pennacchi in prima nazionale ha affrontato la Storia da un punto di vista inedito: quello delle piccole vicende ma dal significato universale. Storie che lasciano traccia nel paesaggio, nel linguaggio e nella memoria, e che trovano spazio in "Una banda de foresti e selvadeghi: Venetkens", lo spettacolo che è andato in scena ieri sera nel Parco di Villa Cerchiari a Isola Vicentina.

Gli accadimenti del Veneto e del suo territorio sembrano una cosa piccola rispetto alla Grande Storia: invece anche nel “piccolo” si può riconoscere e incontrare il grande racconto del mondo. Le nostre abitudini sono ricordi delle invasioni che ci hanno portato il vino, l’asiago, la birra, lo spritz, i goti che ancora beviamo numerosi in osteria. La lingua è cambiata tantissimo ma la cadenza, la cantilena, che arriva dal XII secolo a.c. non l’abbiamo persa.

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Persino la geografia non è neutra: i nomi dei luoghi pullulano di storie, l’uomo traccia il suo paesaggio come gli aborigeni australiani tracciano le loro coordinate fondamentali attraverso le vie dei canti.

Ogni paesaggio è come una millefoglie, strati e strati di civiltà che ci hanno reso come siamo. Un panorama in costante mutamento, come i nomi delle strade di una città, come i corsi dei fiumi.

L’attore padovano che tutti conoscono come Pojana per il suo personaggio su La 7 (il veneto schei e capanon), ha raccolto e racconta una rete di canti tracciati dagli antenati, dalle memorie dei nonni risalendo sino ai Venetkens, l’antico popolo dei veneti citati per la prima volta in una stele di pietra rinvenuta proprio a Isola Vicentina. Ad accompagnare le parole di Andrea Pennacchi la musica e la voce di Giorgio Gobbo, autore e musicista, suoi i momenti più pop dello spettacolo con canzoni su un pic nic a Rovolon e la morte vista dai veneti.

Serata calda ma piacevole nel prato di villa Cerchiari, pubblico molto numeroso e distanziato, lunghi applausi.

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