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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
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L’sos degli speleologi di Malo: «Non c’è più ghiaccio al Buso del Sieson»

Secondo il GSM, la grotta rende un quadro preciso del cambiamento climatico nel Vicentino. Lo scioglimento del ghiaccio potrebbe aver riportato alla luce il teschio di un animale antico

Quattro metri di ghiaccio in meno. La scorsa domenica 31 luglio, i membri del Gruppo Speleologi di Malo sono scesi al Buso del Sieson, una grotta situata nelle vicinanze centro fondo di Campolongo, nel comune di Rotzo. Come previsto dai componenti della spedizione, la situazione all’interno dell'antro era tutt’altro che rassicurante.

«Si tratta di una grotta che si apre a oltre 1500 metri – racconta Marcello Manea del GSM -, molto conosciuta nel vicentino, anche perché la parte esterna è frequentata dagli amanti del trekking. Rispetto a come stanno andando le cose a livello climatico, ci aspettavamo una diminuzione del ghiaccio, che nella grotta è sempre presente, anche se la situazione che abbiamo trovato era davvero desolante. Nel salone principale, nel quale precedentemente c’erano due colate enormi, ora sono rimasti solo dei rimasugli. Nel secondo pozzo invece, dove una volta c’era un bel "panettone", abbiamo calcolato una diminuzione indicativa di quattro metri di ghiaccio».

Le temperature record di quest’estate stanno mettendo a dura prova l’ecosistema della grotta, ma non è l’unico fattore che dev’essere tirato in causa. «Lo scioglimento è dovuto sicuramente al caldo – prosegue Manea -, ma anche alla carenza di piogge di questo inverno. Addirittura, la parte di entrata nel secondo pozzo si è ritirata, mettendo in evidenza dei massi postati, che probabilmente cadranno a breve. Penso che sia un indicatore preciso di quello che sta accadendo in zona: nel Vicentino non abbiamo i ghiacciai, ma possiamo osservare il cambiamento climatico nelle grotte. Poi non so se un inverno freddo potrebbe ripristinare il livello del ghiaccio, ma sono molto dubbioso».

Il ritirarsi del ghiaccio potrebbe portare, infine, a nuove scoperte. «Abbiamo ritrovato un teschio nel fondo del secondo pozzo – conclude Manea -. Potrebbe trattarsi tranquillamente di una bestia caduta dentro recentemente, ma non è l’unica ipotesi. C’è la possibilità che il teschio appartenga a un animale molto più antico, e che lo scioglimento del ghiaccio lo stia restituendo alla luce. Per saperne di più, abbiamo contattato un museo, che ora procederà con le dovute analisi. La cosa certa è che al Buso del Sieson c'è sicuramente qualcosa da studiare».

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