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Domenica, 26 Maggio 2024
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L’ex ospite dell’albergo cittadino: dal Comune di Vicenza troppe ingiustizie

È il contenuto di un reclamo inviato a palazzo Trissino da Giovanni Licata, che da tempo si lamenta dell’operato dei servizi sociali

Un reclamo di due pagine in cui si critica l’operato degli assistenti sociali del Comune di Vicenza durante la passata amministrazione: è questo il senso della missiva al vetriolo giunta nei giorni scorsi sulle scrivanie di Silvia Maino e Isabella Dotto, rispettivamente assessore ai servizi sociali e alla trasparenza del capoluogo berico. La lettera, che è stata indirizzata anche al segretario comunale Antonio Caporrino per vero è stata spedita a palazzo Trissino ancora il 9 di agosto e porta la firma di Giovanni Licata, un ex ospite dell’albergo cittadino (struttura municipale dedicata alla prima assistenza), già noto sulla stampa per le sue battaglie di denuncia nei confronti della gestione della struttura di viale San Lazzaro.

Più nel dettaglio la missiva punta in primis l’indice contro una memoria difensiva che lo stesso Comune ebbe a redigere quando Licata con il suo legale si oppose all’allontanamento coatto dall’albergo cittadino, deciso dall’amministrazione, per gravi problemi di incompatibilità con gli altri ospiti. «Non è affatto vero, come si sostiene nella... memoria agli atti del Comune di Vicenza, che al sottoscritto sia stato correttamente notificato un provvedimento di espulsione definitivo dalle strutture di accoglienza municipali, dal momento che, l’unica comunicazione al riguardo, oltretutto frammentaria e poco precisa, l’ho ricevuta verbalmente da un operatore dell’albergo cittadino... Il che non mi ha permesso di impugnare il provvedimento di espulsione di cui sopra».

"MI HANNO LASCIATO IN STRADA"

Poi Licata (in foto) entra nel merito delle contestazioni a lui ascritte che nel dettaglio riguardano un provvedimento di espulsione dall’albergo cittadino patito alcuni anni fa: «Nella memoria firmata dall’avvocato comunale Loretta Checchinato si sostiene che il provvedimento di allontanamento del sottoscritto sarebbe maturato a seguito di violazione sistematica delle normali regole di civile convivenza. Tale asserita fattispecie non è affatto veritiera giacché le uniche circostanze di diverbio a me riferibili in seno all’albergo cittadino sono dovute a situazioni ben precise durante le quali il sottoscritto è stato obbligato a difendersi da aggressioni da parte di persone alterate da alcool o droga e da aggressioni di ospiti colti nel tentativo di rubare i miei effetti personali».

Appresso un’altra considerazione: «Questo stato di cose mi procurava una condizione di grave disagio giacché la mia espulsione avveniva nel gennaio 2016, periodo di emergenza freddo rispetto al quale al Comune non è dato di lasciare alcuno in strada senza riparo». E il cahier de doléances non si ferma: «Di più, nella succitata memoria dell’avvocato Checchinato si argomenta in merito al fatto che lo scrivente avrebbe sempre rifiutato proposte del servizio sociale alternative alla ospitalità presso le strutture di accoglienza. Tale asserzione è in parte non veritiera e per l’altra parte fuorviante, giacché è sì vero che il servizio sociale del Comune mi ha proposto una abitazione Erp riferibile alla gestione comunale, ma è altrettanto vero che il sottoscritto è stato obbligato a rifiutare quel tipo di proposta giacché non poteva permettersi di sostenere le spese legate a quel tipo particolare di sistemazione».

Secondo Licata va poi, in riferimento alla stessa memoria scritta di Checchinato si argomenterebbe in merito al fatto che «lo scrivente avrebbe sempre rifiutato proposte del servizio sociale alternative alla ospitalità presso le strutture di accoglienza. Tale asserzione è in parte non veritiera e per l’altra parte fuorviante, giacché è sì vero che il servizio sociale del Comune mi ha proposto una abitazione Erp riferibile alla gestione comunale, ma è altrettanto vero che il sottoscritto è stato obbligato a rifiutare quel tipo di proposta giacché non poteva permettersi di sostenere le spese legate a quel tipo particolare di sistemazione. Per l’estensore del richiamo va poi respinta con forza «l’asserzione secondo la quale il sottoscritto verrebbe caratterizzato quale soggetto dalla conclamata pericolosità sociale, trattandosi di una constatazione evidentemente diffamatoria proprio alla luce del fatto che codesta amministrazione ben conosce lo svolgimento dei fatti ascrittimi».

Non mancano di seguito lamentele più generiche, rivolte all’operato dei servizi alla persona durante la precedente amministrazione di centrosinistra capitanata dall’ex sindaco del Pd Achille Variati: «Il sottoscritto intende soffermarsi sul comportamento che negli anni, nei miei confronti, ha caratterizzato il servizio sociale del Comune di Vicenza. In più di una circostanza gli assistenti sociali mi hanno fatto presente che a fronte del piccolo sostegno da me ricevuto dalla amministrazione, 200 euro mensili per sostegno affitto a fronte di relativo contratto regolarmente registrato e agli atti dei Vostri uffici, il sottoscritto sotto forma di una non ben precisata gratitudine nei confronti della amministrazione, avrebbe dovuto ricambiare impegnandosi nel volontariato o in attività consimili».

LA DIFFIDA AL COMUNE

Nel medesimo contesto si cita anche un incontro avvenuto all’assessorato ai servizi sociali dopo il cambio della guardia, ovvero dopo che a palazzo Trissino si è insediato il centrodestra: «In tal contesto si rammenta l’episodio occorso il giorno 10 del mese di luglio 2018, quando durante un incontro tra il sottoscritto, l’assessore ai servizi sociali Silvia Maino e il dirigente del settore servizi sociali Sara Bertoldo, quest’ultima, interrogata dall’assessore su chi avesse inopinatamente deciso di togliermi la residenza, ammise di essere stata ella stessa a richiedere all’anagrafe di procedere in tal senso. Faccio presente che il repentino depennamento dall’anagrafe mi impediva, per ragioni varie a conoscenza dei Vostri uffici, di operarmi d’urgenza a causa di una grave ernia inguinale che mi impediva la deambulazione».

Si tratta di un j’accuse a tutti gli effetti che fa il paio con un vero e proprio monito indirizzato al Comune sotto forma di diffida ad accertare eventuali responsabilità sul piano disciplinare avendo cura di segnalare comportamenti da codice penale alla autorità competente: «Tutto ciò considerato lo scrivente chiede quanto segue. Anzitutto si chiede che eventuali profili di violazione dei doveri d’ufficio siano perseguiti sul piano disciplinare dai competenti uffici comunali. Si chiede altresì di segnalare alla competente autorità giudiziaria, anche a fronte del contenuto della presente, eventuali profili penalmente rilevanti. Si chiede altresì che al sottoscritto sia consegnata copia conforme con tutti gli allegati della succitata memoria redatta dall’avvocato Checchinato».

Poi la chiusa, nella cui ultima parte si prende in considerazione anche l’eventualità di citare in giudizio il Comune: «Si chiede che questa mia venga presa in considerazione non solo dai funzionari comunali, ma anche dalla giunta comunale in modo tale che le spiacevolissime circostanze di cui il sottoscritto è stato troppe volte vittima, non abbiano mai più a ripetersi. Versare nelle condizioni in cui il sottoscritto si trova è già di per sé una iattura. Dover fare fronte anche all’accanimento delle istituzioni che dovrebbero tutelare il cittadino, specie il più debole, è inaccettabile e squalificante per chi si dovesse macchiare di tale condotta...  Si comunica altresì che la presente costituisce formale atto di intimazione al ristoro del danno cagionato dalla amministrazione comunale allo scrivente, danno il quale il sottoscritto si riserva di quantificare in un altro momento ...».

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