Ipab Trento, pronti i tamponi per tutto il personale e un tavolo coi dipendenti

È questo il proposito di contrà San Pietro che sta monitorando la casa di riposo nella quale si sono registrati tredici casi di coronavirus: frattanto a livello regionale sulle strutture per anziani la polemica infuria. I sindacati sono sulle barricate mentre nel capoluogo l'opposizione di centrosinistra incalza la giunta

la sede dell'Ipab di Vicenza (repertorio Today.it, foto Marco Milioni)

L'Ipab di Vicenza con una nota diramata ieri 31 marzo a tarda sera ha fatto sapere che l'Ulss 8 è pronta a monitorare a tappeto la casa di riposo Trento che per l'appunto è integrato nel circuito Ipab del capoluogo. Più nel dettaglio all'Ipab Trento saranno effettuati tamponi su tutto il personale. Nel dispaccio reso noto ieri sera infatti si precisa che l'Ulss 8 Berica ha comunicato ai vertici dell'Ipab di Vicenza gli esiti dei tamponi effettuati agli ospiti, ai dipendenti e ai collaboratori «del Reparto 6» della «Residenza Trento di Vicenza», a seguito del riscontro del tampone positivo per Covid-19 in un paziente ricoverato nei giorni scorsi.

L'ESITO DEI TEST
«I risultati hanno confermato la positività di dodici ospiti e la negatività dei restanti dodici attualmente presenti in residenza. Due altri ospiti - si legge ancora - sono attualmente ricoverati all'ospedale San Bortolo di Vicenza, uno di questi è risultato positivo. Per quanto riguarda il personale dipendente e non, che opera all'interno del reparto, su nove tamponi finora eseguiti, ne sono risultati positivi due: uno è inerente ad un dipendente, l'altro un operatore di una cooperativa. Nel corso della settimana verranno eseguiti gli altri tamponi sul rimanente personale».

LA VISITA DEL PRIMARIO
E appresso c'è un'altra precisazione: nella mattinata di ieri per l'appunto il primario del «Reparto malattie infettive dell'Ulss 8 Berica, Vinicio Manfrin... ha visitato i dodici ospiti risultati positivi al Covid-19, confermando che si tratta di soggetti al momento asintomatici e in buono stato di salute». Si apprende poi che lo stesso primario accompagnato dal proprio staff ha inoltre verificato tutte le procedure attivate da Ipab di Vicenza, «confermando la correttezza dei protocolli e dei dispositivi adottati». La nota si chiude con un messaggio inviato ai familiari dei degenti: «Al fine di rassicurare i familiari e fornire loro tutte le informazioni sullo stato di salute dei congiunti, la direzione dell'Ente invierà in questi giorni comunicazioni personalizzate. La direzione ha voluto ringraziare tutto il personale che con grande disponibilità ha lavorato giorno e  notte per riorganizzare spazi e logistica del reparto, secondo le procedure previste».

IL TAVOLO COI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI
Ad ogni buon conto i vertici di Ipab con una seconda nota diffusa oggi dal presidente Ermanno Angonese fanno sapere che «la direzione dell'ente ha evidenziato la correttezza di quanto finora predisposto e attuato, non solo a tutela degli ospiti, ma anche del personale dipendente e dei collaboratori». Si aggiunge poi che «da parte loro i rappresentanti sindacali hanno fornito ulteriori suggerimenti in particolare volti al monitoraggio delle procedure. L'incontro – spiega ancora la nota dell'Ipab - è stato positivo e costruttivo, e si è pertanto deciso concordemente di mantenere attivo il tavolo, al fine di condividere il lavoro svolto e di agevolare le comunicazioni tra l’ente, i sindacati di rappresentanza e il personale dipendente».

PALAZZO TRISSINO: L'INTERROGAZIONE DEL PD
Ad ogni modo la polemica non si esaurisce. Il gruppo del Pd in consiglio comunale a Vicenza sulla vicenda Ipab vuole vederci chiaro tanto che nel primo pomeriggio di oggi ha indirizzato alla giunta municipale una corposa interrogazione che vede Isabella Sala quale primo firmatario. «Gli errori commessi vanno prontamente individuati, e non coperti, per non essere più ripetuti. I protocolli, infatti, o non sono stati rispettati, oppure, se lo sono stati, risultano del tutto inadeguati all'emergenza in atto da più di un mese. Vanno messi in sicurezza - si legge nel documento del Pd - al più presto ospiti e operatori della residenza Trento al pari delle altre residenze per anziani che vanno protette e preservate, tanto nella componente degli ospiti quanto in quella del personale».

Per questo motivo i democratici al sindaco Francesco Rucco, che è poi colui che ha nominato il cda di Ipab, pongono, undici quesiti specifici i primi sei dei quali sono: uno, quali siano i protocolli esistenti in entrata e in uscita dall'istituto Trento e dalle altre residenze per anziani; due, quali siano i protocolli interni in situazioni di ospiti positivi al Covid-19; tre, se tali protocolli siano stati rivisti e adeguati all'emergenza; quattro, se la giunta ritenga tali protocolli sufficienti a preservare la salute degli ospiti e degli operatori delle strutture Ipab; cinque, se all'interno delle strutture siano state valutate e condivise misure preventive per evitare il contagio antecedentemente al primo caso di Covid-19 riscontrato o se, come si evince dalle ricostruzioni della stampa, tali misure siano state adottate solo dopo la diffusione del virus; se al personale siano stati forniti i dispositivi di protezione individuali necessari ad affrontare l'emergenza.

EMERGENZA CONTAGIO? «VENETO OMERTOSO»
Tuttavia ad intervenire sul dibattito relativo alle case di riposo oggi c'è anche il sindacato di base Cub il quale in un dispaccio diramato nel tardo pomeriggio non entra nello specifico del caso Ipab, ma più in generale mette a punto una disamina sulla situazione delle case di riposo nel Veneto in relazione alle decisioni assunte dalla giunta regionale. «Ad oggi nel Veneto la politica regionale sta balbettando sull'opportunità o meno di far fare il tampone a tutti gli operatori e ospiti delle case di riposo e Ipab della nostra Regione Veneto. In questo momento nessuno dei nostri supermanager della sanità regionale ha ritenuto bisognasse partire proprio dalle case di riposo per essere certi che nessun operatore o ricoverato fosse positivo al Covid 19: il tutto per evitare una strage di innocenti quali sono i nostri ricoverati più anziani». E ancora: «Gli operatori che lavorano nelle case di riposo ci hanno confermato che ad oggi nessun tampone è stato effettuato. È lecito porsi molte domande a riguardo delle direttive che il massimo organismo regionale ha o non ha predisposto per tutelare i soggetti più fragili. Siamo stufi di sentire il presidente della giunta regionale Luca Zaia che da settimane promette pubblicamente che farà fare a tutti i cittadini il tampone, perfino davanti ai supermercati, mentre non è tutelato neanche chi è in prima linea con pazienti, anziani o ricoverati. Ma chi pensa di prendere in giro Zaia? Abbiamo gli operatori sanitari degli ospedali che stanno morendo per il coronavirus e non è ancora ben chiaro quanti contagi tra le corsie ci siano stati finora. Tutto viene tacitato, sembra di vivere in una regione omertosa».

OSPEDALE DI LONIGO: «SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO»
Se dalle case di risposo si passa agli ospedali in queste ore si registra la presa di posizione della direzione generale dell'Ulss 8 che in serata ha reso pubblico un resoconto in cui si fa il punto sulla situazione del nosocomio leoniceno, che tra l'altro è conosciuto per essere il centro di riferimento per la provincia di Vicenza in materia di riabilitazione post trauma. «Due settimane fa si legge - un paziente del reparto di recupero e riabilitazione funzionale... del quale al momento del ricovero non vi era alcun sospetto di positività al Covid-19 è risultato positivo».

Di seguito di fa presente che immediatamente dopo è stato isolato e sono stati sottoposti a tampone tutti i pazienti del reparto e tutti gli operatori sanitari, mentre il reparto veniva isolato sospendendo sia i ricoveri sia le dimissioni: «complessivamente sono risultati tre soggetti positivi tra i pazienti e sei tra gli operatori». Secondo la nota tutti presentavano sintomi lievi tali da consentire loro di trascorrere a casa il periodo di isolamento obbligatorio, «ad eccezione di un medico attualmente ricoverato in malattie infettive a Vicenza. Una volta noti gli esiti di tutti i tamponi -si legge ancora - i pazienti negativi sono stati dimessi, fino a svuotare il reparto che tra venerdì 27 e domenica 30 marzo è stato completamente sanificato. I ricoveri sono quindi ripresi gradualmente dalla giornata di ieri. L'attività è invece proseguita regolarmente e in piena sicurezza negli altri reparti della struttura».

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Si tratta di parole precise che descrivono una situazione assai diversa da quella delineata dalle indiscrezioni che da alcuni giorni circolavano in ambito ospedaliero. Indiscrezioni che parlavano di positivi in rapida ascesa tra il personale medico per una soglia che avrebbe sfondato quota 15%. Ma la situazione, «che è senza dubbio sotto controllo» secondo la direzione generale è ben altra «visto che l'ultimo dato disponibile», ossia quello di «sabato 28 marzo» parla di un 4% degli addetti risultati positivi, vale a dire una percentuale sostanzialmente più bassa.

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