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Martedì, 18 Giugno 2024
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L'interdittiva antimafia «che fa tremare i palazzi»

Il provvedimento assunto dalla prefettura della città palladiana nei confronti della Czeta potrebbe avere serie ripercussioni sulla politica veneta e non solo: frattanto «con due generali ai posti di comando, la composizione del board della ditta è già divenuta oggetto di speculazioni di ogni tipo»

Il fatto che la società vicentina Czeta sia stata bersagliata da una interdittiva antimafia voluta dalla prefettura berica deve spingere i «comitati ambientalisti, la politica, nonché il mondo delle imprese» a portare avanti «una seria riflessione» sulla gestione degli appalti: visto che la ditta opera nell'ambito di importantissime commesse di valenza pubblica come quelle autostradali o quelle delle municipalizzate. È questo il sunto di una nota pubblicata oggi 19 maggio da Massimo Follesa, vicepresidente del coordinamento ecologista Covepa, sulla sua bacheca Facebook. Le sue parole peraltro giungono in un momento delicatissimo perché nei palazzi veneti la situazione è tesa. Nel consiglio di amministrazione della spa infatti siede l'ex comandante generale della Guardia di Finanza del Veneto. E in quel cda c'è pure un ex generale dei Carabinieri.

LA PRESA DI POSIZIONE
«Fermo restando che la ditta potrà far valere le sue ragioni nelle sedi deputate - scrive l'achitetto Follesa - per noi comitati della rete ecologista è importante comunque continuare a vigilare nel ramo delle commesse pubbliche: soprattutto in quelle che hanno a che fare con le grandi opere». Ancora «qui non si tratta - spiega l'estensore - di gettare la croce addosso a nessuno» anche perché «la ditta potrà far valere le sue ragioni nelle sedi deputate». Tuttavia, spiega il ccordinamento, «occorre ragionare ad alta voce» per comprendee meglio il contesto. Le parole dell'architetto trissinese non giungono a caso. Quando tra ieri e oggi i media regionali hanno reso noto il dispaccio firmato dal prefetto di Vicenza Salvatore Caccamo in cui si delineavano per sommi capi le ragioni della interdittiva il mondo della politca «è andato in fibrillazione».

Anche perché la stessa interdittiva non è un provvedimento qualsiasi. In termini generali si tratta infatti di un atto amministrativo speciale, che non ha valenza penale per l'appunto, ma che limita la operatività di una impresa allorché si teme che questa possa essere a rischio di collusioni mafiose o possa a sua volta condizionare il tessuto sociale e politico di un dato comprensorio.

IL CARNIERE DEI CLIENTI
E basta dare un'occhiata rapida al carniere clienti della Czeta, attiva in primis nel ramo della igiene ambientale, per capire come la ditta operi con controparti di assoluto rilievo: dalla vicentina Aim mobilità al Comune di Padova, alla Etra, fino ad Autostrade per l'Italia, A4 Trading, l'autostrada Brescia Padova, un bel gruppo di comuni casertani per non parlare di importanti realtà industriali come la arcugnanese Sonus Faber: clienti che peraltro non hanno alcunché a che fare con l'inchiesta amministrativa portata avanti da palazzo Volpe.

IL BOARD
Sul piano più strettamente politico un altro aspetto che emerge veementemente dalla vicenda riguarda la composizione del consiglio di amministrazione della ditta (in foto la sede in zona Biron a Vicenza). Il presidente del cda è un volto notissimo nel Nordest. Si tratta di Giovanni Mainolfi, beneventano di Paolisi, classe 1958, Mainolfi ha un passato da generale della Guardia di Finanza oggi a riposo. Nelle Fiamme gialle ha ricoperto ruoli di altissimo livello fra i quali quello di comandante della Gdf del Veneto. Mainolfi è stato nominato nel cda della società l'8 marzo del 2024 mentre la iscrizione della carica (così recitano i documenti camerali) è del 28 marzo 2024.

Sempre con la stessa cadenza temporale in quel cda, però con la carica di amministratore delegato, è entrato un altro ufficiale a riposo. Si tratta del romano Vito Antonio Rosario Diomeda, già generale dell'Arma dei carabineiri. Che è molto conosciuto a Catania dove ricoprì il ruolo di vicecomandante del Nucleo anti sofisticazione, il Nas. Il terzo e ultimo componente del cda, che come Diomeda ha la carica di amministratore delegato, è l'avellinese di Cervinara Gaetano Miele: un professionista che ha alle spalle una carriera manageriale di tutto rispetto. Pure quest'ultimo è stato nominato il girono 8 marzo. Ad ogni buon conto, da quanto è emerso sulle prime, i tre non hanno alcun coinvolgimento specifico negli accertamenti condotti in contrà Gazzolle. 

I SOCI
I soci della ditta invece sono tre: Carlo Ilario che detiene il 40%, Luigi Pio Ilario pure lui col 40%, mentre il resto è detenuto da Claudia Mignuolo: tutti campani. Ad ogni modo secondo a quanto riporta Attilio Nettuno su Casertanews.it lo scorso anno il nome della Czeta sarebbe rimasto invischiato in una maxi inchiesta fra «appalti e mazzette» nel mondo della «sanificazione ospedaliera»: le indagini sono state coordinate dalla procura antimafia partenopea, ossia dalla Dda di Napoli.

ECHI CAMPANI
Si tratta di una inchiesta che per l'appunto, stando ad un decreto di perquisizione redatto in data 3 ottobre 2023 dal sostituto procuratore della Dda campana Maurizio Giordano, aveva acceso i riflettori su una girandola di presunte malversazioni all'interno del quale comparirebbero anche alcuni soggetti legati al clan Nuvoletta-Agizza, a sua volta riferibile alla compagine dei Casalesi, una delle più temibili fra quelle camorristiche.

In quel documento peraltro compare anche il nome di Aniello Ilario. Che viene indicato come uomo di riferimento proprio della Czeta. Ora, stando agli archivi camerali, Aniello Ilario dopo il marzo 2018 rivestirà alcuni ruoli chiave proprio nella vicentina Czeta: prima come membro del cda, poi come «amministratore unico», poi come «preposto». Se e quanto la vicenda campana possa essersi riverberata sugli accertamenti coordinati dal prefetto Caccamo, solo le prossime settimane potranno dirlo.

Il punto politico però è un altro. Da ieri, pur se a mezza bocca, tra molti sindaci veneti, per non parlare di alcuni parlamentari nordestini, c'è una certa apprensione: si vocifera di una interdittiva «che fa tremare i palazzi». Soprattutto perché le incognite all'orizzonte sembrano moltiplicarsi ora dopo ora. E, sempre politicamente parlando, anche la composizione del cda, da stamani, sta agitando i sonni di molti alti papaveri «nei corridoi romani che contano». Il motivo? «Con due generali ai posti di comando, proprio la composizione del board della ditta è già divenuta oggetto di speculazioni politiche di ogni tipo».

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