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Un momento della manifestazione Insilva 2020 organizzata a Campogrosso tra Vicentino e Trentino (foto Marco Milioni)

Un momento della manifestazione Insilva 2020 organizzata a Campogrosso tra Vicentino e Trentino (foto Marco Milioni)

A Campogrosso per riscoprire «il vero valore della mezza montagna»

Il paesaggio nella sua accezione «più profonda» è stato al centro della «tradizionale giornata organizzata da Insilva» tra arte e scienza nella cornice delle piccole dolomiti tra Vicentino e Trentino. L'evento però «è stato rovinato dalla sosta selvaggia dei turisti da struscio»: potrebbero fioccare multe salate

«La trasformazione del paesaggio tra armonia e degrado»: è questo il titolo scelto dal gruppo Insilva per organizzare la «tradizionale passeggiata tra arte, scienza, cultura e montagna» che ieri 12 luglio è stata ospitata nella cornice di Campogrosso a scavalco dei comuni di Recoaro nel Vicentino e Vallarsa nel Trentino. All'evento hanno partecipato in parecchi tra artisti, scienziati, esperti di questioni ambientali, uomini delle forze dell'ordine, più segnatamente i carabinieri del corpo forestale dello Stato. Al loro fianco c'era un pubblico di duecento persone che dalla mattina al pomeriggio ha seguito i brevi seminari e le performance (formula usata pure lo scorso anno peraltro) organizzate nei prati e nei boschi attorno al rifugio di Campogrosso.

«OLTRE LO STEREOTIPO DEL BEL PANORAMA»
La giornata ha visto tra gli ospiti anche il geografo Massimo Varotto il quale ha parlato diffusamente del significato e del valore del paesaggio. Varotto, che è docente all'università di Padova e che è noto al grande pubblico per essere coautore del libro denuncia sulla cementificazione del Veneto «Il grigio oltre le siepi», è più volte tornato sul medesimo concetto. «Il paesaggio non è il bel panorama e non è solo natura: è un sistema complesso che si vorrebbe armonico, fatto di numerosi elementi anche umani. Se abbiamo in mente di tutelarlo bisogna imparare a leggerlo. Occorre poi capire che la sua tutela non può passare per la sola denuncia della eccessiva urbanizzazione, ma deve passare gioco forza attraverso un confronto, duro e serrato quanto si vuole, con coloro che invece negli anni hanno dato più peso all'aspetto dello sviluppo. Il motivo? Che lo si voglia o no - rimarca il professore - siamo tutti parte dello stesso ambito. Se invece ci si isola per mezza giornata per contemplare un luogo ameno dopo aver fatto cento chilometri in autostrada per poi tornare la sera a casa propria e riprendere la solita routine allora non si va lontano. Per tutelare il paesaggio occorre impegnarsi nella società».

«UNA DIMESNIONE SOCIALE E UMANA»
Ed è in questo solco che si colloca l'ultimo lavoro di Varotto che ieri nella cornice di Insilva ha presentato in anteprima assoluta il suo ultimo libro intitolato «Montagne di mezzo, una nuova geografia». Il docente davanti al suo pubblico ha spiegato che c'è un mondo che può essere valorizzato attorno alla media montagna, quella che sta sotto i 1500 metri e che pur non identificandosi con quella di alta quota, «quella che colonizza l'immaginario anche mediatico», è in grado di offrire «una dimensione umana e sociale molto interessante, meno imbrigliata in certi stereotipi ad alta intensità turistica» in cui sono imprigionate in qualche modo altre ben più blasonate località.

LO SFORZO DELL'UNIVERSITÀ PATAVINA
Il riferimento quindi alle potenzialità del comprensorio delle piccole dolomiti tra Veronese, Vicentino e Trentino è stato chiaro in questo senso. Detto in altri termini Varotto, che ha sintetizzato il suo pensiero anche ai microfoni di Vicenzatoday.it, ha sottolineato come la media montagna, a differenza di quella alta, possa essere un luogo dove si possa vivere e socializzare anche perché più vicino al luogo di origine in città, magari sdoppiando il domicilio giustappunto tra città e media montagna. Varotto per di più ha ricordato come quest'anno all'Università di Padova «stia per partire un corso dedicato alle scienze del paesaggio».

FIOCCHERANNO LE MULTE? UN PROLOGO «ROVINATO DALLA SOSTA SELVAGGIA» 
Ad ogni modo la giornata aveva avuto un epilogo particolare. Già in mattinata a causa del flusso dei turisti mordi e fuggi che avevano trasformato la zona di confine tra Vicentino e Trentino «in una sorta di promenade da struscio», la provinciale che da Recoaro porta Campogrosso nelle vicinanze del rifugio era diventata «un circo del parcheggio fai-da-te». La cosa non è sfuggita agli appassionati della montagna che inviperiti per un «prologo rovinato dalla sosta selvaggia» hanno segnalato la cosa ai molti uomini delle forze dell'ordine presenti in loco.

Ora poiché da alcuni giorni è in vigore una ordinanza del comune di Recoaro che sanziona duramente la sosta selvaggia lungo la provinciale, non è da escludere che a breve le multe fioccheranno a più non posso. Più in generale la necessità di una regolamentazione dell'accesso alla zona di Campogrosso è oggetto da tempo immemore di numerose discussioni in seno alla politica provinciale: tuttavia da anni si attendono «soluzioni innovative al problema che in Trentino si sono viste e che nel Vicentino faticano ad arrivare» lamentano gli amanti di quella parte delle prealpi venete.

ASCOLTA L'AUDIOINTERVISTA A MAURO VAROTTO

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