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Un'aula scolastica (Lecceprima.it)

Un'aula scolastica (Lecceprima.it)

«La scuola? Un flop fatto di problemi gravi e miserie minime»

L'insegnante di un liceo del capoluogo berico spiega il suo punto di vista sui limiti della gestione scolastica ai tempi del Covid-19: tra grane della Dad, dotazioni incomplete e personale non all'altezza

«A causa dell'emergenza Covid-19 il mondo della scuola sta vivendo disagi inenarrabili. Ma se ai problemi dovuti a cause di forza maggiore ci aggiungiamo pure quelli che ci creiamo da soli allora la gravità della realtà rischia di trasformarsi in farsa». A parlare in questi termini è l'insegnante di un liceo del capoluogo berico che chiede l'anonimato perché teme «di incorrere in sanzioni disciplinari» e che ai taccuini di Vicenzatoday.it spiega che ci sono diversi aspetti della «didattica a distanza ibrida», quella che prevede l'insegnante a scuola e gli alunni collegati a mezzo telematico da casa, che non funzionano: in alcuni casi per non per inefficienze del sistema «ma per impuntamenti incomprensibili» dei dirigenti scolastici.

Perché lei parla di impuntamenti incomprensibili?
«Perché la situazione è già grave di suo. Se poi ci mettiamo le paturnie di certi presidi nonché del sistema scolastico allora siamo messi bene».

A che cosa si riferisce nello specifico?
«Io nella mia vita non ho fatto solo l'insegnante. Alle spalle ho un certo background acquisito anche lavorando nell'impresa e negli studi professionali. Quando ad esempio ci è stato richiesto di affrontare alcuni argomenti un po' complessi che richiedevano software specifici legati alla computer grafica e ad altre applicazioni che non girano sui computerini messi a disposizioni delle scuole io non ho avuto problemi a portare nella classe dalla quale effettuavo la didattica a distanza il mio pc che in gergo tecnico si chiama workstation ed è pensato per un utilizzo professionale».

E poi?
«E poi è capitato il solito inghippo all'italiana».

Sarebbe a dire?
«Il preside per motivi legati a pseudo ragioni di sicurezza ha impedito a me, come ad altri colleghi di usare la connessione wi-fi della scuola, chiedendo che gli insegnanti usassero il piano dati del proprio cellulare».

Il motivo?
«Non bene identificate ragioni di sicurezza».

Sì va bene, ma il motivo vero?
«A mezza bocca la segreteria ci ha detto che qualcuno nella stessa segreteria nonché qualcuno tra i collaboratori del dirigente temeva che noi usassimo il wi-fi della scuola per guardare i siti porno mentre eravamo a lezione in classe».

Sì ma uno Youporn non se lo può guardare sul suo di telefonino? Che c'entra la connessione wi-fi?
«Ecco appunto. Quando c'è stata una mezza sollevazione il preside ha cambiato idea. Ma nel farlo ha adottato un accorgimento ridicolo».

Quale?
«La password del wi-fi non ci è stata comunicata, ma un incaricato dal dirigente è passato pc per pc a digitare la password in modo che noi non la vedessimo».

Ma non è una cosa che lascia il tempo che trova?
«Bene, lei usa un termine educato. Io invece l'ho definita una cazzata in pieno stile Fantozzi perché chiaramente come lei rimarca una volta che la password è stata digitata bastano pochi passaggi per recuperarla dal proprio pc. Ecco questa è la scuola quando a dominare sono la scarsa fiducia nei docenti più preparati, quelli che possono mettere in discussione il microcosmo di potere che fa capo all'ufficio del dirigente e si ripone invece fiducia nei mediocri e negli ottusi. Fermo restando che sul ministero della istruzione rimangono una serie di responsabilità non da poco».

Del tipo?
«A partire da marzo a Roma già sapevano che il ritorno della Dad ossia della la didattica a distanza sarebbe stato certo o quanto meno una probabilissima opzione».

E quindi?
«E quindi si sarebbe dovuto effettuare una ricognizione seria della capacità di banda della rete internet delle scuole. Spesso la qualità della connessione è pessima. In alcuni casi è pessima perché è pagata poco. In alcuni casi è pessima anche a fronte di un esborso notevole. Ora che ci siano dei problemi in luoghi remoti o mal serviti ci può stare. Ma in una città come Vicenza in cui se si vuole la fibra ottica arriva dappertutto, avere una connessione in così lenta in cui gli insulti degli studenti, spesso sacrosanti, viaggiano più veloce della stessa connessione a disposizione della scuola la dice tutta sulla situazione farsesca che stiamo vivendo. Ei fondi per queste cose ci sono per dio».

C'è poi la questione dei trasporti, o no?
«Ecco questo è un altro tabù».

Perché un tabù visto che se ne parla spessissimo?
«È un tabù perché se ne parla volutamente in modo sbagliato».

Davvero?
«Davvero sì. Noi abbiamo assistito per mesi al minuetto tra ministero dei trasporti, ministero della sanità e governi regionali. Ma...».

Ma? Era per caso un modo per coprire colpe comuni e condivise».
«Sì».

Come mai?
«I fondi non erano abbastanza. Dove sono stati spesi sono stati spesi male. Poi ci sono le responsabilità delle società del trasporto pubblico. Alla fine della fiera il contagio si è diffuso nei bus all'inizio dell'anno scolastico dopo che il governatore leghista del Veneto Luca Zaia si era speso in estate per tenere aperte le discoteche. Non dimentichiamocelo. Il contagio, in parte, ha seguito una linea retta: luoghi della movida, trasporto pubblico, scuole, famiglie. Il caso della Svt di Vicenza è emblematico. C'è una società in cui il vertice aziendale è stato messo lì dal centrosinistra ossia dal Pd. Uno si immagina che arrivando a palazzo Trissino giunga il centrodestra il sindaco Francesco Rucco lo liquidi. Invece la dirigenza rimane lì. I problemi si materializzano tutti. Le rogne vengono segnalate da due sindacati ideologicamente agli antipodi come Ugl, che ha le sue origini a destra e l'Usb, che ce le ha nella gauche radicale».

E al centro che succede?
«I confederali di Cgil, Cisl e Uil tacciono in unisono con il silenzio de facto della giunta. Segno che ci sono interessi trasversali da coprire. Questo meccanismo si è ripetuto un po' ovunque in Italia. E mutatis mutandis è la conferma che la divisione tra negazionisti e allarmisti è utile al potere per far digerire agli italiani quintali di sterco, anche extra Covid-19, al quale peraltro erano già abituati da tempo».

Può fare un esempio?
«Parliamo del produttivo Nodest al quale il Vicentino si fregia di appartenere. Bene la tariffe autostradali alle stelle sono uno dei costi nei confronti del quale ci dovrebbe essere la sollevazioni delle categorie, artigiani e confindustriali in primis. Non dimentichiamoci che l'asse portante di questo sistema passa da noi per la Brescia Padova che appartiene alla galassia Aspi-Atlantia-Benetton».

E allora?
«Adesso che si scopre, come racconta il giornalista economico Gigi Moncalvo, che tutta la manfrina della indignazione sulle vittime del ponte Morandi potrebbe ridursi ad una cortina fumogena buona a nascondere la trattativa tra governo e Atlantia affinché quest'ultima, previa proroga delle concessioni con aumento incorporato delle tariffe, affinché Atalantia stessa si compri il rottame Alitalia allora si capiscono tante cose».

Quali?
«Come dicevo il silenzio di Confindustria, quello delle categorie, quello della politica, compresa quella veneta. Ecco quali sono le partite nascoste che interessano lorsignori. Che la scuola funzioni davvero interessa poco o nulla. Anzi meglio che si sfasci: così i ragazzi, i cittadini di domani, saranno ancora più facilmente addomesticabili».

E il ministro della istruzione Lucia Azzolina?
«Alla mia collega Azzolina, che è una insegnante come me, dico solo una cosa».

Ossia?
«Dovrebbe dimettersi».

Sul serio?
«Beh, veda lei. Al di là delle opacità sui banchi a rotelle su cui stendo un velo pietoso per non ripetere ciò che è stato scritto, la nullità ontologica del ministro è una delle chiavi di volta perché questo silenzio sulle cose che contano perduri. Poi uno si domanda: e la scuola? E io rispondo che, al netto di alcune eccezioni dovute in primis a dirigenti scolastici di spessore, è un flop fatto problemi gravi e miserie minime. Molti dei quali vengono dal passato. Molti si sono acutizzati col coronavirus. Un po' come nella sanità».

Che cosa si può imparare da questa situazione?
«Non si impara nulla alla fine, visto che, tanto per dirne una, colui sul cui capo pendono tutti i dubbi sulla operazione banchi a rotelle, il commissario speciale all'emergenza Domenico Arcuri, come racconta sempre Moncalvo pare diventerà anche commissario speciale all'approvvigiomaneto dei vaccini. Evidente che ogni volta in cui si presenta una torta i soliti commensali, di ogni  credo politico, economico, sociale e religioso, si fanno avanti con la bava alla bocca».

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