«Insabbiate le denunce contro l'ospedale»: il penalista contro le toghe

L'avvocato Ellero, già docente di diritto penale all'università di Padova, parla della vicenda di «malasanità e malagiustizia in salsa berica» che lo ha colpito e punta l'indice sui magistrati vicentini e su quelli trentini: con gli ultimi che «non avrebbero indagato» sui colleghi

L'ingresso dell'ospedale San Bortolo di Vicenza (foto Marco Milioni)

Renato Ellero per molti anni è stato docente di diritto penale all'Università di Padova. Come avvocato ha calcato le scene «dei tribunali di mezz'Italia». Ma la sua carriera ha dovuto registrare un brusco stop nel 2015 quando una lesione cerebrale lo paralizza per metà. Così per il professore, che è stato anche senatore della Repubblica, è cominciato un calvario le cui responsabilità lo stesso Ellero addossa all'ospedale di Vicenza asserendo che la struttura di via Rodolfi non lo curò a dovere. «Sono entrato con le mie gambe al San Bortolo con con un sospetto di ictus o di ischemia e poche settimane dopo ne sono uscito semi-paralizzato semplicemente perché i sanitari non mi hanno praticato una metodica curativa atta a scongiurare il danno cerebrale che si chiama fibrinolisi, che è alla portata anche del più piccolo ospedale di provincia» attacca il professionista in una nota al vetriolo diramata ieri 21 luglio.

Epperò Ellero se la prende anche con quelle che chiama inerzie della magistratura berica messa sulla graticola per avere archiviato le denunce contro l'ospedale o per non avere dato seguito alle stesse in modo acconcio. Questo esito tuttavia non ha posto fine alla battaglia di Ellero, il quale scettico sull'operato delle toghe beriche ha denunciato queste ultime alla procura di Trento, competente per le indagini sui magistrati veneti. Tuttavia «non essendo partite le indagini da parte dei magistrati trentini nei confronti di quelli della città palladiana» Ellero, ed è questa la novità di una vicenda che Vicenzatoday.it aveva già raccontato nel maggio del 2019 e appresso nel gennaio di quest'anno, ha pensato nel frattempo di segnalare i primi alla procura di Trieste.

«Siamo di fronte ad una situazione abominevole fatta di insabbiamenti e condotte inaudite - attacca il penalista - perché quando una o più persone vengono denunciate c'è l'obbligo di legge di aprire un fascicolo, il magistrato che non lo fa commette un reato» spiega il penalista. Il professore nella sua disamina, oltre a spiegare che nei confronti dei magistrati vicentini, assieme a quelle di alcuni mesi fa, sono state depositate altre denunce, se la prende con la direzione generale dell'ospedale di Vicenza. E se la prende col governatore leghista del Veneto, il trevigiano Luca Zaia, al quale da tempo va addebitando il fatto che l'amministrazione da lui capitanata non avrebbe svolto gli accertamenti amministrativi «richiesti in casi del genere».

L'avvocato poi davanti alle telecamere di Vicenzatoday.it mette in croce anche alcuni tra i periti che via via hanno fatto capolino nell'ambito della sua vicenda (ovviamente non con quelli di sua fiducia) per aver firmato perizie in alcuni casi o in alcune parti bollate come non veritiere. Ad ogni modo sul tappeto rimangono comunque nero su bianco le denunce (tra cui spiccano i nomi dell'ex procuratore berico Antonino Cappelleri e quella della dottoressa Orietta Canova, attuale procuratore reggente a Vicenza, affiancati da altre toghe). Le accuse variamente articolate ma le più pesanti riguardano il fatto, in alcuni casi, di non avere dato abbrivio alle indagini pur a fronte «di denunce formalmente depositate».

Ellero nella sua nota spiega di non avere alcuna intenzione di fermarsi. «Sfortunatamente per lorsignori - si legge - la malattia non ha allontanato da me e la scorza e la scienza giuridica che per lustri ho coltivato all'università e nelle aule dei tribunali di mezz'Italia. Sono disposto a portare lorsignori davanti alla Corte europea perché la mia battaglia diventi la battaglia di coloro che per mille motivi, pur avendo tutte le ragioni del mondo, non hanno le forze o i mezzi per far sentire la propria voce in questo mare di orrore e di desolazione che è divenuta la giustizia italiana». Parole che pesano come pietre nelle quali riecheggiano le polemiche del cosiddetto affaire Palamara che sta scuotendo il mondo della giustizia italiana. L'ex senatore nella sua nota per di più punta l'indice contro il silenzio sotto cui l'ordine degli avvocati di Vicenza avrebbe fatto passare «la vicenda d'un collega» motivo per cui ha indirizzato una lettera di doglianze alla presidenza della Unione delle camere penali del Paese. 

Ma come la pensano coloro che sono stati investiti dalle critiche del professore? Chi scrive ha chiesto un commento ai diretti interessati senza avere però, almeno per il momento, alcun riscontro. Unica eccezione è quella di uno dei periti ossia del professor Franco Tagliaro dell'Università di Verona. Quest'ultimo respingendo fieramente ogni tipo di addebito precisa: «Come perito credo basti quanto ho scritto anche perché quanto da me affermato nelle carte è stato pensato e scritto secondo scienza e coscienza. Aggiungo peraltro che non ho avuto alcuna comunicazione dall'autorità giudiziaria in questo senso. Qualora la cosa dovesse avvenire agirei di conseguenza, motivo per cui sono assolutamente sereno».

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