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Inquinamento Miteni? «Si indaghi su Arpav»

Le Mamme no Pfas chiedono a Palazzo Balbi l'avvio di un procedimento amministrativo per verificare l'operato della agenzia ambientale veneta cui spettavano i controlli sulla fabbrica dell'Ovest vicentino: poi finita al centro di un maxi scandalo che sta colpendo pure la filiera agro-alimentare. Ed anche su quest'ultimo aspetto si invoca chiarezza

Anche alla luce delle conclusioni della Commissione ecomafie sull'inquinamento da Pfas nel Veneto centrale e più in generale in relazione alle recenti notizie sull'argomento rese note dalla stampa «pretendiamo l'avvio di un'indagine amministrativa sull'attività di Arpav». Dopo il clamore delle rivelazioni dei media su alcuni retroscena dell'affaire Miteni e dopo le bordate lanciate da Greenpeace anche le «Mamme non Pfas» si uniscono al coro di chi chiede chiarezza nei confronti dell'agenzia veneta per la prevenzione ambientale. La novità è contenuta in una articolata nota pubblicata appunto ieri 28 gennaio sulla pagina Facebook del coordinamento «delle Mamme No Pfas».

Ma oltre ai controlli su Arpav le Mamme No Pfas mettono nero su bianco un'altra questione: «Sono state inviate ben due richieste di incontro, la prima il 15 ottobre 2021 e la seconda il 28 novembre 2021 estese anche alle associazioni di categoria in merito al problema della irrigazione e della contaminazione da Pfas degli alimenti, ma non abbiamo ricevuto ancora una risposta». Il riferimento è alla contaminazione della matrice alimentare che in buona parte del Veneto centrale sarebbe da addebitare all'inquinamento da derivati del fluoro, i Pfas, che la magistratura attribuisce in massima parte alla Miteni, una industria chimica di Trissino nell'Ovest vicentino da tempo al centro di un colossale scandalo ambientale che ha colpito Veronese, Vicentino e Padovano.

Ad ogni modo il cahier de doleance delle Mamme continua. «Riguardo alla bonifica dell'area Miteni la messa in sicurezza del sito non funziona e dalla barriera idraulica fuoriescono ancora ingenti quantità di inquinanti che vanno in falda: che cosa si intende fare per fermare l'inquinamento?». Si tratta di parole che pesano come pietre i cui echi si avvertiranno probabilmente nella mattinata del 3 febbraio quando in Tribunale a Vicenza riprenderà il processo per l'affaire Miteni. Peraltro sempre sulla stesso social network non sono mancate altre scudisciate. Luca Cecchi, uno dei volti noti della galassia ambientalista veronese, si è espresso altrettanto duramente: «Questo è il sistema dove i controllori vengono nominati dal potere regionale troppo spesso colluso con i grandi interessi. I sistemi di controllo devono essere pubblici ma indipendenti dal potere politico. Devono tornare statali». Mauro Fabbiani, consigliere comunale a Torri di Quartesolo spara a zero: «Se questo è il modus operandi nel cercare le fonti d inquinamento stiamo freschi. Nessuno che si dimette?». Anna Maria Panarotto dal canto suo parla di una «rete di illegalità che coinvolge chi doveva controllare. Bisogna fare luce, estirpare questi bubboni e risanare le strutture di prevenzione - si legge - delle quali noi cittadini dobbiamo poterci fidare».

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